martedì, Agosto 3

Genocidio Rwanda: ricordando le vittime Hutu field_506ffbaa4a8d4

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Il 6 aprile 1994 muoiono i presidenti ruandese Juvenal Habyarimana e burundese Cyprien Ntaryamira in un incidente aereo durante la fase di atterraggio presso l’aeroporto internazionale di Kigali. Le dinamiche dell’incidente sono immediatamente chiare. L’aereo é stato abbattuto da un missile terra aria. Il regime ruandese incolpa il ridotto contingente militare del movimento di liberazione nazionale Fronte Patriottico Ruandese – (FPR), presente nella capitale per difendere i loro leader che parteciperanno al futuro Governo di unità nazionale, come prevedevano gli accordi di pace.
Il regime, dopo aver convinto la popolazione che i tutsi avevano ucciso l’amato Presidente, dirama l’ordine di attivare lo sterminio.
Il genocidio sarà attuato, nei primi giorni, da reparti di Esercito, Polizia e dalle milizie paramilitari Interahamwe, comandate da Pascal Musabe , e Impuzamugambi, comandate da Joseph Nzirorera. La maggioranza della popolazione hutu si unirà in massa all’eccidio a partire del terzo giorno.

L’olocausto viene consumato su tutto il territorio nazionale per 100 giorni, prima che i guerriglieri FPR riescano a conquistare Kigali e a liberare il nord ovest del Paese (confini con il Congo) scontrandosi, in varie occasioni, con l’Esercito francese, inviato nel Paese africano sotto copertura umanitaria e con l’approvazione ONU (Operazione Turchese); l’intento vero dell’Operazione era ribaltare le sorti del conflitto a favore del regime genocidario. Il mancato raggiungimento di questo obiettivo costringerà lo Stato Maggiore francese a proteggere l’Esercito e le milizie genocidarie in fuga che si rifugeranno nel vicino Zaire (attuale Repubblica Democratica del Congo) per riorganizzarsi e tentare di riconquistare il Paese. Nel 2000 le forze genocidarie in esilio verranno riorganizzate dalla Francia e raggruppate in un unico movimento armato: le Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda (FDLR).

La rapidità delle operazioni genocidarie su tutto il territorio, il mancato vuoto di potere a seguito della morte ‘improvvisa’ del Capo di Stato (sostituito in due ore da un comitato di crisi controllato da Clan Akazu sotto il diretto comando della First Lady   Agathe Habyarimana e dal CDR (Consiglio per la Difesa della Repubblica), il ruolo dei media radiofonici nell’incitare e coordinare le operazioni di sterminio già dall’ora X, indicano che il genocidio era stato preparato nei minimi particolari da molto tempo. “Ogni genocidio non giunge sul palcoscenico della storia umana da un giorno all’altro senza annunciarsi, senza gridare le promesse di morte e distruzione. É necessario che  l’infezione virale si manifesti silenziosamente nel Paese  in tutta la sua natura abominevole. Deve percorrere il suo cammino incontrastata impossessandosi progressivamente di piccoli e grandi cervelli, inibendo tutte le capacità di pensiero, costringendo la maggioranza della popolazione ad una ossessione martellante che ha un solo obiettivo: rendere normali i fiumi di sangue. Da quando il processo di lavaggio del cervello é completato e l’intenzione di sterminare é stata proclamata pubblicamente il genocidio su larga scala é solo questione di tempo, di circostanze, di contingenze, di logistica, di opportunità”, dpiega David Gakunzi scrittore burundese, giornalista, ex funzionario internazionale e insegnate costretto dal regime HutuPower del CNDD-FDD all’esilio in Francia.

A prova delle affermazioni di Gakunzi esiste ilfax del genocidio‘. Il 11 gennaio 1994 il comandante della missione ONU di pace UNAMIR, il Generale canadese Romeo Dallaire, inviò al Palazzo di Vetro, a New York, un dettagliato fax contenente le informazioni circa la preparazione del genocidio. Informazioni ricevute da una talpa all’interno del regime, chiedendo l’immediato intervento militare per prevenire lo sterminio. Il fax fu ignorato dalle Nazioni Unite per ragione strettamente politiche. Esattamente come é avvenuto per il ‘fax del genocidio‘ inviato, nel 2014, da osservatori ONU in Burundi. Le Nazioni Unite lo hanno ignorato per le stesse ragioni politiche che spinsero ad ignorare il fax del Generale Dallaire.

L’areo presidenziale fu abbattuto da consiglieri militari francesi per conto del Clan Akazu. La moglie del Presidente, assieme a dei suoi fratelli e fedelissimi, intendeva bloccare il processo di pace con la ribellione FPR che prevedeva la formazione di un Governo di unità nazionale. I presidenti Habyarimana e Ntaryamira stavano ritornando da dei colloqui di pace ad Arusha, Tanzania dove avevano discusso gli ultimi dettagli. L’accordo doveva essere firmato a giorni.  L’obiettivo era difendere l’impero mafioso ed economico che il Clan Akazu aveva costruito nei decenni di potere proponendo alla popolazione semi analfabeta hutu il mito del superiorità razziale (Hutu Power) creato dalla Chiesa Cattolica (più precisamente di Padri Bianchi) nel 1957 (il Manifesto Bahutu) e l’odio verso la minoranza tutsi. Gli interessi del Clan Akazu corrispondevano perfettamente alla necessità di Parigi di mantenere il controllo del Paese.

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