domenica, Settembre 26

GB, le richieste di Cameron per rimanere nell'UE

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Protezione dei diritti dei Paesi che non fanno parte dell’Eurozona; possibilità di restare fuori da eventuali nuovi progetti che richiedano una maggiore integrazione; potenziare la competitività del mercato unico; permettere alla Gran Bretagna di porre limiti agli immigrati da altri Paesi Ue. Sono queste le richieste che David Cameron ha ribadito all’UE per rimanere. «Non nego che sia un grande obiettivo cercare modifiche che richiedono l’accordo di altre 27 democrazie, ma di certo non è un obiettivo impossibile. Credo che insieme si possa raggiungere un accordo in ognuna di queste aree. Se ci riusciremo, sono pronto a fare campagna con tutto il mio cuore e la mia anima per mantenere il Regno Unito dentro a un’Ue riformata che continui ad accrescere la prosperità e la sicurezza di tutti i suoi Paesi membri», il commento del premier britannico. La prossima settimana partiranno consultazioni bilaterali con gli altri 27 Paesi e con l’Europarlamento che riguarderanno i quattro punti proposti da Cameron. Ad annunciarlo il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, che spera di avere un programma di riforme pronte in tempo per il prossimo Consiglio europeo del 17-18 dicembre.

Il portavoce della Commissione, Margaritis Schinas, parla invece di aspetti ‘fattibili’, altri ‘difficili’ e altri ‘aspetti altamente problematici’ nella lettera inviata dal premier David Cameron a Tusk e Juncker. Tra gli ultimi in particolare «quelli che toccano le libertà fondamentali, discriminazioni tra cittadini della Ue». La Cancelliera tedesca Angela Merkel si è detta convinta che le richieste di Cameron possano essere accettate: «In ogni caso, la Germania farà tutto il possibile all’interno delle regole europee», anche se ammette che alcune di queste risultano complesse.

Sempre nell’ambito UE, duro attacco della Commissione alla Turchia nell’ambito del rapporto sui Paesi candidati all’adesione. Nel rapporto viene denunciata una ‘tendenza negativa’ per lo stato di diritto nel Paese e ‘gravi battute d’arresto’ sulla libertà di espressione: «Dopo anni di progressi in materia di libertà di espressione, gravi battute d’arresto sono state osservate negli ultimi due anni», si legge nel rapporto della Commissione europea.  Tra le preoccupazioni maggiori quelle che riguardano media e giudici, che hanno subito una maggiore pressione politica: «Il nuovo governo formato dopo le elezioni anticipate del primo novembre dovrà rispondere a queste priorità urgenti». Deficitaria anche la lotta alla corruzione: «La Turchia ha raggiunto un certo livello di preparazione per effettivamente prevenire e combattere la corruzione ma il curriculum del Paese resta inadeguato». Per non parlare delle riforme, a partire da quelle che riguardano la lotta alla discriminazione e alla necessità di ‘garantire efficacemente’ i diritti di donne, bambini e persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali e garantire sufficiente attenzione all’inclusione sociale dei gruppi vulnerabili, come i rom. «Le elezioni del primo  novembre hanno dato il via a quattro anni di stabilità e fiducia. Rendiamo questo periodo un tempo di riforme, con la priorità di una nuova Costituzione», il commento del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Sulla stessa linea il primo ministro turco, Ahmet Davutoglu: «La Turchia si impegnerà nei prossimi sei mesi in un importante processo di riforma in campo sociale, economico e giudiziario». Tra gli aspetti positivi quelli economici e monetari ma, come ha fatto sapere il commissario all’allargamento Johannes Hahn al Parlamento, per riaprire la richiesta «si aspetta la fine delle violenze e una soluzione della questione curda», oltre che di quella cipriota. Ma critiche al rapporto arrivano dal ministero per gli Affari Europei di Ankara, che parla di accuse «ingiuste e anche parzialmente sproporzionate», definendo poi «non accettabili le considerazioni sull’uso delle autorità, garantitegli dalla Costituzione, da parte del nostro Presidente».

Passando infine alla questione migranti, sale l’attesa per l’apertura domani del summit UE-Africa che vedrà la partecipazione di  90 delegazioni e 45 leader. Il Marocco e l’Egitto invieranno soltanto ministri degli Esteri. E voci insistenti tra i funzionari Ue parlano della volontà dei partner africani di favorire i rimpatri volontari come chiave del summit, con i Paesi UE non del tutto convinti e pronti a far saltare l’accordo.

Un tradimento all’interno dei servizi speciali egiziani. Questa la causa della catastrofe dell’aereo russo precipitato in Sinai il 31 ottobre scorso secondo i russi. A riferire di questo pensiero il quotidiano ‘Kommersant’, che cita fonti autorevoli: «I risultati delle perizie sui frammenti dell’aereo e i test chimici su eventuali tracce di materiale esplosivo non saranno pronti prima di una settimana. Per ora, stando a fonti altolocate di strutture statali russe, c’è solo una cosa chiara: la catastrofe dell’aereo nel cielo sopra il Sinai è la conseguenza di un tradimento all’interno dei servizi speciali egiziani. Qualunque cosa sia successa, è un loro grande fallimento», commenta una fonte, secondo cui «prima del decollo per motivi ignoti persone sconosciute avevano accesso all’aereo». Per i media egiziani invece si tratta di una vera «cospirazione» occidentale contro il turismo e l’economia del Paese. L’accusa è che la limitazione di voli occidentali verso l’Egitto non avvenga solo per questioni di sicurezza, ma anche per cercare di indebolire il presidente Abdel Fattah al-Sisi.

Mentre intanto arrivano sempre più conferme sul fatto che a far precipitare il velivolo sia stata una bomba: «La possibilità di un attacco terroristico rimane naturalmente una delle cause di quanto è successo», il commento del primo ministro Dmitry Medvedev in un’intervista per il quotidiano ‘Rossiyskaya Gazeta’. Per quersto è aumentata anche l’attenzione negli aeroporti USA, dove il governo ha chiesto di rafforzare i controlli sul personale degli scali che ha accesso libero in zone senza sorveglianza. In Russia, invece, la sospensione dei voli in Egitto, fa sapere il capo dell’amministrazione del Cremlino, Serghiei Ivanov, «durerà a lungo: almeno diversi mesi»,  proprio perché certe nuove procedure di sicurezza non possono essere introdotte in pochi giorni.

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