domenica, Aprile 18

George Pell: mi pento, dei peccati degli altri

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Straordinario personaggio questo Cardinale George Pell, australiano giunto nello strapaese delle meraviglie dagli antipodi per divenire responsabile della Segreteria per l’Economia del Vaticano. Vale a dire al centro del controllo, e della riforma, dell’intera struttura economica delle Chiesa cattolica. E al centro pure dell’indagine della Commissione nazionale d’inchiesta del suo Paese per gli abusi sessuali sui minori: motivo il coinvolgimento, e la copertura offerta, nella gestione dei numerosi casi di pedofilia avvenuti nella diocesi di Melbourne all’epoca in cui era arcivescovo, dal 1996 al 2001, nonché di comportamenti omissivi pregressi. Avrebbe anche evitato di collaborare con le forze dell’ordine ed insabbiato casi di violenze sessuali da parte di religiosi. George Pell è inoltre l’inventore del cosiddetto ‘Melbourne response’, modalità di risarcimenti low cost per le vittime diretto a disincentivare cause giudiziarie. Nato a Ballarat nello stato del Victoria, vi ha poi mosso i primi passi da sacerdote, e di questo già bisogna tenere conto perché la cittadina che ha oggi meno di centomila abitanti ne aveva addirittura circa la metà ad inizio di quegli anni ’70 di cui si tratta. La classica situazione di provincia in cui anche non volendo si conosce, o si può conoscere, tutto e tutti. Dopo gli studi a Roma e in Gran Bretagna torna in Australia e nel 1971 assume incarichi, appunto, presso parrocchie della stessa diocesi in cui è nato, divenendo quindi vicario episcopale per l’educazione dal 1974 al 1984. Nel 1987 George Pell è già Vescovo titolare di Scala ed ausiliario di Melbourne sino al 1996. Nel 2001 è Arcivescovo metropolita di Sydney e Primate d’Australia, due anni dopo diventa Cardinale. Nel 2013 Papa Francesco lo nomina membro del gruppo di Cardinali chiamati a consigliarlo nel governo della Chiesa universale ed a studiare il progetto di revisione della Curia romana. Nel Febbraio 2014 si trasferisce a Roma essendo divenuto Prefetto della Segreteria per l’Economia.

Questo per inquadrare testo e contesto degli eventi che lo riguardano visto come è stato, ed è, al centro dell’attenzione sulla questione della copertura di violenze sessuali all’interno del mondo cattolico, a partire dalle quattro udienze in collegamento video, causa motivi di salute, tra Roma e l’Australia che lo hanno impegnato da Domenica 28 Febbraio a Mercoledì 3 Marzo. Ciascuna di quattro ore, dalle 22 sino alle 2 di notte per complementarietà col fuso orario degli antipodi, l’ultima ancora più lunga. Non interessa anzitutto, qui ed ora, il merito di ciò che viene imputato a George Pell e come nel merito abbia risposto, quanto piuttosto le modalità generali del suo comportamento: consistito sostanzialmente nel pentirsi, pentirsi, pentirsi profondamente… Sì, ma dei peccati e dei delitti degli altri. E avrebbe probabilmente, del caso, tranquillamente scaricato anche qualche dozzina di Cardinali e Papi degli ultimi due millenni, effettivamente colpevoli od innocenti che fossero, casomai gli fosse stato necessario. Ha cominciato la prima sera ‘pentendosi’ collettivamente di tutti i peccati sessuali della Chiesa nella sua storia. Con risolutezza George Pell ha definito «una catastrofe» la decisione di consentire ad un pedofilo in tonaca l’andirivieni fra parrocchie senza avvertire la polizia. Però ripetendo che non ha mai scoperto il ‘vizio’ del principale predatore, il sacerdote Gerald Ridsdale, anche se da giovani condividevano l’alloggio e l’ha accompagnato nel ’93 ad una udienza del processo. Nega qualsiasi legame con i comportamenti che hanno ferito Ballarat, ma con eroica volontà critica ferocemente il sistema Chiesa: «Ha commesso enormi errori e causato gravi danni. Ha deluso la gente, ma sta lavorando per rimediare. In quel periodo, la Chiesa era propensa ad accettare smentite sugli abusi da parte di chi ne era accusato. Allora l’istinto spingeva a proteggere dalla vergogna l’istituzione e la comunità».Consentendo così, come ammette, che nei secoli migliaia di bambini fossero abusati e molestati da preti.

«Non sono qui per difendere l’indifendibile. Ha gestito in modo sbagliato le cose ed ha fallito con le persone», dice George Pell ‘condannando’ la Chiesa, ma quanto a se stesso… Per quanto lo riguarda giunge ad ammettere un episodio del 1974: uno studente del St. Patrick’s College gli comunicò che Edward Dolan, sacerdote dei Fratelli cristiani «si comportava male» con i ragazzi. «Lo disse in una conversazione, casualmente, non mi chiese di fare qualcosa. Supposi fosse tecnicamente una lamentela». Poi, prima afferma «Non ho fatto niente» per intervenire, ma alla fine aggiunge: «Qualcosa ho fatto». Vale a dire parlarne con il cappellano della scuola il quale gli replicò che l’Ordine dei Fratelli cristiani «si stava occupando» delle accuse. Non era vero: Dowlan, arrestato per la prima volta solo nel 1996, continuò per anni ad abusare dei ragazzini, con la conseguenza di almeno venti vittime dal 1971 al 1986. Conclusione: «Non avevo idea che i Fratelli Cristiani stessero coprendo la situazione nel modo in cui è ormai evidente». E quindi colpa, anche in questo caso, loro.

La deposizione di George Pell termina con il quarto appuntamento e la conferma tetràgona della propria linea: smentire ogni responsabilità nella copertura di preti pedofili, affermare pure di essere stato ingannato dai propri superiori. Le udienze sono state seguite direttamente da una quindicina di vittime del ‘Ballarat Survivors Group’ giunti a Roma, che non credono al cardinale: «Pensiamo ci abbia mentito ed ingannato». Pell li ha infine incontrati, riassumendo questi giorni con un «È stata dura, ma spero di aver contributo a migliorare la situazione». Supponendo anche di essere stato addirittura vittima di una caccia alle streghe: «Non l’ho mai detto, ma devo ammettere che l’idea mi ha attraversato». E limitandosi a definire «una coincidenza disastrosa» il fatto che almeno cinque preti pedofili fossero a Ballarat negli Anni Settanta, al tempo in cui era viceparroco e tra i consulenti del vescovo. E’ difficile credere davvero che non sapesse degli abusi sessuali commessi da una serie di sacerdoti, mentre altri ne erano al corrente, dal Vescovo Ronald Mulkearns (vivente) all’Arcivescovo Frank Little (nel frattempo opportunamente morto) sotto cui svolgeva il proprio ministero. Intanto, per non sbagliarsi, si è pentito pure per loro. Un classico pentito all’italiana, di quelli che si pentono sempre di quanto hanno combinato gli altri: si vede che a forza di frequentare Roma, e starci, anche gli australiani imparano benissimo. Sappiamo che Papa Francesco ha ricevuto ogni giorno una sintesi delle audizioni e si è tenuto costantemente e dettagliatamente aggiornato. Vedremo decisioni e conseguenze.

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