domenica, Ottobre 17

George Soros: un Russiagate tutto italiano? Salvini a busta paga di Putin? Abbiamo parlato delle dichiarazioni di George Soros con Stefano Fait

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«L’opinione pubblica italiana ha diritto di sapere se Salvini è a busta paga di Putin». Parole di George Soros al Festival dell’Economia di Trento. Il Governo Lega-Movimento 5 Stelle è agli albori e già fioccano le prime frecciate. Il finanziere non prevede nulla di buono quando tira in ballo il nuovo Esecutivo, formatosi con una «precaria coalizione», come ha dichiarato in una precedente occasione. A detta sua, sarà difficile che i due leader -ora Vice Premier- si mettano d’accordo nell’azione da intraprendere.

E durante il suo intervento, si dichiara subito preoccupato. Motivo della sua ansia sarebbe proprio la Russia, una Russia responsabile di influenzare «negativamente» le politiche economiche e l’opinione pubblica di un’Europa che vuole dominare.

Poi, subito, piomba sul tema ‘Italia’. Sarebbe «stretta» la relazione tra il leghista ed il numero uno del Cremlino. Così, arriva ad ipotizzare che dietro il successo di Salvini ci sia il sostegno finanziario del suo amicone russo. Ma a strizzare un occhio colpevolmente alla Russia, per Soros, non c’è solo un ala del neo-Governo. Il sostegno di entrambi i partiti a Putin sarebbe, infatti, un «dato di fatto». Così come la volontà di cancellare le sanzioni imposte.

Soros non manca, poi, di toccare il fronte americano e riserva parole dure anche per Donald Trump, definendolo una «minaccia» per gli Stati Uniti e per l’Europa stessa.

Puntualissima, arriva la reazione del neo Ministro degli Interni, Matteo Salvini che non si fa attendere: «Non ho mai ricevuto una lira, un euro o un rublo dalla Russia, ritengo Putin uno degli uomini di stato migliori e mi vergogno del fatto che in Italia venga invitato a parlare uno speculatore senza scrupoli».

Insomma, sono solo parole o siamo solo all’inizio di un Russiagate tutto all’italiana? Abbiamo parlato di questo e di molto altro con Stefano Fait, analista di macrotendenze e di intelligence strategica.

Lo aveva giusto detto qualche giorno fa; siamo, quindi, davanti ad un Russiagate in versione tricolore?

Soros ha insinuato che Salvini e Trump sarebbero a libro paga del Cremlino. Finora nessuno ha potuto produrre prove in tal senso, nonostante il procuratore speciale Robert Mueller ci stia lavorando da oltre un anno e il Pd nostrano abbia segnalato l’intesa Lega-Russia da molti mesi.

Quali sono davvero le relazioni tra Trump ed il nuovo Governo italiano?

Credo siano all’insegna della cortesia se non simpatia, trovandosi ad affrontare un comune avversario. Soros è il principale sponsor dell’opposizione a Trump ed è anche lo speculatore che ha guadagnato cifre strabilianti (esentasse) in pochi istanti orchestrando tempeste valutarie contro la lira, la sterlina, la peseta, il baht thailandese, il ringgit malese, l’euro con costi esorbitati per le rispettive banche centrali. Ecco l’arguta considerazione del Nobel Paul Krugman: “Nessuno che abbia letto una rivista d’affari negli ultimi anni può ignorare che in questi giorni ci sono davvero investitori che non solo spostano denaro in previsione di una crisi monetaria, ma effettivamente fanno del loro meglio per innescare tale crisi per divertimento e profitto. Questi nuovi attori sulla scena non hanno ancora un nome standard; il termine che propongo è ‘Soroi’”. Il nemico del mio nemico…

Soros fa intendere flussi di denaro tra Lega e Cremlino. Al di là del caso specifico, secondo lei, davvero il Cremlino sostiene con fondi occulti i partiti e movimenti populisti? Cosa c’è dietro tutto questo?

Anche per la vittoria della Brexit è stato chiamato in causa Putin. Ogni volta che l’elettorato vota “male” la colpa è di Putin. Questo espediente ha fatto la sua comparsa anche nella stampa spagnola in occasione del tentativo secessionista catalano. Una volta si denunciava il “complotto bolscevico”, adesso si è identificato un altro spauracchio. Il motivo è semplice: se l’opinione pubblica internazionale crede che si tratti di fenomeni spontanei, nulla potrà impedire che si prenda l’esempio in tanti altri paesi. Associando voti di massa controcorrente a Putin si cerca di contenere il fenomeno. Finora, come detto, siamo a livello di illazioni e insinuazioni. In cambio sappiamo che il magnate magiaro-americano ha finanziato le due fallimentari campagne elettorali di Emma Bonino e di Hillary Clinton, la campagna altrettanto fallimentare contro la Brexit e si dice disposto a finanziare un nuovo referendum per bloccare l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Se Putin avesse realmente investito soldi per influenzare esiti elettorali in Occidente si dovrebbe concludere che è un migliore stratega ed affarista di Soros, che pare invece aver perso tutto il suo smalto.

Non c’è il rischio che il populismo si rivolti contro chi lo ha nutrito e covato?

Il popolo generalmente si rivolta contro chi lo tradisce, quando la democrazia e i suoi meccanismi vengono usati a svantaggio di molti e vantaggio di pochi. Nel medio-lungo periodo le persone comuni tenderanno sempre a ribellarsi contro politiche oligarchiche e a favorire politiche democratiche. Chiamare “razzismo” ogni espressione di orgoglio comunitario e opposizione a provvedimenti di omologazione planetaria può servire a rallentare la presa di coscienza dell’inganno ma non la può impedire.

Soros ha affermato che l’Europa con Trump ne uscirà penalizzata e che i costi della politica di Trump li pagherà la vecchia Europa. Lei come la pensa?

Trump sta riequilibrando le relazioni commerciali tra gli Stati Uniti e il resto del mondo dopo 30 anni di abusi ai danni dei consumatori americani. Un esempio su tutti: le auto europee sono sottoposte a dazi del 2,5% sull’importazione negli USA, mentre quelle americane subiscono un dazio del 10% quando vengono spedite in Europa. Questo consente a Cina e Germania di godere di avanzi commerciali straordinari ai danni dei contribuenti e imprenditori statunitensi. Finora i costi li hanno pagati loro ed è evidente che il loro presidente avrebbe il compito di tutelarli, non esporli ad accordi-capestro. La Cina ha già ceduto su vari fronti e il Regno Unito farà lo stesso. Intanto la disoccupazione degli Stati Uniti è al 3,8% (livello minimo degli ultimi 20 anni), gli stipendi medi sono aumentati, la riduzione delle tasse ha ridato fiducia ai consumatori, la disoccupazione degli afroamericani è per la prima volta nella storia sotto il 6% e quella femminile è scesa ai livelli di 19 anni fa. Da gennaio 2017 i cittadini costretti a ricorrere ai buoni alimentari è in calo di quasi 2 milioni. L’avanzo di bilancio di aprile 2018 è stato il maggiore della storia. Invece di lamentarsi delle politiche economiche di Trump l’Unione Europea dovrebbe forse imparare qualcosa dal suo operato.

Le “politiche migratorie sbagliate hanno posto un onere ingiusto sulla popolazione”. La Lega avrebbe vinto per questo, come dice Soros? Cosa hanno sbagliato i partiti d’opposizione?

I populisti hanno vinto perché quelli che erano i partiti di maggioranza hanno, in pratica, detto agli elettori: “o mangiate questa minestra o saltate dalla finestra”. Gli elettori hanno deciso di defenestrarli nonviolentemente. È la sorte tipica dei bulli.

Cosa si aspetta dalla famosa riforma del ‘Dublino III’?

Per quanto mi pare di capire la Lega e il M5S ritengono che la riforma del sistema d’asilo europeo sia un modo per rinviare la soluzione del problema, che si compone di intollerabili lungaggini burocratiche nella valutazione dello status di ciascun richiedente asilo, nell’assenza di una seria politica dei rimpatri e soprattutto di maglie criminali estremamente fitte poste all’origine e alla destinazione del flusso di migranti che rendono l’intero fenomeno quanto di più simile si possa immaginare a una moderna tratta degli esseri umani a fini di sfruttamento e induzione al crimine, per di più con l’avallo delle organizzazioni non governative formalmente umanitarie.

Sempre sulla migrazione. “In realtà, i migranti impongono un onere finanziario sul Paese di arrivo solo finché non sono integrati. A lungo andare contribuiscono al Paese una ricchezza molto superiore al costo iniziale di integrarli”. L’integrazione quanto può valere in termini di PIL?

Come si può capire dallo stupefacente divario tra le cifre prodotte da questa o quella fonte autorevole in Italia e all’estero, non esiste alcun criterio affidabile che possa assegnare un valore credibile all’integrazione in termini di PIL perché nessun analista o parametro può essere neutrale e perché non esiste alcun consenso scientifico intorno al peso da dare a ciascuna variabile che dovrebbe determinare la desiderabilità dell’immigrato anche in relazione all’impatto sull’autoctono o il residente. Che valore si è dato allo spopolamento delle aree rurali e densificazione dei distretti urbani? Ci hanno detto che era un futuro desiderabile. Poi i costi sociali ed ecologici dovuti a questi flussi migratori interni si sono moltiplicati.

“L’UE è di fronte a un gran numero di problemi, ma l’Italia è diventato il più pressante perché minaccia i valori alla base della UE”. Cosa ne pensa?

Soros ha incontrato a Palazzo Chigi l’allora presidente del consiglio Gentiloni ma non ci è stato detto di cosa hanno discusso. La trasparenza dovrebbe essere uno dei valori chiave dell’Unione Europea. D’altra parte non è chiaro quali siano i valori europei. Sono valori europei quelli che hanno legittimato la catastrofe greca che perdura ormai da anni? Lo sono quelli che hanno autorizzato la rimozione dall’alto di leader indesiderabili agli occhi della Commissione Europea (es. Grecia, Italia)? L’imposizione di nuovi referendum per elettori che non hanno votato nella direzione desiderata e l’indifferenza alla volontà espressa da francesi e olandesi sulla costituzione europea? Sono valori europei quelli che ispirano la nonchalance con la quale la Germania se ne infischia delle norme europee sul surplus commerciale? Come si conciliano i valori europei con l’appoggio incondizionato all’estrema destra ucraina, antisemita e russofoba e la condanna incondizionata delle medesime forze nella vicina Polonia?

Soros ha detto che l’UE, invece di cercare di impartire lezioni, dovrebbe chiedersi che cosa ha da imparare l’Europa da questo rimescolamento in Italia. Secondo lei, cosa dovrebbe imparare?

Quel che non ha mai imparato Soros nel corso della sua esistenza. Lo cito: “È una specie di malattia quando ti consideri una sorta di dio, il creatore di tutto, ma ora mi sento a mio agio da quando ho iniziato a viverla” (The billionaire who built on chaos: Gail Counsell charts the rise of a speculator who considers himself ‘some kind of god’, Independent, 3 giugno 1993). Il messianismo è una condizione patologica che ha accompagnato l’Europa fin dai tempi del Manifesto di Ventotene. Lo pensava anche Riccardo Bauer, uno dei costituenti-ombra, ossia uno di quei fondatori della Repubblica che rifiutarono le luci dei riflettori. Nel memoriale ricorda le sue reazioni alla lettura delle prime due stesure del Manifesto, che lasciavano presagire tutti i problemi che ci troviamo ad affrontare oggi:

“[Lo] lessi allibito. Vi si osservava innanzitutto che il fascismo non poteva essere sconfitto e superato se non imitandone la disciplinare salvezza data da un capo investito di una superiore autorità ed al quale fosse prestata obbedienza assoluta. Per cui, sia per determinare la caduta del potere fascista, sia per organizzare la successione, doveva costituirsi, sotto la direzione di quel capo assoluto, una vera e propria ferrea dittatura della durata almeno di un decennio – dopo l’avvento del nuovo potere – che studiasse e preparasse un ordinamento democratico da concedere, nei suoi perfetti lineamenti, al popolo finalmente sovrano. […]. [Nella seconda stesura del Manifesto] il nuovo intento federalista partiva dalla premessa che, a guerra finita, una nazione, l’Italia, dovesse prendere l’iniziativa di portare l’idea federativa a compimento, anche con la forza, se necessario, secondo una tradizione giacobina di cui si rilevava il fortunato successo, almeno iniziale. E, conseguenza del principio stabilito, l’uscita eventuale dalla federazione costituita non doveva essere consentita. Obiettai anzitutto che l’azione giacobina nel secolo XVIII era finita male nonostante l’iniziale entusiastico successo. In secondo luogo che dalla guerra tutte le nazioni sarebbero uscite stremate e che l’idea stessa di una nuova iniziativa di forza non sarebbe stata accolta con favore da nessuno. […]. In linea generale osservavo che una forma di unificazione dell’Europa richiedeva una condizione di relativa omogeneità politica, economica e sociale tra le diverse nazioni, omogeneità che era ben lungi dall’esistere…”.

“L’Unione europea è di fronte a un gran numero di minacce esterne e interne. All’esterno, la Ue è minacciata dall’America di Trump, dalla Russia di Putin, dalla Turchia di Erdogan e dalla Siria di Assad”; E’ così? Cosa ne pensa?

Non credo che Erdogan rimarrà in sella a lungo, perché troppo instabile e paranoico. Assad sta per vincere la guerra civile nel suo paese e la ricostruzione richiamerà in patria molti rifugiati, neutralizzando i ricatti turchi. Trump e Putin sono a mio parere alleati nello scontro con Soros e le forze politiche da lui sostenute. È naturale che lui cerchi di indurre centinaia di milioni di europei a identificare come nemici quelli che sono suoi nemici. Lo stesso fanno i suoi avversari. Siamo prossimi all’epilogo e questa diatriba sarà consegnata agli storici. Avremo altri temi più stimolanti di cui occuparci negli anni Venti.

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