martedì, Ottobre 19

GB: ombre sui centri di detenzione per l'immigrazione

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London – «La nostra speranza è che questo cross party report darà del coraggio politico a chiunque vinca le prossime elezioni generali di guardare nei dettagli nel modo in cui usiamo la detenzione degli immigrati. Per il nostro paese e per coloro che deteniamo, non possiamo continuare così». Con queste parole e con questo messaggio viene condivisa un’analisi sui centri di detenzione nel Regno Unito da un gruppo di lavoro del Parlamento che vede lavorare insieme membri provenienti sia dai Conservatori, che dai Liberal Democratici, dai Laburisti e da dei crossbenchers, membri non allineati.

La loro richiesta, dopo questo lavoro di 9 mesi, è quella di mettere un limite temporale a queste detenzioni, un limite che al momento non esiste, facendo il Regno Unito un caso europeo. Il gruppo di lavoro suggerisce 28 giorni come lunghezza massima in caso di detenzione in centri per immigranti. Nel Regno Unito, inoltre, viene riscontrata una generale disproporzione nell’uso della detenzione degli immigrati e dei richiedenti di asilo, e il gruppo di lavoro alla Camera chiede che vengano favorite soluzioni di comunità invece che la detenzione, che dovrebbe essere limitata a casi sporadici e per brevi periodi.

Al Regno Unito, che spesso viene visto come un esempio da seguire per quanto riguarda le battaglie per i diritti umani, viene raccomandato dai propri Parlamentari di guardare all’estero per vedere le ‘best practice’ internazionali nel caso di alternative alla detenzione. E lo sguardo viene direttamente puntato sul modello Svedese, esempio di metodi differenti e all’avanguardia per quanto riguarda queste pratiche.

La Parlamentare Lib-Dem Sarah Teather, a capo del panel di inchiesta, ha commentato: «Come panel, abbiamo concluso che il sistema in uso è caro, non effettivo ed ingiusto. Chiediamo al prossimo Governo di imparare da alternative alla detenzione che si concentrino nell’attivazione con gli individui nelle loro comunità, invece che basarsi sulla privazione della libertà».

Basta osservare e seguire le news nel Regno Unito per rendersi conto che quello delle detenzioni dei migranti è un problema che va avanti da molto tempo e che certamente contiene casi che vanno oltre la data auspicata dei 28 giorni.

Nel report si legge di un episodio di racconto diretto da uno dei centri di detenzione, quello di Colnbrook. Sebbene il racconto non fosse in perfetto inglese, sebbene la qualità audio non fosse delle migliori, Teather scrive così nell’introduzione all’analisi«ma abbiamo sentito la risposta, forte e chiara: tre anni. Tre anni è stata la durata del tempo di detenzione di un uomo che ha raccontato la sua storia ha passato rinchiuso in un limbo, contando i giorni, come un altro testimone ha descritto la sua esperienza di detenzione».

I gruppi per i diritti umani da anni cercano di porre l’attenzione dell’agenda politica sulla delicata questione e domandano un miglioramento delle condizioni di vita degli immigrati che raggiungono il Regno Unito. Maurice Wren, a capo dell’associazione caritatevole Refugee Council, ha detto: «Oggi una luce luminosa è scesa nell’angolo più buio del sistema dell’immigrazione nel Regno Unito e ha rivelato dei non piacevoli segreti. In poche parole, il Governo Britannico sta detenendo troppe persone e troppo a lungo. Nel sistema attuale, i richiedenti d’asilo che non hanno fatto niente di male, si ritrovano arbitrariamente dietro le sbarre, per dirlo con le parole dei civil servants del Ministero della difesa, per una ragione principale: perché è politicamente conveniente. I Ministri devono prendere questa opportunità per portare avanti delle riforme e abbandonare le esistenti strutture di detenzione degli immigrati che si sono dimostrate altamente inefficienti, estremamente care e direttamente contraddittorie con i nostri più preziosi valori britannici di giustizia, libertà e compassione».

Il rapporto, inoltre, getta luce sulle condizioni di vita all’interno di questi centri di detenzione. Naturalmente le condizioni mentali in cui vengono lasciati i ‘detenuti’, non consapevoli di se e quando potranno tornare in libertà, ma più in generale la mancanza di alternative per sfidare la loro detenzione, come un limitato accesso ad aiuti legali, alle informazioni dal mondo esterno e in generale all’assistenza. Ma sono le condizioni all’interno di questi centri e il trattamento ricevuto che preoccupano e fanno scandalizzare l’opinione pubblica. Channel 4 ha portato avanti un’investigazione all’interno del centro di Yarl’s Wood, un centro per immigrati a 50 miglia nord di Londra, dove hanno incontrato storie di quotidiana violenza e maltrattamenti verso gli immigrati detenuti.

Con queste parole Steve Sysmonds, Direttore del Programma per i Rifugiati e i Migranti per Amnesty International UK, ha commentato l’accaduto: «I fatti di Yarl’s Wood raccontati da Channel 4 mostrano un orrendo spaccato del tipo di trattamento che le persone rinchiuse devono subire e sono veramente impressionanti. Le guardie filmate riferendosi alle persone per le quali erano responsabili come ‘animali’ è spaventoso, ma riflette anche un sistema che tratta le persone come animali. Ogni anno decide di migliaia di persone sono detenute in questi centri per la convenienza dell’amministrazione di un sistema che ha perso la visione delle vite umane al suo interno. La riforma del sistema promessa oggi», conclude riferendosi al report dei partiti che chiama all’introduzione di un tetto temporale alla detenzioneè da molto tempo necessaria».

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