domenica, Maggio 9

Genocidio Rwanda: ricordando le vittime Hutu field_506ffbaa4a8d4

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Retorico sarebbe soffermarsi sulle conquiste sociali ed economiche del Nuovo Rwanda, Paese preso a modello dall’intero Continente, nonostante la perenne spada di Damocle rappresentata dalle FDLR, e dal rischio di un secondo genocidio. Centinaia di studi e analisi hanno trattato ampiamente l’argomento.
L’attenzione si rivolge alla classificazione sociale delle vittime. Dal 2012 si assiste ad un processo politico attuato dal Governo di Kigali che tende ad omologare il milione di vittime in una unica classe sociale: i tutsi. Si ha l’impressione che le migliaia di hutu uccisi dal regime genocidario siano state progressivamente cancellate dalla memoria storica del Paese. Questo rappresenterebbe un pericoloso e incomprensibile processo di revisionismo storico in netta contraddizione con la riconciliazione nazionale e il superamento della divisione in classi sociali (hutu e tutsi) sostituito dal senso di appartenenza nazionale.

Le vittime dirette hutu durante il genocidio sono stimate dalle 150.000 ai 200.000 persone. Impossibile offrire cifre certe per mancanza di dati storici. Il Clan Akazu non poteva far scoprire alla popolazione che migliaia di hutu venivano uccisi in quanto si rifiutavano di partecipare al genocidio o erano oppositori politici al regime. Le prime vittime illustre furono i membri del Governo e dei principali partiti di opposizione appartenenti al clan del sud, gli hutu originali delle province sud del Rwanda. Il Primo Ministro Agathe Uwilingiyimana fu assassinata nella sua residenza, nonostante la protezione assicurata dai soldati belgi, i quali furono sopraffatti dalle forze genocidarie.

L’assassinio del Primo Ministro fu necessario in quanto, come prevedeva la Costituzione, era destinata a diventare Presidente a interim. Un scenario contrario ai piani del Clan Akazu. Madame Ywilingiyimana (hutu del sud) era favorevole alla pace e al Governo di unità nazionale con il FPR. Con lei alla presidenza l’attuazione del genocidio avrebbe riscontrato grosse difficoltà e reso impossibile in poche settimane causa l’integrazione nell’Esercito nazionale dei battaglioni militari ribelli e il disarmo delle milizie genocidarie, punti chiave previsti negli accordi di pace. Il Clan Akazu era conscio che un Governo di unità nazionale hutu-tutsi si sarebbe concentrato militarmente contro le milizie genocidarie con l’appoggio della maggioranza dell’Esercito. I piani genocidari si sarebbero trasformati in guerra civile che il Clan Akazu avrebbe perso, finendo sul banco degli imputati per rispondere del saccheggio delle risorse naturali e dell’odio etnico di decenni.
Uwilingiyimana fu uccisa assieme a suo marito mentre i loro figli furono salvati miracolosamente da un ufficiale senegalese, Mbaye Diagne, che non rispettò le consegne ricevute dal Palazzo di Vetro e uccise alcuni aggressori riuscendo cosi’ ad aprirsi una via di fuga e portare in salvo i bambini. Le consegne impartite da New York erano di non intromettersi nel conflitto bellico e di non ingaggiarsi in operazioni offensive per salvare i civili. Nonostante le proteste del Generale Dallaire i caschi blu dovevano rimanere nelle loro caserme e sedi ONU. Era solo permesso di aprire le porte a chi chiedeva rifugio. Quando le proteste ufficiali del Generale Dallaire divennero troppo imbarazzanti, l’ONU decise di ritirare tre terzi dei caschi blu dal Paese in pieno genocidio. Ci fu anche il tentativo di sostituire Dallaire al comando della UNAMIR, facendolo passare come persona mentalmente instabile causa gli avvenimenti. Opzione scartata per convenienze politiche.

Per neutralizzare il Generale canadese, considerato dal Consiglio di Sicurezza ‘troppo emotivo’ volendo a tutti i costi combattere i genocidari, fu sufficiente sottrargli i soldati sotto il suo comando, sostituiti dai soldati francesi della Operazione Turchese che giunsero nel Paese per tentare di impedire al FPR di prendere il potere e instaurare la democrazia.
Nei primi due giorni del genocidio  la leadership del Governo e dell’opposizione appartenente ai clan hutu del sud fu decimata. Il Presidente della Corte Costituzionale, Joseph Kavaruganda, il Ministro della Agricoltura, Frederic Nzamurambaho, il leader del Partito Liberale, Landwald Ndasingwa , e sua moglie Canadese, il Responsabile delle negoziazioni di Arusha  Boniface Ngulinzira, furono altri hutu del sud tutti eliminati. Una manciata di politici moderati hutu riuscì a scappare, tra i questi il Primo Ministro delegato Faustin Twagiramungu. «Entro mezzogiorno del 7 aprile la leadership politica moderata ruandese non esisteva più. Ogni possibilità di compromessi di pace e di governo di unità nazionale cancellate», sottolinea il Generale Dallaire, attualmente attivo nella denuncia e prevenzione dei genocidi nel mondo. Assieme ai leader politici furono uccisi migliaia di militanti dei partiti di opposizione hutu, tutti i soldati e poliziotti hutu sospettati di mancata lealtà al Clan Akazu, i giornalisti non HutuPower e tutti gli hutu che avevano chiarito nelle precedenti settimane di non volere partecipare allo sterminio.

Il piano del Clan Akazu non era esclusivamente quello di lanciare la soluzione finale contro i tutsi, come la storiografia ufficiale dichiara. La priorità dei primi giorni era quella di sterminare tutti i hutu che potevano in un qualche modo compromettere le operazioni genocidarie o allearsi militarmente con i ribelli tutsi per impedire il genocidio. La priorità fu attuata contemporaneamente al genocidio di massa dei tutsi, che serviva per nascondere alla maggioranza degli hutu coinvolti nel genocidio che i loro leader stavano massacrando altri hutu. Raggiunto l’obiettivo, le forze genocidarie si potranno concentrare incontrastate sulla soluzione finale rivolta contro i tutsi.

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