martedì, Maggio 18

Gaza! Appello al mondo della Cultura, a poeti, letterati, artisti, a voi che leggete

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Bambino

Si ascolta, si guardano scorrere immagini, la frammentazione delle notizie, i comunicati contraddetti da un nuovo bombardamento, altri civili uccisi, un numero che di continuo dev’essere aggiornato. E l’inciviltà cui siamo soggetti ci costringe a una pietas ipocrita ogni qualvolta in quel numero compare un bambino, come se una vita tranciata avesse un valore rispetto all’età.

Il mondo si è fermato, ma che dico! Ha rallentato solo per una manciata di secondi, quando le immagini di una bambina che recuperava dei libri dalle macerie della sua casa hanno fatto il giro del Web. Poi ha millantato la sua commozione per i ragazzini falciati da una bomba mentre giocavano a pallone su una spiaggia dei Territori, e ha voltato la testa con insofferenza per il mitragliamento di corpi devastati. Una fotografia raffigurava una massa di persone tra palazzi distrutti, avanzava testimoniando solo quello che posso immaginare come l’Apocalisse, anzi persino peggiore di quella, perché non alla fine, perché senza fine.

E io ho ascoltato dilatando il mio ascolto, ho guardato spalancando le mie pupille, io che sono niente e non posso nulla. La mia empatia, la soppeso con amara ironia, in questo momento.

Dove sono gli Intellettuali di Stato, quelli che rilasciano le loro dichiarazioni ai Mass Media, che hanno sempre un’opinione, un consiglio da distribuire?

Dove sono coloro che sfilano in manifestazione innalzando bandiere?

Io ho un urlo che mi ostruisce la gola e annebbia ogni facoltà: Gaza! 

Sogno questo urlo in cima ad ogni testata, ad aprire ogni giornale radio, ogni TG.

In cima a qualsiasi convegno, prima di ogni riunione.

Sulle vacanze di chi è al mare, in cima alle montagne che le escursioni di alcuni raggiungono.

Perché Gaza è un simbolo, ma non solo. Perché dopo Gaza urleremo Nigeria, e poi Siria e poi… sembra un elenco infinito, ma solo perché siamo all’inizio, perché troppo abbiamo aspettato, taciuto.

Poi grideremo: signora Peppina! e lei che ruba al supermercato un etto di formaggio, saprà di non essere più sola.

Perché questo silenzio non è più sopportabile, non più.

 

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