mercoledì, Giugno 16

Geopolitica: un’opportunità da ritrovare

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Qualche articolo fa sono stati citati alcuni saggi americani che hanno cercato di dare un volto nuovo alla geopolitica. Tra tutti val la pena ricordare ‘La fine della storia‘, in cui l’economista Francis Fukuyama sosteneva che il processo di evoluzione sociale, politica ed economica dell’umanità dopo aver raggiunto il suo apice alla fine del ventesimo secolo avrebbe finalmente potuto dare più spazio al mercato e meno alla difesa. E in sua contrapposizione ne ‘Lo scontro delle civiltà‘ Samuel P. Huntington affermava che dopo la guerra fredda, le identità culturali e religiose rappresenteranno la fonte primaria di conflitto. Pur ambedue i testi siano stati scritti tra il 1992 e il 1996, essi sostengono un tema di dibattito molto attuale sia da un lato che dall’altra costa dell’Atlantico.

Intanto una precisazione: geopolitica è la disciplina che studia le relazioni tra la geografia fisica, l’antropologia e l’azione politica. Il termine fu coniato dal geografo svedese Rudolf Kjellen nel 1904 ma molto più tardi, nel libro ‘Geografia del sottosviluppo‘ Yves Lacoste la definì non come una scienza tradizionale ma piuttosto «l’approccio razionale di un insieme di rappresentazioni che esprimono le rivalità di diversi tipi di potere su dei territori».

Non sarà ‘L’Indro la sede dove divagare sull’accezione letterale di un termine che di per sé è già composito, ma in queste righe si ritiene più opportuno soffermarsi su alcune fasi dello sviluppo delle civiltà per poi domandarsi se la teoria dei ‘corsi e ricorsi storici’ di Giambattista Vico, rielaborata più recentemente da Benedetto Croce, sia stata una visione retrospettiva della ciclicità oppure una solenne fandonia letteraria. Cerchiamo di andare indietro di un po’ di secoli.

Dopo la fase di un ferreo espansionismo e di una solida realizzazione di opere civili quali strade e acquedotti, con la dinastia degli Antonini, Roma raggiunse un notevole equilibrio tra le sue componenti sociali, ovvero i ceti latifondistici, il popolo dei mercanti e la comunità dei lavoratori che già nel Primo Secolo trovarono una sorta di pace ponderata nei recinti dell’impero tra i generatori di ricchezza, coloro che la distribuivano e quelli che materialmente la producevano e la consumavano. Tutto il sistema poi veniva protetto dagli eserciti, che promettevano la pace e la sicurezza, e da una classe politica orientata all’amministrazione della cosa pubblica. Alcuni autori hanno dato attribuzione di questa stabilità più che alle classi di governo, alla grande mobilità che si andava sviluppando nel primo dopo Cristo a Roma grazie a una viabilità molto fluida e a un clima di collaborazione reso possibile dall’ordine interno e da una relativa facilità a livello di comunicazioni e di scambi tra le diverse regioni del pianeta conosciuto.

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