lunedì, Giugno 21

Gaza, nuovo protettorato Onu? La proposta di Lieberman, mentre sale la tensione nel Caucaso

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E’ entrata in vigore alle 9 di stamattina la tregua umanitaria unilaterale di sette ore annunciata da Israele. La sospensione delle ostilità, che proseguirà fino alle 16, interessa la maggior parte della Striscia di Gaza. E’ esclusa la regione a est di Rafah, dove «proseguono gli scontri e dove sarà mantenuta una presenza militare israeliana», si legge in un comunicato dell’esercito. Un edificio è stato comunque colpito nel campo profughi palestinese Shati, a nord di Gaza, e 15 persone sono rimaste ferite. Una bambina palestinese di 8 anni è rimasta inoltre uccisa questa mattina in un raid aereo. Il ministro degli Esteri israeliano, il falco Avigdor Lieberman, ha proposto che per garantire la pace, il controllo della Striscia di Gaza, al termine delle offensive «sia assegnato all’Onu». «Questa è una delle poche opzioni e certamente andrà valutata». Per Lieberman i due precedenti «hanno funzionato piuttosto bene», dimenticando la lotta senza quartiere degli ebrei contro le truppe britanniche, culminato nell’attentato del 1946 all’hotel King David di Gerusalemme, in cui morirono 91 persone.

Le truppe egiziane, che stamattina hanno ucciso undici militanti in sparatorie nella penisola del Sinai, dove le forze di sicurezza tentano di neutralizzare la guerriglia dalla destituzione del presidente Mohamed Morsi, demandano alla propria intelligence la mediazione di pace nell’offensiva israeliana. Stamattina una delegazione palestinese, arrivata nei giorni scorsi al Cairo, ha infatti incontrato i vertici dell’intelligence egiziana. Durante il colloquio si è parlato delle richieste delle varie fazioni palestinesi per giungere a un accordo di cessate-il-fuoco nella Striscia di Gaza. Secondo quanto dichiarato dal capo dell’ufficio politico di Hamas, Khaled Meshaal, non ci sarà alcuna tregua sino a quando le forze armate israeliane resteranno dislocate nella Striscia.

Almeno tremila famiglie sono state costrette a lasciare le proprie case nella zona di Arsal, in Libano, a causa della battaglia in corso da sabato tra jihadisti e militari libanesi. Nella zona di Arsal, nota per il sostegno alle opposizioni siriane, vivono circa 40mila rifugiati siriani fuggiti dalle violenze e dai combattimenti in corso in patria. In tutto il Libano i rifugiati siriani registrati sono più di 1,3 milioni. Sedici soldati sono rimasti uccisi e 35 feriti nei tre giorni di scontri, scoppiati il fine settimana passato quando le forze libanesi hanno arrestato un siriano accusato di appartenere al Fronte al Nusra, la branca siriana di Al Qaeda. Ai 16 soldati morti si sono aggiunti oggi tre bambini di una stessa famiglia.

La situazione precipita drasticamente anche nel Caucaso. Il ministro della Difesa di Ierevan, Seeran Oganian, ha affermato oggi che gli scontri tra gli eserciti di Armenia e Azerbaigian «possono trasformarsi in una vera guerra». Oganian ha però assicurato che le autorità armene «faranno di tutto per ridurre la tensione». Azerbaigian e Armenia sono in conflitto da tempo per il Nagorno-Karabakh, regione a maggioranza armena dichiaratasi indipendente da Baku dopo il crollo dell’Urss nel 1991 e che nessuno ha finora riconosciuto.

Sarebbero morti più di 70 soldati armeni e 80 sarebbero rimasti feriti questi giorni, essi vanno a sommarsi alle oltre 30mila persone di entrambe le fazioni che hanno perso la vita dallo scoppio delle tensioni nei primi anni ‘90. La situazione preoccupa inoltre la comunità internazionale. L’escalation ha spinto il Dipartimento di Stato Usa, il ministero degli Esteri russo, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) e i co-presidenti (Francia, Russia e Usa) del Gruppo di Minsk dell’Osce a esprimere profonda preoccupazione e a prendere iniziative per alleviare la tensione.

Il parlamento libico uscito dalle elezioni del 25 giugno ha tenuto oggi a Tobruk la sua sessione inaugurale sullo sfondo delle divergenze tra correnti islamiche e nazionaliste. Tobruk, 1.500 chilometri a est di Tripoli, viene considerata affidabile sotto il profilo della sicurezza ma i deputati islamisti e i loro alleati della città di Misurata (ovest) hanno definito la cerimonia anti-costituzionale in quanto sarebbe dovuto essere il presidente del Parlamento uscente Nouri Abou Sahmein a convocare la riunione. Nel corso della giornata, il parlamento ha prestato giuramento ed è ancora in corso l’elezione del presidente. Nicola Latorre, senatore del Pd e presidente della Commissione Difesa, ha lanciato la proposta di una missione militare dell`Onu in Libia, a guida italiana definendo la situazione «insostenibile e a un punto limite».

Manca meno di una settimana alle prime elezioni presidenziali a suffragio diretto in Turchia e il partito del premier Recep Tayyip Erdogan ha già cominciato a festeggiare in privato i sondaggi che lo danno 12esimo presidente già dal primo turno, domenica prossima. Erdogan corre contro Ekmeleddin Ihsanoglu, studioso islamico candidato dal maggior partito di opposizione Chp e dai nazionalisti del Mhp, e Selahattin Demirtas, del partito filocurdo Bdp. Intano esce domani in Turchia la prima rivista gay del Paese, ‘GayMag’. La Turchia è un paese prevalentemente musulmano sunnita, governato da 12 anni dal premier islamico Recep Tayyip Erdogan. Non è da escludere che possa essere questa una mossa politica che avvicini ad Erdogan una buona parte di elettorato.

E mentre sale a 398 il numero delle vittime del terremoto di magnitudo 6,1 che ha colpito domenica l’area di Zhaotong, nella provincia meridionale cinese dello Yunnan, la Russia si appresta a chiudere i rubinetti dell’acqua calda a tutte i cittadini di Kiev. “Tutte le centrali termiche vedranno tagliato l’approvvigionamento di gas il 4 agosto“, ha indicato la società privata Kievenergo, controllata dall’uomo più ricco del paese, Rinat Akhmetov.

Resta grave la situazione ebola in Africa. Una speranza però illumina le giornate, per lo meno dei cittadini americani. Il siero si chiama ‘ZMapp’ ed è stato messo a punto dalla azienda Mapp Biopharmaceutical Inc.  Il medicinale aveva dato risultati promettenti sulle scimmie infatti tre fiale top secret, conservate a temperature sottozero, sarebbero state trasportate dagli Stati Uniti alla Liberia durante la scorsa settimana, nel tentativo di salvare i due cittadini americani che hanno contratto il virus e che nel giro di un’ora avrebbero avuto notevoli miglioramenti. Kent Brantly, il medico Usa ammalato, e che aveva ceduto eroicamente l’unica dose di un farmaco sperimentale contro il virus a una missionaria, è rientrato negli Stati Uniti con un volo speciale e si trova ricoverato in massimo isolamento presso l’ospedale dell’Università di Emory, ad Atlanta.

 

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