sabato, Maggio 8

Genocidio Rwanda: ricordando le vittime Hutu field_506ffbaa4a8d4

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Il genocidio ruandese superò, in efficacia e ferocia, quelli contro gli ebrei e gli armeni. Durante i 100 giorni (6 aprile – 16 luglio 1994) furono uccisi un milione di tutsi e hutu moderati.
Una ricerca condotta nel 2008 stima che il numero di vittime fu superiore a 1.952.078 persone. I dati scaturiti da questa ricerca non sono mai stati riconosciuti dal Governo ruandese e dalla maggioranza degli storici. Questi ultimi  si attestano al milione di morti, 1.071.000 secondo il Governo di Kigali. Durante il genocidio 6 persone venivano uccise ogni minuto. Il picco dello sterminio si registrò nei primi 22 giorni per scendere, progressivamente, e riprendere negli ultimi 20 giorni nelle province nord ovest al confine dello Zaire, ancora sotto il controllo del ex Governo CDR, nonostante la presenza dei soldati francesi, accusati di aver tollerato o facilitato le operazioni genocidarie senza portare soccorso ai civili tutsi minacciati.
Durante gli ultimi 20 giorni, circa 182.000 tutsi furono sterminati.  La classe sociale tutsi ruandese era composta da circa 1,8 milioni di persone di cui 1,3 in Rwanda. Il resto faceva parte della diaspora in Uganda (dove parti’ la ribellione del FPR), Burundi, Zaire, Europa, Stati Uniti e Canada. Diaspora formata da rifugiati fuggiti dai precedenti pogrom etnici attuati dal regime di Habyarimana. Alla fine dell’Olocausto solo 300.000 tutsi residente nel Paese sopravvissero. Nel moderno Rwanda la classe sociale tutsi é ora formata principalmente dalla diaspora ritornata dall’estero per ricostruire il Paese assieme alla maggioranza hutu.

Le cifre fornite dallo studio del 2008 (circa 2 milioni di morti) nonostante siano state ignorate, per convenienze politiche, sembrano reali. Lo studio prende in considerazione non solo i tutsi e hutu sterminati durante i cento giorni, ma anche le etnie tutsi presenti nello Zaire sterminate all’arrivo delle forze genocidarie ruandesi protette dall’Esercito francese (circa 20.000 vittime), gli hutu morti durante i due anni di permanenza nei campi profughi dello Zaire e Tanzania, e i tutsi morti dopo il genocidio, per un totale di 600.000 persone. Principalmente donne stuprate ma sopravvissute che sono successivamente morte di HIV/AIDS (circa 250.000 donne).
Nel giugno 2013 i sopravvissuti tutsi all’Olocausto erano 21.039. Una cifra che testimonia la progressiva morte causa problematiche sanitarie legate al genocidio. Nel 2008 i sopravvissuti censiti erano 75.000.

Il genocidio ruandese apri’ una fase di permanente instabilità  nella Regione dei Grandi Laghi, determinando due guerre pan africane combattute in Congo, una miriade di guerre a bassa intensità all’est del Congo, create da 40 diversi gruppi armati legati al business di oro, coltan, diamanti, due ribellioni Banyarwanda (tutsi congolesi) nel 2009 e nel 2012. L’attuale crisi in Burundi ha origini comuni al genocidio ruandese del 1994. La matrice delle conseguenze del genocidio del 1994 risiede nella caparbia volontà della Francia di mantenere in vita le forze genocidarie ruandesi riorganizzate nel gruppo terroristico internazionale FDLR, principale attore dell’instabilità regionale e causa dei vari conflitti bellici.

Attualmente le FDLR hanno il loro comando generale a Goma, capoluogo della provincia del Nord Kivu, Congo, e comandano, di fatto, il Burundi, avendo preso il sopravento militare e politico sul ex Presidente Pierre Nkurunziza e del partito al potere CNDD-FDD; le milizie FDLR erano state chiamate come mercenari nel settembre 2014 per sostenere Nkurunziza al lavoro per ottenere il terzo mandato presidenziale contrario alla Costituzione.
Come nel 1994, le FDLR sono i principali attori del genocidio burundese, definito ‘genocidio con il contagocce’, e ricevono il supporto finanziario, politico e finanziario francese. Obiettivo finale: la riconquista del Rwanda, e terminare il genocidio del 1994 rimasto in ‘sospeso’, secondo le menti psicopatiche dei dirigenti terroristi delle FDLR. La perseveranza della Francia ha tutti i presupposti per essere considerata un crimine contro l’umanità di cui qualcuno, a Parigi, potrebbe essere chiamato a rispondere nel prossimo futuro.

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