domenica, Settembre 26

GB: sfida tra aspiranti Thatcher al Congresso Tory La Professoressa Brigid Laffan (EUI) parla del contrasto tra May e Johnson

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A Birmingham, si avvia alla conclusione il Congresso del Tory Party, il partito conservatore inglese. A tenere banco  è stato il duro scontro tra i seguaci del Primo Ministro, Theresa May, e quelli dell’ex-Ministro degli Esteri, Boris Johnson, sui temi dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, la cosiddetta Brexit.

Lo scontro tra May e Johnson non è una novità: fin da quando i conservatori persero la maggioranza dopo le elezioni volute dal Primo Ministro, l’allora Ministro degli Esteri cominciò ad avere un atteggiamento aggressivo; la rottura definitiva tra i due si ebbe nel momento in cui Johnson, in aperta polemica con la May sull’atteggiamento da tenere durante le trattative con la UE, lasciò il Ministero degli Esteri. Con il passare del tempo, i rapporti tra i due si sono ulteriormente inaspriti, con Johnson che, alla guida di una fronda interna, ha gradualmente smesso di dissimulare le sue mire al posto di Primo Ministro.

In effetti, dal voto del 2016, i rapporti tra Londra e Bruxelles sono stati difficili. Nelle prime sedute volte a trovare un accordo sulle modalità di uscita della GB dalla UE, gli inglesi si sono presentati avanzando proposte a tutto vantaggio di Londra e, soprattutto, con la pretesa di non saldare il debito contratto con le istituzioni europee. Di fronte ai reiterati rifiuti da parte della UE, si sono alternati momenti i stallo a proposte più moderate.

Di fatto, il Governo inglese si trova in una situazione piuttosto fragile: mentre il partito di Governo si divide tra fautori della Soft-Brexit (ovvero di un accordo con gli europei) e della Hard-Brexit (ovvero della rottura dura e pura), gli avversai politici del Labour Party (Partito Laburista) di Jeremy Corbyn crescono nei sondaggi. Inoltre, all’interno del Tory c’è anche chi, contrario alla Brexit nei giorni del referendum, non ha gradito lo schiacciamento del partito sulle posizioni dello United Kingdom Indipendence Party (UKIP: Partito per l’Indipendenza del Regno Unito) di Neigel Farage.

Allo stato attuale, l’instabilità economica provocata dalla Brexit e dall’assenza di un accordo con la UE è costata agli inglesi circa ventisei miliardi di sterline l’anno. Per superare questo stallo, la May ha presentato un accordo, detto dei Chequers, che prevede il mantenimento della frontiera aperta tra Repubblica d’Irlanda ed Irlanda del Nord e un accordo bilaterale con la UE: l’accordo punta a mantenere un mercato comune con la UE, limitando, allo stesso tempo, le possibilità di spostamenti dei cittadini europei in GB (e viceversa). Durante il vertice di Salisburgo, il piano della May è stato bocciato dalle Autorità UE; in questo modo, il Primo Ministro inglese è arrivato al Congresso in una situazione di ancor maggiore difficoltà, a tutto vantaggio della fronda interna. L’ala più intransigente potrebbe apprezzare la stretta sull’immigrazione dai Paesi UE ma, in ogni caso, resta contraria al mercato unico. Per tentare di blandire gli animi, la May è arrivata a proporre la celebrazione, a partire dal 2022, di una ‘giornata dell’orgoglio britannico’.

Dalla parte opposta della barricata interna, c’è Boris Johnson. Nel suo intervento al Congresso Tory, l’ex-Ministro degli Esteri ha attaccato a tutto campo i fautori dell’accordo con la UE: secondo Johnson, infatti, l’accordo dei Chequers rappresenterebbe un tradimento del voto del 2016, un atto infame contro l’interesse nazionale. Il capo fronda degli oltranzisti è arrivato ad evocare lo spettro del reato di alto tradimento, citando una legge del XIV secolo: secondo Johnson, infatti, il piano della May consegnerebbe la potente economia inglese nelle mani dei temutissimi europei; si tratterebbe, quindi di una ‘proposta-truffa’. Nel suo discorso, condito di molta retorica e, a detta dei critici, di pochissimi fatti, l’ex-Ministro degli Esteri ha fatto leva sull’orgoglio inglese e, per finire, ha attaccato Corbyn, guida dei laburisti, accusandolo di essere filo-sovietico e al soldo di potenze straniere.

La replica di Theresa May non ha tardato ad arrivare. Nel suo discorso di chiusura, il Primo Ministro ha liquidato il discorso del rivale affermando che, come tutti sanno, Johnson è molto abile nel mettere su spettacoli di successo. Criticando la totale assenza di proposte concrete da parte dell’avversario, la May ha invitato i membri del partito a ritrovare l’unità e a sostenere il proprio piano, unica possibilità che salvaguardi gli interessi inglesi e che garantisca la permanenza dell’Irlanda del Nord nella Gran Bretagna (la questione di Irlanda del Nord e Scozia, entrambe schierate nettamente contro l’uscita dalla UE, resta ancora aperto, con Belfast che guada ad una riunione con Dublino, da molto tempo sognata, e Edimburgo che chiede un nuovo referendum sull’indipendenza).

Il Congresso Tory, quindi, è stato caratterizzato dalla lotta intestina tra le due personalità forti del partito, Theresa May e Boris Johnson: si tratta di figure che hanno salito i vertici dei conservatori durante la difficile fase del dopo-Brexit e che, in modi differenti, sono state presentate (e si sono presentate) come eredi della politica di Margaret Thatcher, il Primo Ministro inglese che, negli anni ’80 del XX secolo, giocò un ruolo fondamentale nel disegnare il nuovo assetto della società britannica.

Ma chi, tra i due capofila dei conservatori, può davvero dichiararsi l’erede della ‘Lady di Ferro’? Per fare un bilancio del Congresso Tory e capire le dinamiche interne al partito, abbiamo parlato con Brigid Laffan, Direttrice del Centro per gli Studi Avanzati Robert Schuman dello European University Institute (EUI) di Firenze.

 

Quale può essere un bilancio del Congresso del Tory Party?

Il Congresso del Tory Party conferma la presenza di una guerra, in atto all’interno della maggioranza conservatrice, sulla questione della Brexit. I conservatori sono divisi in tre gruppi: quelli leali al Primo Ministro Theresa May (Chequers), quelli che si oppongono ai Chequers, Boris Johnson, Rees Mogg e lo European Research Group (ERG: Bruppo di Ricerca Europea), e quelli che hanno votato ‘remain’ e che non approvano che lo UK si getti in questo precipizio.

Ora che il Congresso è finito, quale è lo stato del potere di Theresa May sul partito?

Il Primo Ministro May ha navigato in acque pericolose fin dal giorno in cui, alle ultime elezioni, perse la propria maggioranza. Boris Johnson ha chiaramente deciso di prendere il suo posto e di iniziare una gara per il potere. Johnson ha un certo supporto, tuttavia non sufficiente per scalzarla: la gran parte dei Tories vorrebbero che il Primo Ministro May guidasse il partito fino a Brexit avvenuta per poi scaricarla prima delle prossime elezioni; in ogni caso, la May non ha mai smesso di muoversi in acque pericolose.

Dopo il Congresso Boris Johnson è più forte? Quanto sostegno hanno le sue posizioni nella base elettorale del Tory Party? Le posizioni di Johnson possono spaccare il partito?

Boris Johnson ha eseguito una prova di bravura performance poiché è abilissimo nel teatro politico  e ha sputo fomentare la base Tory: il suo discorso è arrivato molto bene. Il problema sta nel contenuto: non ha offero alcuna soluzione ai problemi della Breixt; ha perfino affermato di voler posticipare di sei mesi l’applicazione dell’Articolo 50, senza sapere che questo non è possibile. Sì, Johnson ha spaccato il partito. Potrei sbagliare, ma personalmente penso che non sia così forte da scalzare la May e che non sarà mai Primo Ministro britannico.

Sia la May che Johnson si sono presentati come una sorta di ‘Margaret Thatcher moderna’: chi, tra loro, è la ‘nuova Thatcher’ (se effettivamente ne esiste una)?

Né la May né Johnson hanno la statura politica, l’abilità o il carattere di Margaret Thatcher. Sebbene la Thatcher fosse guidata dall’ideologia, questa è sempre stata temperata dal pragmatismo: la Brexit non avrebbe mai avuto luogo sotto un Governo Thatcher.

Quale potrebbe essere l’effetto sulla politica inglese del duro dibattito interno al Tory Party su Hard-Brexit e Soft-Brexit? È possibile che Labour Party o lo United Kingdom Indipendence Party possano trarne vantaggio?

La situazione nello UK è così volatile che è difficile dirlo: se ci sarà una Brexit senza accordo, allora il Labour vincerà le prossime elezioni; se Corbyn non sarà egli stesso una figura divisiva, allora il Labour sarà in vantaggio alle urne. Al momento lo UKIP è molto debole: i sostenitori dello UKIP votano Tory.

Quale è la posizione di scozzesi e nord-irlandesi riguardo al dibattito interno al Tory Party?

La Brexit avrà conseguenze di lungo termine per lo UK: ci sarà un nuovo referendum sull’indipendenza della Scozia entro dieci anni. L’impatto sull’Irlanda è molto pericoloso perché ad essere messa al palo è la stessa pace: si potrebbe arrivare ad avere un’Irlanda unita, il che era assolutamente impensabile fino al giugno 2016.

 

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