domenica, ottobre 21

Gaza, scontro Hamas-Anp: terreno fertile per i jihadisti? A sfruttare questo clima di tensioni tra Hamas e l’Anp potrebbero essere formazioni Jihadiste. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Dentice, analista e ricercatore presso l’ISPI

0

Il giorno dopo l’apertura dell’ambasciata americana a Gerusalemme, Gaza seppellisce le sue vittime. Una strage, quella compiuta ieri dall’esercito israeliano che ha visto salire a 60 il numero delle vittime, tra loro anche una bambina di 8 mesi colpita da un gas lacrimogeno nella notte. La risposta israeliana, iniziata da qualche settimana a seguito delle manifestazioni per la ‘Marcia del Ricordo’ che si concluderanno quest’oggi, il giorno della ‘Nakba’, ovvero la giornata dell’esodo palestinese dopo la nascita dello Stato Israele nel 1948, ha già fatto 2800 feriti.

Una situazione che sta rapidamente degenerando, con possibili effetti in tutta la regione. La Turchia ha richiamato il suo ambasciatore ad Ankara, mentre gli Stati Uniti hanno fermato una richiesta di indagine indipendente da parte dell’ONU su quello che è accaduto al confine tra Israele e la Striscia di Gaza. E mentre Benjamin Netanyahu, il Primo Ministro Israeliano, ha ringraziato Donald Trump per aver mantenuto la sua promessa, parole di condanna sono arrivate dalla Ambasciatrice palestinese in Italia, Mai Alkaila, la quale ha dichiarato: «esprimo cordoglio per le vittime civili della mattanza israeliana. La Marcia del ritorno intrapresa dal Popolo palestinese il 30 marzo e la cui conclusione è prevista per oggi, 15 maggio, è una legittima protesta popolare nonviolenta che intende ricordare a Israele e al mondo intero come il Diritto al Ritorno sancito dalla risoluzione 194 dell’11 dicembre 1948 non sia ancora stato rispettato». Riguardo ad Hamas ha inoltre aggiunto: «L’insistenza dei media nell’attribuire ad Hamas la paternità di un’azione voluta da un intero popolo ne sminuisce la portata e disinforma il pubblico, limitandosi a riportare la propaganda di Tel-Aviv».

E proprio Hamas, l’organizzazione che dal 2007 controlla la Striscia di Gaza, anche nella giornata odierna ha invitato i palestinesi ad ammassarsi lungo il confine per continuare le proteste. Nel caso il numero delle vittime dovesse aumentare, l’organizzazione islamista potrebbe rispondere con il lancio di missili scatenando la reazione di Israele, che già in questi giorni ha raddoppiato il numero dei suoi soldati anche in Cisgiordania, nei territori occupati.

A rimanere impotente davanti a questo massacro continua essere l’Autorità Nazionale Palestinese guidata da Abu Mazen,  unica entità governativa riconosciuta rappresentante degli interessi e delle necessità del popolo palestinese. L’Anp ha chiamato per tre giorni di lutto per commemorare i morti, tuttavia il continuo impasse politico tra al-Fatah, il partito dell’Anp, e Hamas sul controllo della Striscia di Gaza ha continuano ad alimentare incertezze e caos, in una situazione già molto complicata. ,

Passi di riconciliazione tra le due parti c’erano stati alla fine del 2017, quando in un incontro al Cairo avevano raggiunto un accordo che prevedeva la creazione di un Governo congiunto per il controllo dei territori Palestinesi, e che lasciava all’ Anp il controllo dei valichi di frontiera della Striscia. Tuttavia, lo scorso Marzo un attentato al Primo Ministro Palestinese Rami Hamdallah, in visita a Gaza, aveva fatto precipitare ancora una volta i rapporti tra le due organizzazioni. L’Anp aveva subito puntato il dito contro Hamas, che a sua volta aveva negato ogni coinvolgimento, facendo invece cadere la colpa su gruppi jihadisti estremisti.

La situazione che vive l’Anp è una situazione di estrema debolezza, perché di fatto non ha potere contrattuale nei confronti delle sue entità, all’interno del fronte palestinese, ne è capace di avere un ruolo centrale nei confronti di Israele. Quindi vive una situazione di grande debolezza politica e anche istituzionale”. Commenta Giuseppe Dentice, analista e ricercatore presso l’ISPI.

Gli scontri di questi giorni potrebbero aver polarizzato ulteriormente le due fazioni, i cui rapporti rimangono sempre molto in bilico. “È presumibile pensare che le tensioni rimangano alte, almeno dal punto di vista non ufficiale tra le due fazioni, benché sul piano politico ed ufficiale entrambe si mostreranno dialoganti o comunque disponibili ad una soluzione, nel tentativo di placare gli animi soprattutto a livello ufficiale. Però dal punto di vista ufficioso le due parti continueranno a non dialogare e questo lo si capisce dal fatto che Hamas spesso e volentieri in queste situazioni si rivolga al Cairo, e al Governo egiziano, nel tentativo di trovare una mediazione. In queste circostanze Abu Mazen, l’Anp o al-Fatah vengono assolutamente lasciate in disparte, ascoltate dopo Hamas. C’è sempre una situazione di estremo equilibrismo tra le parti, ognuno gioca un proprio ruolo, ma nessuna riesce ad esprimersi con una forza tale per poi riuscire ad affermarsi. Il contesto rimarrà sempre di forte intensità, almeno per il prossimo periodo”.

Oltre all’eterno scontro tra le due maggiori organizzazioni palestinesi, aleggia nei rapporti tra i due anche lo spettro di attacchi jihadisti, soprattutto a seguito dell’attentato del Marzo scorso. “Tendenzialmente potrebbe anche essere un’opzione realistica”, continua Dentice, “inoltre questo dimostra ancora una volta qual è lo stato dei rapporti tra Hamas e l’Anp e della forte tensione che esiste tra i due. Qualora ci potessero essere dei gruppi jihadisti, i principali responsabili potrebbero essere collegati a gruppi più o meno vicini ad Hamas, come ad esempio la Jihad Palestinese, o altre formazioni. Potremmo parlare di gruppi radicali palestinesi, o branchie di gruppi, come nel caso delle Brigate Ezzedin al-Qassam, che di fatto agiscono per frazionare ulteriormente il campo palestinese.  Se parliamo di gruppi di jihadisti è difficile che possano danneggiare l’una o l’altra parte, nel complesso tendono a danneggiare tutte le parti”.

Rimane tuttavia da comprendere quale sia la strategia delle formazioni jihadiste e perché decidano di operare a Gaza. “ Sicuramente i gruppi Jihadisti avrebbero l’interesse di frazionare ulteriormente il campo e affermarsi come un’unica entità che effettivamente ha preso a cuore la causa palestinese. Uno sbugiardamento, come direbbero loro, degli interessi corrotti di altre fazioni, e loro si investirebbero come promotori della causa palestinese. In realtà, come sempre, siamo di fronte ad un obiettivo più politico di lungo periodo che una questione realmente fattibile. Perché tra mille difficoltà Hamas riesce ancora a controllare la situazione e riesce a farlo tramite i suoi alleati come la Jihad Palestinese, che ripeto, non sono organizzazioni terroristiche ma gruppi radicali di ispirazione da Hamas”.

Anche grandi organizzazioni come Al-Qaeda o lo Stato Islamico, come successo in passato, potrebbero trovare terreno fertile nell’attuale caos della Striscia. “Da un certo punto di vista, Al-Qaeda ha già messo le mani su questa questione. Il video di ieri rilasciato da al-Zawahiri in cui, il leader di al-Qaeda, chiamava ad una jihad contro Israele e gli Stati Uniti ne è la prova. Potrebbero trovare dei vantaggi in questa situazioni attraverso emanazioni di Al Qaeda e dello Stato Islamico nella Striscia di Gaza, con lo scopo di aumentare consensi e portare avanti i propri progetti, distruggere la questione o la legalità apparente politica che esiste in questi contesti”.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore