lunedì, ottobre 15

Genova e l’ansia di un Paese stanco A colloquio con lo psicologo Loris Pinzani sul senso di incertezza sociale che può aprire la strada a pericolose derive

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Al crollo è subentrata la psicosi dei crolli:  mentre in auto rientravamo dalle Marche mia moglie ed io guardavamo con sospetto e  un pizzico di preoccupazione ogni ponte o viadotto che stavamo percorrendo, è una reazione comune a molti, come quella degli abitanti di Firenze preoccupati per il Ponte Vespucci, realizzato dall’ing.Morandi e già  da tempo monitorato, o di altri automobilisti….una reazione che durerà due tre mesi, poi tutto questo sedimenterà in ogni individuo… ecco il punto, ciò che è accaduto a Genova, oltre al grande dolore provocato in noi dalle tante vittime, andrà ad accrescere l’ansia che  già ci portiamo dentro, si sommerà al ricordo delle  tante tragedie che il nostro paese ha subìto e che va ad accrescere quello stato d’incertezza  che da anni -25-30 non saprei – ci accompagna, questa di cui parlo è un’ansia dovuta ad un effetto sommatorio  di tanti fatti negativi,  anche se non vissuti direttamente, sedimentati nella nostra mente …” E’ con questa personale esperienza  emotiva che Loris Pinzani  avvia la nostra conversazione sulle conseguenze e le reazioni psicologiche  alla tragedia di Genova ed suo squallido strascico di rabbia di livore di polemiche che non hanno risparmiato né il dolore né il lutto per le vittime. Cosa mai accaduta prima. Psicologo, autore di vari libri e pubblicazioni scientifiche, il più recente La dinamica delle emozioni, collaboratore di Neuro scienze, Loris Pinzani entra subito nel vivo  della questione sulla quale ci interroghiamo.

 

Che cosa è accaduto o sta accadendo ai cittadini di questo bellissimo e straordinario paese, preda di un imbarbarimento  nei rapporti sociali e interpersonali, che ledono la coesione sociale e incrinano il senso di una comunità civile?

Ponendomi dal punto di vista dello psicologo osservatore, ho l’impressione che ciò che può sembrare insondabile, può essere riconducibile  al fatto che nel gruppo geografico e sociale a cui apparteniamo avvengono cose che hanno l’aspetto del nodo che incontra il pettine. Come leggere altrimenti quello che ripetutamente è accaduto ed accade? Nei fatti affiorano inadempienze e condotte in qualche modo inefficaci o inopportune, affiorano tristi negligenze, ammanchi, scorrettezze dozzinali, che contaminano ogni aspetto del vivere quotidiano. Affiorano soluzioni sommarie, imperizie, tristi scelte. Questa è una Nazione, forse la più bella del mondo, subissata quotidianamente da un effetto sommatorio, che intacca in modo continuo la fiducia che ogni suo abitante ripone in essa. Sono molti anni che di giorno in giorno emergono responsabilità di qualcosa che non è stata (ben) fatta da qualcuno, spesso non facile da sospettare ed ancor meno da tollerare.

Puoi descrivere questo effetto sommatorio?

L’effetto sommatorio è dato dall’accumulo, anche inconscio, di fatti negativi che nel corso degli anni si sono  sedimentati nella mente delle persone. E ciò provoca un grave stato d’ansia sociale…. Questo è quanto sta avvenendo….

Eppure si dice che la gente non ha più memoria del passato….non ricorda o mostra di  non sapere ciò che abbiamo vissuto per trarne insegnamento…

E’ vero solo in parte, la mente registra ogni cosa, anche grave e dolorosa, che però il cervello rimuove o nasconde per vari motivi, la mente registra anche il ricordo  di fatti non vissuti personalmente per ragioni anagrafiche, penso ai terremoti del Friuli dell’Irpinia, al Polesine, fatti che però si sono sedimentati nel ricordo….

Oggi è’ come se le persone  fossero lacerate dallo scarto  sempre più vistoso esistente tra il paese della bellezza del patrimonio artistico storico e paesaggistico che il mondo c’invidia e ammira, e il sistema  protettivo del nostro paese, che non sembra più dare garanzie di protezione… Lo studio della psicologia dello sviluppo mi porta a dire che  se nella crescita dell’individuo si insedia una quantità di sicurezza o insicurezza,  si avrà un cittadino più o meno ansioso, che riterrà più o meno affidabile l’ambiente in cui è cresciuto. Accade così che siamo lontani, forse sempre di più, dal sentirsi protetti in questo involucro geografico pieno di storia, di bellezza, di genialità. E’ questa  la grande e stridente contraddizione che genera sconcerto, insicurezza, ansia, paura del futuro .Gli antichi romani vivevano nella certezza di essere cittadini romani, noi oggi siamo lontani dall’avere questa certezza…alcuni mi hanno scritto temendo  di fare la fine della Grecia, altri che desidererebbero cambiare paese…è su questo senso di incertezza, di sbandamento che Mussolini fece leva presentandosi come l’uomo forte, che avrebbe dato un senso e protezione ad una comunità smarrita… Si è visto poi com’è andata a finire. Ora, questo popolo è stanco, di sé stesso quanto del fatto che da molto tempo non distingue una identità politica e quindi sociale, che promuova una integrità, un obiettivo comune. Come una impietosa legge del contrappasso, quanto maggiore è l’entità della nostra storia, più fatale appare il baratro in cui roviniamo e senza che lo si veda, naufraga la nostra identità, il nostro senso di comunità. In un paese dove vige sempre più forte una legge legata al possesso materiale immediato, spesso trafugato con approssimazione minimalista, il risultato è sconcertante come il vedere esposta la carpenteria metallica nello scheletro dell’ultimo disastro, quello di Genova. Dov’erano l’Aspetto Protettivo e la Tutela nell’attività di coloro che erano preposti ad allestire il controllo? Qual è stata la sorte della loro Volontà? E questo è ovunque: in ambito sociale,  scientifico e morale. Accade così quello che si svolgerebbe in una famiglia, dove gli appartenenti subiscano ostilità: tra loro scende un gelo di cui si è consapevoli solo in minima parte e decade la certezza di venire tutelato dal gruppo, da cui deriva il potere della Convivenza.

Di fronte a quanto accaduto a  Genova non sarebbe stato auspicabile vedere un paese unito nella solidarietà umana e civile, con  le forze politiche impegnate in uno sforzo unitario come avvenne in altri difficili momenti: stragismo nero, terrorismo  rosso, attentati mafiosi…e invece…rabbia, odio, avversari politici visti come nemici?

Purtroppo  questo clima politico non fa che alimentare l’ansia e l’incertezza delle persone, non dà alcuna rassicurazione di futuro, il paese sembra vivere con intensità solo l’attimo presente, un presente vissuto  freneticamente attraverso i social nei quali vengono scaricate rabbia odio frustrazioni spesso indistinte. Non tollereremo a lungo una diversificazione così intensa. Viviamo una deriva preoccupante, come il paziente affetto da una grave malattia che non gli consente di immaginare un futuro diverso. Uscirne  non sarà agevole, occorre ricostruire le linee base su cui edificare in una cornice democratica condivisa il senso di una comunità e non di un insieme di individui e gruppi sociali e politici autoreferenziali.

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