venerdì, Maggio 14

Gazprom: tra UE e Cina field_506ffb1d3dbe2

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Almaty – Gazprom ha mollato la presa. Sotto lo scacco di Vilnius, che minacciava di avviare la procedura di arbitrato, il gigante del gas russo ha deciso di adottare le misure prescritte dalla Commissione Europea sul cosiddetto ‘unbundling’. La separazione tra le attività operative, di fornitura e di distribuzione permetterà a Gazprom di mantenere una ridotta presenza nel mercato lituano e di evitare multe salate. Nel Terzo Pacchetto Energia entrato in vigore nei Paesi dell’Unione Europea, vi sono dei requisiti che Gazprom ha cercato di evitare per diversi mesi, adducendo giustificazioni relative allo stato delle forniture, prevalentemente provenienti dalla Russia, senza ‘filtri’ o partecipazioni da parte di altri Paesi o compagnie che estraggono il gas naturale.

Nelle scorse settimane avevamo trattato i vari fattori che potranno modificare la geopolitica del gas nella regione del Mar Baltico. Un inizio di compromesso, come già anticipato, è stato raggiunto. Ma potrebbe essere solo un difficile primo passo. L’a.d. di Gazprom, Alexei Miller, ha incontrato il primo ministro lituano, Algirdas Butkevicius, durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali di Sochi. Non è chiaro se ci potrà essere un seguito. Per comprendere meglio il futuro del gas russo in Europa, abbiamo raggiunto Jack Sharples, ricercatore britannico presso l’Università di Glasgow e al momento professore di Politica Energetica presso l’Università Europea di San Pietroburgo.

 

Il 30 gennaio scorso, la compagnia Lietuvos Dujos ha votato per intraprendere le procedure di arbitrato nei confronti di Gazprom. Qual è la differenza tra questo procedimento rispetto a quello di ottobre 2012?

Nell’ottobre 2012, la richiesta lituana era basata sul prezzo imposto. Il governo di Vilnius ha avanzato una richiesta per 1,5 miliardi di euro davanti al tribunale arbitrale della Camera di Commercio di Stoccolma, sostenendo che Gazprom avesse imposto un prezzo troppo alto a Lietuvos Dujos nel periodo 2004-2012. La causa del gennaio 2014 potrebbe portare a una decisione arbitrale importante sull’imposizione di prezzi giusti. Il contratto di fornitura che Lietuvos Dujos ha con Gazprom è valido fino al 2015 e il tentativo lituano di rinegoziare i prezzi non è diverso da altri esempi in tutta Europa. In alcuni casi, Gazprom ha accettato di rinegoziare. In questo caso, tuttavia, Gazprom non vuole cedere a degli sconti per Lietuvos Dujos e per questo la compagnia lituana è ricorsa all’arbitrato.

Quali problemi possono sorgere dalla costruzione del gasdotto South Stream viste le ultime dichiarazioni della Commissione Europea?

La Commissione ha messo in discussione gli accordi intergovernativi tra la Russia e i Paesi che parteciperanno alla costruzione e al transito di South Stream. Questo è indubbiamente il più grande problema che affligge il management di Gazprom al momento. Secondo la Commissione, questi accordi dovranno essere rinegoziati per assecondare i requisiti dell’unbundling, dell’accesso a terzi (TPA) e dello schema tariffario, il che potrebbe significare mesi, anni. La Russia, al contrario, sostiene che gli accordi sono stati firmati secondo il diritto internazionale, che precede la legislazione europea. La questione aperta potrebbe rinviare il completamento dei lavori di costruzione di South Stream. A parte la saldatura simbolica che è stata effettuata sia in Serbia, sia in Bulgaria, è possibile che alcuni Paesi partner preferiscano aspettare e rinegoziare, piuttosto che rischiare di violare la legislazione UE.

Qualora Gazprom decidesse di costruire South Stream senza chiarirne il regime di utilizzo con la Commissione, un ulteriore problema sorgerebbe: le regole europee sarebbero applicabili in territorio europeo. Dunque Gazprom sarebbe soggetto ai requisiti del Terzo Pacchetto, che prevedono l’unbundling, il TPA e gli schemi tariffari. E se Gazprom decidesse di ignorare queste regole dopo aver costruito il gasdotto, potrebbe trovarsi di fronte a procedimenti legali per l’infrazione della legislazione europea. Una via d’uscita potrebbe essere la garanzia di uno status eccezionale per South Stream, che gli permetterebbe di essere esente dai requisiti del Terzo Pacchetto europeo. Ma nel novembre 2013, Gunther Oettinger, portavoce del dipartimento energetico della Commissione Europea, aveva sottolineato che Gazprom non avesse ancora richiesto formalmente lo status eccezionale per South Stream, nonostante avesse già preso le ‘decisioni finali di investimento’. L’incubo di Gazprom è quello di investire grandi somme di denaro in una nuova pipeline per poi ritrovarsi a non poterla utilizzare al massimo della capacità. In altre parole, non vuole ripetere l’esperienza di Nord Stream. Un altro brutto sogno sarebbe quello di non poter controllare le sezioni ‘onshore’ di South Stream, a causa della forzata vendita delle proprietà di Gazprom nelle compagnie statali dell’Europa balcanica. In altre parole, non vuole nemmeno ripetere l’esperienza lituana.

Ci sarà spazio per la concessione dello status di ‘progetti eccezionali’ per i gasdotti russi?

Per Nord Stream, l’aspetto chiave è il TPA rispetto ai due gasdotti (OPAL e NEL) che lo collegano al resto del network tedesco. OPAL al momento gode di un’esenzione parziale dalle regole europee: Gazprom ha l’esclusiva per il 50% dei 35 miliardi di metri cubi (bcm) che OPAL può trasportare in un anno; l’altra metà è riservata a terzi. Dopo il recente summit tra UE e Russia, il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che le questioni su OPAL erano da considerarsi chiuse e che Gazprom avrebbe potuto usare l’intera capacità della pipeline. La Commissione ha subito risposto in maniera ufficiale: “La decisione finale sull’esenzione da parte della Commissione è ancora in sospeso”. Il 4 febbraio, ‘Platts‘ ha riportato che il 50% non assegnato di OPAL potrebbe essere messo a disposizione attraverso il sistema di aste europeo PRISMA e che Gazprom potrebbe, teoricamente, fare un’offerta e quindi ottenere il 100% della capacità di OPAL. Questa sarebbe una delle soluzioni possibili alle questioni che riguardano OPAL. Per NEL (20 bcm), invece, non sono previste eccezioni, anche se non sono da escludere soluzioni simili.

Per quanto riguarda South Stream, al momento non possiamo sapere se la Commissione acconsentirà all’esenzione dal requisito del TPA. Le sezioni ‘onshore’ potrebbero essere idonee a uno status di parziale esenzione, visto che attraversano confini nazionali (nodo alla base del precedente di esenzione per OPAL). Anche la Trans-Adriatic Pipeline ha ottenuto un’esenzione di 25 anni nel maggio 2013. Pertanto, i precedenti legali esistono, almeno in favore di un’esenzione parziale. Tuttavia, è difficile immaginare che la Commissione dia un’esenzione totale a South Stream, dal momento che una decisione del genere sarebbe in contraddizione con tutti gli altri sforzi che Bruxelles ha profuso per ridurre il monopolio regionale di Gazprom nell’Europa Sud e Centro-orientale e per aumentare la concorrenza nel mercato interno del gas naturale.

Può la futura costruzione di terminali per l’importazione di gas naturale liquefatto (GNL) nella regione baltica permettere a questi Paesi di sbarazzarsi di Gazprom? E le compagnie russe Novatek e Rosneft ne trarrebbero vantaggio per vendere il loro GNL ai baltici?

I nuovi terminali GNL potrebbero sicuramente creare dei problemi alla strategia di penetrazione di Gazprom in quei mercati. Dato che sono consumatori di volumi contenuti di gas, anche due terminali potrebbero produrre effetti significativi verso la diversificazione delle importazioni per l’intera regione baltica. Credo poco nella possibilità che Novatek e Rosneft cerchino di vendere il proprio GNL ai Paesi baltici. Questo violerebbe gli accordi informali che hanno permesso la liberalizzazione delle esportazioni di GNL in Russia: Novatek e Rosneft possono esportare GNL, ma solo nel mercato asiatico e pacifico e non dovranno competere con Gazprom nel mercato europeo.

Qual è il prossimo passo per Gazprom? Si muoveranno verso est, come desiderano da tanto, oppure rimarranno con gli occhi fissi sull’Europa?

La chiave per la strategia orientale di Gazprom è la Cina. Se riusciranno a strappare l’accordo per costruire un gasdotto ed esportare circa 38 bcm verso la Cina attraverso questa pipeline, questo potrebbe avere un impatto geografico significativo per la diversificazione delle esportazioni di Gazprom. Il terminale GNL di Vladivostok non potrà far transitare più di 15 bcm di GNL (che rigassificato produrrebbe 20 bcm) ogni anno. Gazprom ha anche accesso al terminale di Sakhalin-II che ha una capacità equivalente di 13,8 bcm. Quindi, in un decennio, Gazprom avrebbe una capacità totale di esportazione al di fuori dall’Europa di circa 72 bcm all’anno. Questo dato va comparato con i 161.5 bcm esportati in Europa nel 2013 (senza contare i Baltici, ma includendo la Turchia, spesso considerata in Europa dalle statistiche di Gazprom, ndr). Ecco, Gazprom rimarrà focalizzato sull’Europa, ma proverà a espandere il proprio mercato a est, perseguendo una strategia a ‘doppio binario’.

 

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