lunedì, Giugno 14

Genocidio in Etiopia? Rispondere non sarà facile Nel fine settimana gli Stati Uniti hanno annunciato blocchi all'assistenza economica e agli interventi sulla sicurezza del Paese; oramai molte sono coloro che accusano l'Etiopia di genocidio nel Tigray. Ma provarlo è ben altro

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Il capo della Chiesa ortodossa etiope, Abune Mathias, a inizio maggio ha condannato il conflitto armato in corso nella regione del Tigray in Etiopia e le sofferenze che sta causando alla popolazione civile. In un videomessaggio ha detto «il genocidio è commesso adesso». Abune Mathias è probabilmente la figura di più alto profilo ad etichettare i presunti atti criminali contro i Tigray come genocidio, ma non è il primo. A gennaio, il leader del Fronte di liberazione popolare del Tigray ed ex presidente del Tigray, Debretsion Gebremichael, ha accusato le forze etiopi ed eritree di condurre una «guerra devastante e genocida» nel Tigray. I tigrini di tutto il mondo hanno ripetuto lo stesso messaggio sui social media e durante le manifestazioni di protesta.
Oltre a questo, ci sono state
numerose segnalazioni da parte di agenzie di stampa e gruppi per i dirittiche confermano il targeting di civili.

Nei giorni scorsi, poi, un sacerdote dell’Eparchia cattolica di Adigrat nella regione settentrionale del Tigray, secondo quanto riporta ‘National Catholic Reporter‘, ha dichiarato che nella regione sono ancora in corso uccisioni, rapimenti e stupri. «Gli obiettivi delle uccisioni sono uomini e ragazzi, che vengono eliminati dalle forze armate e dai loro alleati, e donne e ragazze, che subiscono ripetutamente stupri di gruppo per indebolire qualsiasi resistenza». «Stanno violentando e distruggendo le donne per assicurarsi che non possano crescere una comunità in futuro. Stanno usando lo stupro e il cibo come armi da guerra», ha detto il sacerdote. Centinaia di sacerdoti e migliaia di credenti sono stati uccisi, ha denunciato già a febbraio il Consiglio interreligioso del Tigray. Chiese, monasteri e moschee sono stati distrutti da pesanti bombardamenti. “Le reliquie sono state rubate, gli oggetti di culto sono stati bruciati, i beni dei credenti sono stati profanati”, ha denunciato il Consiglio interreligioso, che include la Chiesa cattolica. Suore sono state violentate, madri e figlie sono state stuprate in gruppo.
Le accuse che vengono dai religiosi si aggiungono a quelle di
organizzazioni per i diritti umani che accusano le truppe etiopi, le forze speciali della regione di Amhara i soldati eritrei di pulizia etnica e genocidio.
C’è chi parla di ‘genocidio per decreto’. La storia di conflitti del Paese, le ideologie etnonazionaliste e le istituzioni democratiche instabili, affermano gli osservatori, depongono a favore della possibilità che quello che si sta consumando nel Paese, che a giugno andrà al voto, sia effettivamente un genocidio.

Nel fine settimana il Segretario di Stato americano Antony Blinken ha annunciato restrizioni ai visti per i funzionari etiopi ed eritrei accusati di fomentare la guerra nella regione, affermando che le persone coinvolte «non hanno compiuto passi significativi per porre fine alle ostilità». Altresì sono stati annunciati blocchi all’assistenza economica e agli interventi sulla sicurezza del Paese. Non sono ancora state assunte decisioni per quanto riguarda sanzioni, delle quali l’Amministrazione Biden sta comunque discutendo.
Nelle scorse settimane l’
inviato dell’Unione europea, Pekka Haavisto, dopo aver visitato la regione, aveva detto che «donne e ragazze sono state vittime di abusi perché è evidente che in questo conflitto, lo stupro, individuale o di gruppo, per qualche motivo è stato scelto come arma sistematica contro la popolazione civile». La UE già a marzo aveva imposto sanzioni all’Eritrea per presunte violazioni dei diritti umani, comprese esecuzioni extragiudiziali, torture, sparizioni forzate e arresti arbitrari in Tigray, e a dicembre aveva bloccato gli aiuti umanitari, poi ripresi circa un mese fa insieme all’erogazione di un finanziamento di oltre 53 milioni di euro.

Ma cosa costituisce esattamente un genocidio? Lo spiega Firew Kebede Tiba, docente di diritto presso la Deakin University.
Secondo le Nazioni Unite,
il genocidio avviene quando vengono commessi determinati atti con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso. Questi atti sono: Uccidere membri del gruppo; Causare gravi danni fisici o mentali ai membri del gruppo; Infliggere deliberatamente condizioni di vita calcolate per provocare la distruzione fisica di un gruppo in tutto o in parte; Imporre misure intese a prevenire le nascite all’interno del gruppo; Trasferimento forzato dei bambini del gruppo in un altro gruppo.
La principale differenza tra altri gravi crimini internazionali -come crimini contro l’umanità e crimini di guerra- e il genocidio è che i genocidi hanno
due intenzioni: l’intento di commettere crimini contro un gruppo e l’intento di distruggere il gruppo in tutto o in parte.

«Stabilire se si sta verificando un genocidio nel Paese richiede un’indagine indipendente e obiettiva», afferma Tiba. «Questo dovrebbe, preferibilmente, essere effettuata dalle Nazioni Unite (ONU) su mandato della Commissione d’inchiesta. Tali indagini costituiscono la base per stabilire se il caso debba essere deferito alla Corte penale internazionale (CPI) dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. In Etiopia, questa indagine dovrebbe coprire tutti i principali incidenticontro la popolazione tigrina dall’inizio del conflitto».

Ma un lavoro del genere non è di facile realizzazione. «La sfida è che vari attori sono coinvolti nella guerra nel Tigray. Questi includono l’Esercito nazionale dell’Etiopia, la milizia e le forze para-militari della regione di Amhara e l’Eritrea. Non tutti hanno lo stesso obiettivo. Qualsiasi indagine credibile dovrebbe esaminare separatamente il ruolo svolto da ciascuno per determinare se nutrivano un intento genocida».

Raphael Lemkin, un avvocato polacco, ha coniatola parola ‘genocidio’ nel 1944 in parte in risposta al sistematico assassinio di ebrei da parte dei nazisti. È stata anche una risposta alle azioni precedenti che hanno preso di mira gruppi, come gli armeni in Turchia e gli Herero da parte dei tedeschi in Namibia. Il genocidio è stato codificato nel diritto internazionale nel 1948 tramite la Convenzione delle Nazioni Unite sulla prevenzione e la punizione del crimine di genocidio. Questo trattato è ratificato da 152 Paesi. In Etiopia, il codice penale etiope criminalizza il genocidio, sebbene vada oltre la Convenzione sul genocidio aggiungendo gruppi politici ai gruppi protetti.
Prima dell’istituzione della CPI, la comunità internazionale faceva affidamento su tribunali ad hoc, come i tribunali di
Norimberga e Tokyo, e più recentemente i tribunali delle Nazioni Unite per l’exJugoslavia e il Rwanda. Solo 123 Paesi fanno parte della Corte penale internazionale e l’Etiopia non è uno di quelli. In genere, anche per i membri della Corte penale internazionale, i tribunali locali hanno la responsabilità primaria di perseguire il genocidio. «Se i tribunali locali sono disposti e in grado di svolgere il compito è una questione diversa».

L’Etiopia ha una storia di persecuzione dei crimini di genocidio, ricorda Tiba. Nel 2007, dopo un processo durato 12 anni, l’ex leader etiope Mengistu Haile Mariam è stato dichiarato colpevole di genocidio in contumacia. Le indagini e l’accusa sono state condotte dall’ufficio del procuratore speciale dell’Etiopia. I tribunali regolari hanno gestito i processi. Membri di alto livello del regime militare di Mengistu sono stati condannati per aver compiuto atti criminali allo scopo di distruggere gli oppositori politici. «Ma perseguire un regime rovesciato non è la stessa cosa che perseguire un incumbent».

A livello nazionale, il procuratore generale dell’Etiopia è responsabile delle indagini sulle atrocità. E questo ufficio ha già iniziato a esaminare le accuse di crimini commessi nel Tigray. Uno di questi è stato condotto nella storica città di Axum. Ci sono rapporti secondo cui, nel novembre 2020, le forze etiopi ed eritree hanno attaccato indiscriminatamente la città, uccidendo e ferendo civili. Ciò è continuato dopo che hanno avuto il controllo della città. Ci sono accuse secondo cui diverse centinaia di residenti sarebbero stati giustiziati dalle forze eritree. L’ufficio del procuratore generale dell’Etiopia ha rilasciato i suoi risultati. Ha affermato che la maggior parte delle vittime erano combattenti morti negli scontri con le truppe eritree, e non civili.
«Credo sia
improbabile che questa sia stata un’indagine indipendente o completa. Probabilmente non porterà al perseguimento dei sospetti implicati nei crimini».

«Sfortunatamente, è improbabile che le autorità etiopi possano condurre indagini credibili sugli eventi nel Tigray. Solo una commissione d’inchiesta incaricata dalle Nazioni Unite può stabilire se la questione debba essere deferita alla CPI per ulteriori indagini e procedimenti giudiziari per i sospettati».

«Poiché l’Etiopia non è parte della Corte penale internazionale, il caso dovrebbe essere deferito dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Ma Cina e Russia sono due membri permanenti del Consiglio di sicurezza che tipicamente si oppongono alle indagini esterne su quelli che considerano ‘affari interni’. Un’altra opzione è che, in quanto membro non ICC, l’Etiopia possa fare riferimento a se stessa. Ma, come affermò una voltaLemkin, il genocidio per sua stessa natura «è commesso dallo Stato o da potenti gruppi con il sostegno dello Stato. Uno Stato non perseguirà mai un crimine istigato o sostenuto».
Credo sia
improbabile che il governo etiope si deferisca o svolga un’indagine credibile».

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