sabato, Maggio 8

Genocidio Rwanda: ricordando le vittime Hutu field_506ffbaa4a8d4

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Tra le vittime hutu del regime genocidario occorre aggiungere i profughi morti nei campi rifugiati nello Zaire e Tanzania.
Verso la fine del giugno 1994, tre quarti del territorio nazionale erano stati liberati. Rimanevano solo le zone protette dai soldati francesi che si scontrarono con le forze FPR in almeno cinque occasioni, riportando pesanti sconfitte causate dal divieto di utilizzare il supporto aereo inoltrato da Washington a Parigi. Durante le ultime settimane, le forze genocidarie, con la complicità dei soldati francesi, forzarono 800.000 hutu a scappare nello Zaire. Questo esodo di massa fu pianificato dallo Stato Maggiore dell’Esercito genocidario e dagli ufficiali francesi per garantire la protezione dei civili trasformati in scudi umani durante la fuga e l’assistenza umanitaria internazionale una volta giunti nello Zaire, 1,5 milioni di dollari al mese.
Aiuti umanitari che per il 80% furono dirottati per il riarmo delle forze genocidarie (trasformatesi successivamente nelle FDLR). Uno scandalo della cooperazione di tali dimensioni che spinse la Ong francese Medici Senza Frontiere a ritirarsi dalle operazioni di assistenza dei profughi ruandesi nello Zaire, e denunciare il crimine in cui le Nazioni Unite erano pienamente coinvolte. Gli aiuti umanitari dirottati verso Esercito e milizie genocidarie causarono una epidemia di colera a Goma e Bukavu (Nord e Sud Kivu, Congo), dove morirono 50.000 persone. Testimonianze di soldati francesi distaccati nello Zaire per addestrare i genocidari affermano che lavorarono quattro giorni, presso il campo profughi di Mugunga per scavare le fosse comuni nel terreno roccioso di origine vulcanica al fine di buttare migliaia di corpi degli hutu vittime del colera. Secondo le stime di alcune ONG internazionali, le vittime tra i rifugiati superarono le 80.000 persone. A queste si devono aggiungere circa 8.000 hutu maschi in età di combattimento che tentavano di sottrarsi all’arruolamento forzato delle milizie genocidarie, attuato nei campi profughi, coordinato dai soldati francesi e tollerato dalle Nazioni Unite. I fuggitivi catturati venivano uccisi con l’accusa di essere dei traditori. Altri 3.000 persone furono uccise nei campi profughi sospettate di essere spie del governo FPR.

Quando, nel settembre 1996, i ribelli congolesi del AFDL (Alleanza delle Forze Democratiche di Liberazione del Congo), a cui vi parteciparono migliaia di tutsi congolesi Banyamulenge, comandate da Desire Laurent Kabila, invasero lo Zaire, entrando dal Burundi e conquistando la città di frontiera di Uvira nel Sud Kivu, il loro primo obiettivo era quello di eliminare le forze genocidarie ruandesi, alleatesi militarmente con il dittatore zairese Mobutu Sese Seko. UNCHR tentò una mediazione tra le forze belligeranti per aprire un cordone umanitario che permettesse ai rifugiati hutu ruandesi di ritornare in patria salvandosi dai combattimenti. Proposta accettata dalle AFDL e dai soldati ugandesi, ruandesi e burundesi che le supportavano nella campagna militare. Il Rwanda pose come condizione una quarantena per i profughi maschi in età di combattimento al fine di assicurarsi che vi fossero degli infiltrati genocidari. La proposta venne rifiutata dalle forze genocidarie ruandesi che utilizzarono 500.000 civili hutu come scudi umani durante i combattimenti. Pur avendo ricevuto istruzioni di evitare perdite tra i civili i miliziani AFDL e i soldati di Kampala, Kigali e Bujumbura a fine combattimenti registrarono la morte di circa 200.000 civili hutu uccisi dal fuoco incrociato o fucilati alla schiena dai miliziani ruandesi genocidari mentre tentavano di scappare. Il peggior massacro di civili hutu avvenne nel novembre 1996 nel campo rifugiato di Mugungu: 58.000 vittime.

Dinnanzi alla sconfitta militare, le milizie genocidarie costrinsero 250.000 civili a rifugiarsi nella giungla dove morirono di fame e sete. Quando le forze di liberazione congolesi arrivarono a salvarli solo 40.000 persone erano ancora in vita. Furono rimpatriate in Rwanda.
Si calcola che le forze genocidarie ruandesi siano responsabili della morte di circa 400.000 hutu rifugiati nello Zaire. Questa ecatombe fu trasformata dai genocidari, con l’aiuto di missionari belgi, francesi e italiani presenti nello Zaire, in una convenienza politica a loro favore. Accusarono le forze democratiche di liberazione congolesi e i soldati ruandesi del FPR di aver commesso un contro genocidio uccidendo 400.000 hutu durante i combattimenti. Questo assurda accusa fece parzialmente breccia tra l’opinione pubblica occidentale, grazie alle false testimonianze dei missionari europei. L’opinione pubblica era ignara che la maggior parte di questi missionari aveva svolto un ruolo attivo a favore dei genocidari in Rwanda e Zaire ed erano votati alla causa HutuPower. Alcuni di essi sono ancora in vita e risiedono nel est del Congo, evitando di parlare del passato.

Non si conosce il numero esatto di hutu che perirono negli anni successivi al loro rientro in Rwanda a causa della malnutrizione e delle malattie contratte nei campi profughi dove ricevevano le briciole degli aiuti umanitari internazionali. Il sistema sanitario ruandese fu ristabilito totalmente solo verso il 1999-2000. Fu assai difficile constatare le cause esatte delle donne hutu che morirono di AIDS nel primo decennio post genocidio. IL HIV era stato contratto da normali rapporti o durante il periodo di permanenza nei campi profughi, dove molte di esse divennero mogli e prostitute per le milizie genocidarie.

Le vittime hutu dirette o indirette di cui il regime HutuPower é responsabile rendono i dati raccolti nel 2008 molto verosimili. Allo stesso tempo rendono incomprensibile la tendenza governativa a parlare del genocidio di soli Tutsi. In merito abbiamo chiesto il parere a Francoise Kankindi, nota attivista dei diritti umani ruandese che vive da decenni in Italia. Per l’attivista dei diritti umani riferirsi agli avvenimenti del 1994 in Rwanda con ‘genocidio dei tutsi’ non si tratta di una opera di revisionismo storico. Kankindi riconosce le centinaia migliaia di vittime hutu uccise dal regime genocidario ma tende a precisare che queste vittime (e quelle collaterali morte nei campi dello Zaire) sono state immediatamente oggetto di propaganda delle forze genocidarie sopravvissute alla liberazione del Paese.

Ogni genocidio ha un bersaglio ben preciso. Nel caso del Rwanda il bersaglio erano i Tutsi. Vi era un innegabile disegno di sterminio della minoranza sociale ruandese di cui t il 70, il 80% peri’ durante i famosi 100 giorni. Chi si è opposto a questo piano veniva eliminato, hutu compresi ma questi ultimi avevano il lusso di scegliere. Se partecipavano al genocidio venivano risparmiati e magari gratificati. Ai tutsi non è stata offerta alcuna possibilità di scelta. È per questo che si tende a celebrare il genocidio dei Tutsi. Occorre specificare che nella nostra presente società ruandese, che ha superato le divisioni e odi etnici per costruire un futuro nazionale, le migliaia di hutu che sono caduti in difesa dei tutsi sono commemorati con pari dignità e rispetto e rientrano nel Libro dei Giusti cioè tutti coloro (stranieri e hutu) che si opposero allo sterminio spesso pagando con la propria vita per questa scelta di umanità.
Prendiamo per esempio l’Olocausto degli ebrei, prosegue Kankindi, perpetuato dai nazisti. “Nei campi di concentramento sono morti circa tre milioni di oppositori del regime nazista, comunisti, socialisti, handicappati, ritardati mentali tutti di cittadinanza tedesca assieme ai Rom e ai prigionieri di guerra russi. Nonostante queste impressionanti cifre il progetto di sterminio nazista era rivolto contro gli ebrei. Ne furono eliminati 6 milioni. Per questo si ricorda l’Olocausto degli Ebrei. Le altre vittime non sono poste in secondo piano ma storicamente sono vittime aggiunte di un piano di sterminio rivolto ad una specifica categoria di persone. Perché ci si scandalizza quando si parla del Genocidio dei Tutsi? Il Fronte Patriottico Ruandese non ha mai ideato lo sterminio della classe sociale hutu. Ha sconfitto le forze genocidarie e ha ricostruito la società ruandese che è composta per la maggioranza da hutu. Nel nuovo Rwanda i termini hutu e tutsi sono un No Sense in quanto nel Paese vi sono solo cittadini ruandesi. Ricordiamoci inoltre che a distanza di 22 anni la popolazione del Rwanda è costretta ancora a difendersi per sventare il piano di sterminio ancora attuale che il gruppo terroristico ruandese Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda – FDLR tenta di attuare dai vicini Paesi.

 

A sostegno della spiegazione di Kankindi vi è uno studio demografico del genocidio ruandese compiuto dalla Università di Louvaine in Belgio. Lo studio dimostra che un elevato numero di hutu moderati (dai 100 ai 200 mila) sono stati uccisi dal regime nelle prime due settimane del genocidio. Essi appartenevano ai clan del sud e considerati avversari e nemici dai partiti estremisti hutu MRND e CDR (Coalizione per la Difesa della Repubblica) autori del genocidio. Tra le vittime vi furono anche migliaia di hutu che si rifiutarono di compiere i massacri. La cifra esatta delle vittime hutu non è ancora possibile stabilirla. Si sa che gli omicidi di hutu calarono drasticamente fino a quasi azzerarsi dal 12 aprile quando il leader del MRND e del CDR unificarono gli altri partiti hutu nella eliminazione del nemico comune: i Tutsi che divennero il target principale su cui concentrarsi.

 

 

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