mercoledì, Agosto 4

Gentiloni garante della grande coalizione? Il consenso verso Paolo Gentiloni e il suo Governo oscilla intorno al 50%, è il più credibile in grado di tenere in piedi una maggioranza

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I sondaggi, per quel che possono valere, dicono che almeno un buon 40 per cento di italiani il prossimo 4 marzo tutto vuole fare meno che scomodarsi per andare un seggio e deporre un segno in una scheda elettorale.
Sempre i sondaggi dicono che il 15 per cento del corpo elettorale voterà per il Partito Democratico, vale a dire circa il 25 per cento dei votanti. Un trend per ora in discesa: ogni settimana aumenta l’insoddisfazione nei confronti di Matteo Renzi e del PD. Il centro-destra, nonostante Silvio Berlusconi e Matteo Salvini sembrino marciare divisi, alla fine -questa è la convinzione del ‘popolo’ che fa riferimento a questi due leader- finirà, sia pure obtorto collo, per colpire unito. Stabile il Movimento 5 Stelle che tuttavia si conferma il a partito che, singolarmente, al di là delle coalizioni, riscuote maggior gradimento e consenso.

Se questi sono i risultati, quello che ci aspetterà dopo il 4 marzo è già scritto. Grazie anche alla legge elettorale, il cosiddetto ‘Rosatellum’, una grande coalizione è inevitabile. Per quanto possa apparire indigesto, per quanto Berlusconi e Renzi si sgolino ad assicurare che non sono disponibili a simili scenari, questo è, nell’essenza e nella sostanza. Poi si potrà trovare il modo di imbellettare la portata. Il ‘rospo’ che si dovrà deglutire, è questo.
Gli stessi sondaggi certificano che il consenso verso Paolo Gentiloni e il suo Governo oscilla intorno al 50 per cento. Il gradimento, dunque, attraversa gli schieramenti e i partiti; ed è vistosa la forbice tra il Presidente del Consiglio e il maggior partito di Governo. Quel 25 per cento di differenza fa di Gentiloni il  più credibile politico in grado di tenere in piedi una maggioranza (come del resto ha già fatto), come in tempi non sospetti avevamo previsto. Non per nulla Renzi qualche giorno fa ha dovuto, sia pure a denti stretti, fare l’ennesimo buon viso a pessimo gioco: «Quello che conta», ha detto nel suo tour elettorale a Torino, «non è chi sarà il Presidente del Consiglio. Conta che sia del PD». Traduzione: Renzi ammette che in mano ha ben poche carte da giocare. Può tentare ancora qualche bluff, ma le mani vincenti le hanno altri giocatori.

Ormai la campagna elettorale è partita anche ufficialmente; già si assiste alla sagra delle promesse impossibili e mirabolanti. Capita di dover registrare episodi a dir poco grotteschi. Una cantante, Orietta Berti, che non è esattamente una seguitissima opinion leader, si concede un sospiro di simpatia nei confronti di Beppe Grillo, e concede a Luigi di Maio di essere fisicamente belloccio, e apriti cielo: una legione di parlamentari del PD strilla alla violata par condicio. Privi del senso del ridicolo, andrebbero lasciati sguazzare nel loro brodo; la polemica viene al contrario presa in seria e pensosa considerazione; e scende in campo, in difesa della cantante, un collega, da sempre schierato a sinistra, anche se spesso una sinistra differente dal PD. Roberto Vecchioni, dunque, chiede scusa (chissà perché si sente in dovere di farlo) a Orietta Berti per il comportamento di alcuni parlamentari del PD. Intanto la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, memore del suo passato di missina, siinventauna via Italo Balbo; e per questo viene denunciata. Il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, in corsa (poco gradito) per la poltrona di Presidente della Regione Lazio, dice che Mussolini, leggi razziali e alleanza bellica con Hilter, tutto sommato ha fatto una politica sociale apprezzabile; e ci può stare, che Pirozzi da sempre è simpatizzante di destra.
Le orme di Pirozzi sono seguite dal presidente del Quartiere 1 di Firenze ed ex Consigliere democratico durante la consigliatura di Renzi. Si. Hiana Maurizio Sguanci, questo bel tipo; su facebook confida: «Fatto salvo che Mussolini è la persona più lontano da me e dal mio modo di pensare, nessuno in questo Paese ha fatto, in quattro lustri, quello che ha fatto lui in vent’anni. E purtroppo a dircelo è la storia». Mussolini, «fatte salve tutte le peggiori nefandezze, fece anche: la riforma industriale, la riforma del lavoro, la riforma dei salari, introdusse la tredicesima, la riforma delle pensioni, della scuola, la riforma agraria, l’edilizia sociale, le varie bonifiche, rinnovato le linee ferroviarie. Eretto Università, istituti agrari, scuole di guerra aeree e navali e tante tante altre cose».
C’e’ chi subito ha giustamente reagito: «Sguanci, ma su quali libri di Storia hai studiato? … Mussolini ha bloccato lo sviluppo economico del Paese… La riforma dell’Università e della scuola con l’espulsione di tutti i professori antifascisti e (poi) ebrei. La riforma del lavoro eliminando il sindacato e introducendo quella macchietta che erano le corporazioni… la rifora del codice penale reintroducendo la pena di morte … potrei continuare ma mi fermo per pietà…».
Ci sono volute ore prima del ‘mea culpa’ dello stesso Sguanci: «Consapevole di aver ferito, involontariamente, la sensibilità di qualcuno, non solo me ne dispiaccio, ma anche mi scuso». Ancora più in ritardo la ‘scomunica’ del PD: «Le frasi scritte da Sguanci sono gravi ed inaccettabili».
In tutto questo bailamme, suona umoristica l’affermazione renziana: «L’incompetenza è il nostro avversario politico alle prossime elezioni politiche». Chissà, forse mentre lo diceva era davanti allo specchio.

Berlusconi approfitta del palcoscenico offerto dalla sua rete, Canale 5, il popolare programma ‘Domenica live‘ condotto da Barbara D’Urso; un Berlusconi in forma, che instancabile canta la sua canzone di sempre: «I Cinque Stelle sono più pericolosi dei comunisti del ’94… Più di vent’anni fa mi opposi alla vittoria del partito comunista. Grazie alla creazione di Forza Italia riuscimmo ad evitare questo gravissimo pericolo. Oggi in campo c’è una formazione ancor più pericolosa, che somiglia più a una ‘setta’ che a un partito. In questa situazione non andare a votare è come suicidarsi. Una vittoria del M5S consegnerebbe l’Italia non solo a chi non è preparato, ma anche a chi porta invidia e odio verso chi è ricco».

C’e’ poi una trovata davvero geniale dell’AgCom, l’ente che ha il compito di garantire una pari possibilità informativa ai vari ‘concorrenti’. Non basta cronometrare il tempo dato a disposizione di questo o quell’altro esponente politico. Nei vari format bisogna che sianobilanciatianche i commentatori e gli opinionisti chiamati a stimolare e interrogare i candidati e i leader di partito. Che so: se viene dato spazio a ‘Porta a porta‘ a Renzi, occorre che in studio ci sia un giornalista che si dichiara suo sostenitore, e uno che si dichiara suo oppositore. Non è ancora ben chiaro se bisogna assicurare anche la presenza di qualcuno che si dichiara favorevole all’astensione.
E siamo solo al 15 gennaio…

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