domenica, Maggio 16

Gentiloni, visita a Tripoli: 'Pieno sostegno a Serraj' field_506ffbaa4a8d4

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Importante incontro a Tripoli fra il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e il premier libico Faye al Serraj. Si tratta della prima visita di un alto responsabile di un governo straniero in Libia dopo l’insediamento del Consiglio presidenziale avvenuto due settimane fa. «E’ una emozione essere a Tripoli per aiuti italiani di emergenza e sostegno al governo di accordo nazionale di Sarraj», ha scritto il titolare della Farnesina in un tweet. «Il messaggio principale che l’Italia ha voluto dare al Consiglio presidenziale libico è un messaggio di appoggio sul piano politico, sul piano umanitario e sul piano economico. Il nostro incontro ha anche posto le basi per tessere diversi fili di collaborazione bilaterale che si tradurranno nei prossimi giorni in incontri su temi particolari». Gentiloni ha poi sottolineato «gli incontri che avremo col ministro dell’Interno per aspetti legati alla sicurezza e all’immigrazione, e le visite imminenti del ministro della Sanità e dei Trasporti, nelle quali affronteremo aspetti nel settori sanitario, del rilancio di progetti autostradali e dei collegamenti aerei tra i due Paesi». Sul tema terrorismo poi Gentiloni ha ribadito che per combattere l’Is e il traffico di esseri umani «è urgente che la Libia trovi stabilità e pace». Serraj ha invece ricordato che «con l’Italia c’è un rapporto molto radicato e che intendiamo rafforzare sul fronte della lotta all’immigrazione clandestina e al terrorismo». Gentiloni ha poi annunciato l’arrivo in Libia di un aereo con i primi aiuti umanitari per Tripoli, mentre nei prossimi giorni altri saranno destinati a Bengasi.

Nel frattempo nel Paese è scattato di nuovo l’allarme. Quattro impianti petroliferi sono stati chiusi, mentre i dipendenti di un quinto hanno scioperato per paura di attacchi terroristici da parte dell’Is. Si tratta dei giacimenti petroliferi di Bayda, Tibisti, Samah e Waha a Merada, nel Sud-est della capitale, che sono stati evacuati già sabato, mentre lo sciopero è stato indetto nel giacimento di Zaltan, a 55 chilometri a sud est di Merada.

E’ iniziato oggi il viaggio del Presidente del Consiglio Matteo Renzi a Teheran, dove ha incontrato il presidente iraniano Hassan Rohani«L’Italia è un amico prezioso dell’Iran. Anche se l’Italia non faceva parte dei negoziati del 5+1, possiamo dire che la presenza della Mogherini ha dato il suo contributo. Dopo la fine delle sanzioni, il mio primo viaggio in Europa è stato in Italia», ha voluto ricordare Rohani. «La fine delle sanzioni è un passaggio storico per tutta la regione e per tutta l’Europa», ha detto invece Renzi, «noi siamo impegnati perché lo sforzo della comunità internazionale sia accompagnato dalla reciproca fiducia e dalla immediata ripartenza dei rapporti economici che sono un elemento fondamentale anche per creare fiducia nei cittadini e dare il messaggio che qualcosa di nuovo si è mosso. Ci sono molti aspetti economici sui quali si può lavorare, tante sono le potenzialità aperte. L’importante è che adesso si sia operativi, con l’aiuto al credito e alla finanza. L’Iran e l’Italia sono due grandi potenze della cultura, due grandi storie che hanno voglia di avere un grande futuro insieme». Poi Renzi ha toccato il tema terrorismo ed è stato chiaro: «Ci sono persone in Europa e nel mondo che confondono la fede nell’Islam con il terrorismo e la violenza. E’ un grande errore che va combattuto. Il rapporto tra Iran e Italia è importante dal punto di vista economico ma deve servire a scrivere una pagina nuova nel dialogo e nel confronto». Sul tavolo dei negoziati però diverse questioni economiche, a partire dal petrolio, dove le aziende italiane potrebbero investire in maniera cospicua. Nel pomeriggio poi incontro con l’Ayatollah Ali Khamenei, mentre domattina il premier parteciperà al Business Forum Iran-Italia con gli industriali.

Possibile svolta nella disputa tra Italia ed Egitto sul caso di Giulio Regeni. Il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, ha paventato infatti la possibilità di aggirare l’ostacolo costituzionale che bloccherebbe di fatto la trasmissione all’Italia di tabulati e traffico telefonico chiesti dalla Procura di Roma. Shukry ha assicurato che  il caso della morte di Regeni non è stato chiuso al Cairo e che la collaborazione con l’Italia continuerà e che l’Egitto fornirà a Roma «tutte le informazioni richieste» eccetto una incostituzionale, dove però ha provato a concedere un’apertura. Pressioni sull’Egitto in merito al caso Regeni arrivano addirittura dal Foreign Office britannico. Secondo il ‘Times’, il ministero degli Esteri di Londra, spinto a intervenire da una petizione promossa in Gran Bretagna in ambienti accademici, ha sollecitato Il Cairo affinchè porti avanti un’investigazione «completa e trasparente». «Abbiamo sollevato il caso con le autorità egiziane sia a Londra sia al Cairo, sottolineando la necessità di un’indagine completa e trasparente», dice un portavoce del Foreign Office. «Rimaniamo in contatto con le autorità italiane e con quelle dell’Egitto, mentre i nostri pensieri vanno al signor Regeni e alla sua famiglia in questo tempo difficile».

A parlare della vicenda anche il presidente del Copasir e membro della commissione Affari esteri del Senato Giacomo Stucchi«È ormai chiaro che dal punto di vista dell’inchiesta c’è stato uno stop e una mancanza di collaborazione che vanno a compromettere in prospettiva gli accertamenti sul sequestro e l’omicidio di Giulio Regeni», il suo commento a Radio 1 Rai. «Pertanto, in questo momento l’unica via da percorrere, con fermezza e decisione, è quella diplomatica. In questo senso i colloqui di oggi con l’ambasciatore Massari sono importanti, perché l’Italia non può farsi mettere i piedi in testa dal governo egiziano. Ricordiamoci che l’Italia è stato il primo paese a riconoscere l’esecutivo di Al Sisi, con la visita del presidente del Consiglio Renzi e quindi deve chiedere con forza e determinazione quel rispetto e quell’amicizia che, a parole, il governo del Cairo dice tanto di volere mantenere nei nostri confronti. Ma la partita va allargata anche ad altri attori sullo scacchiere internazionale. Penso soprattutto alla Francia, non dobbiamo restare isolati ma ancorati a una strategia internazionale». E dice: «Sicuramente, rispetto ai marò c’è stato un impegno superiore. Questo però non significa che anche in quel caso non siano state fatte azioni diplomatiche. Ma sono state insufficienti. Si poteva e si doveva fare molto di più».

E proprio oggi pomeriggio si è svolto l’incontro tra il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e l’ambasciatore italiano al Cairo Maurizio Massari, richiamato in Italia per consultazioni. Al centro del colloquio la valutazione di una nuova linea per gestire il rapporto con il Cairo. Allo studio un nuovo percorso politico da condividere anche con Stati Uniti e gli altri partner europei.

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