mercoledì, Maggio 12

Gaza, la notte del sangue field_506ffb1d3dbe2

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 Airstrikes on Gaza City

Notte di fuoco a Gaza, la ventesima di bombe e morti. Tra gli obiettivi centrati da Israele, anche la casa disabitata del leader di Hamas Ismail Haniyeh, dentro il campo profughi di Shati.
Dopo i raid sugli ospedali, l’aviazione ha colpito l’unica centrale elettrica della Striscia -i 1,8 milioni di abitanti hanno a disposizione solo due ore di corrente al giorno- incendiando i contenitori di combustibile che hanno bruciato tutto il giorno. Numerosi quartieri di Gaza sono piombati nell’oscurità, sotto l’attacco continuo degli aerei israeliani.
Secondo fonti della Striscia, riprese anche dal quotidiano israeliano ‘Haaretz‘, dalla mezzanotte scorsa sono almeno altri 100 palestinesi morti per l’aggressione israeliana: tra questi, cinque famiglie sarebbero state sterminate a Khan Younis e Rafah, e una ventina di gazawi uccisi dai tiri d’artiglieria israeliani.
Tra gli edifici distrutti dai bombardamenti, l’agenzia cattolica ‘Fides’ denuncia la scuola parrocchiale della Sacra Famiglia, vicino a una casa target dei raid, nel quartiere orientale di al Zeitun, a Gaza City.
«Dalle abitazioni dei vicoli continuano a partire missili e con i bambini è impossibile evacuare il complesso. Le loro famiglie vivono qui intorno. Per loro può essere più pericoloso uscire che rimanere qui», ha raccontato il parroco Jorge Hernandez, nel centro con tre suore che si prendono cura di 29 bambini disabili e 9 donne anziane.

Stando ai soccorsi locali, dall’inizio dell’operazione Margine protettivo l’8 luglio scorso i morti nella Striscia sono almeno 1.113, migliaia i feriti.
In poche ore gli attacchi e gli avvertimenti israeliani hanno provocato oltre 20 mila sfollati dai rioni di Gaza di Izet Abed Rabbo e di Zaitun.
Nella notte Israele ha impartito ai residenti l’ordine di abbandonare immediatamente le abitazioni, avvisando che i loro quartieri potrebbero diventare zone di combattimento: in totale sono più di 200 mila gli sfollati della Striscia, rifugiati dai parenti o nelle scuole pubbliche.
Subito dopo la notizia delle due bombe sull’abitazione di Haniyeh, Hamas ha sparato tre razzi contro Israele, senza tuttavia causare feriti. Nella notte quattro razzi sono stati intercettati dallo scudo anti-missile Iron Dome su Tel Aviv e Hamas è tornata poi ad attaccare Ashqelon, con diversi lanci ma anche in questo caso senza vittime.

Dall’Iran, dove in milioni hanno sfilato in solidarietà del popolo palestinese, dalla tivù di Stato la Guida Suprema Ali Khamenei ha esortato il mondo islamico ad «armare i palestinesi»: «Israele è un cane rabbioso, un lupo selvaggio che attacca persone innocenti, bambini che hanno perso la loro vita senza colpe. Quello che fanno i leader del regime sionista è un genocidio ed una catastrofe storica. La resistenza senza sosta dei palestinesi rappresenta una lezione per tutti».
Al Cairo, una delegazione unitaria delle diverse fazioni palestinesi (Hamas, Autorità nazionale palestinese (Anp)-Fatah e anche Jihad islamica) è arrivata, per esaminare con i mediatori egiziani modifiche alla bozza di tregua.
Il sì palestinese per un cessate il fuoco umanitario di 24 ore era stato dato per raggiunto dal comitato esecutivo dell’OLP, ma Hamas ha poi smentito la notizia come «non corrispondente alla verità»: le condizioni dettate da Haniyeh restano la revoca del blocco israeliano e la liberazione dei miliziani prigionieri.

Come altri Governi dell’UE e gli Usa, in aiuto a Gaza l’Italia ha stanziato un «contributo d’emergenza di 1,65 milioni di euro, in aggiunta ai 4 milioni in bilancio per UNRWA»(l’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso ai profughi palestinesi ), ha annunciato il Ministro degli Esteri Federica Mogherini.
Nella regione, il conflitto israeliano-palestinese ha acuito anche la recrudescenza di attacchi jihadisti nel Sinai egiziano. Una bambina di nove anni è rimasta uccisa da un razzo, sparato nel nord della penisola contro una pattuglia di militari della zona, dopo che, su Twitter, Ansar Bait al-Maqdis, principale gruppo jihadista egiziano, ha rivendicato l’omicidio della settimana scorsa, in Sinai vicino alla Striscia di Gaza, dei due generali «difensori dei sionisti».
Giornata turbolenta, in Medio Oriente, anche in Afghanistan, dove è in corso un’offensiva talebana contro le forze di sicurezza, nella provincia orientale di Nangarhar, con aspri combattimenti e svariate vittime. A Kandahar, inoltre, un kamikaze ha ucciso il cugino del Presidente uscente Hamid Karzai, Hasmat Khalil Karzai, responsabile della campagna elettorale cittadina del candidato alle Presidenziali Ashraf Ghani. Mentre, in Cina, decine di persone sono morte in un «attacco terroristico» nel Xinjiang, la regione occidentale dove vive la minoranza musulmana e turcofona degli Uighuri.

Tra i Paesi della Primavera araba, crescono poi i timori per il caos libico. Mentre a Bengasi, capoluogo della Cirenaica, un aereo militare si è schiantato in volo, forse colpito dalle milizie islamiste rivali, l’Eliseo ha inviato con urgenza «tutti i cittadini francesi attualmente in Libia a lasciare il Paese». E anche il Governo canadese ha rivolto lo stesso appello, richiamando in patria tutto il personale dell’Ambasciata a Tripoli.
L’Iraq, dove i responsabili per i diritti umani contano oltre 150 bambini morti, per fame e malattia, nei campi profughi, non vive tempi migliori: per ragioni di sicurezza, Air France ha comunicato di aver smesso di sorvolare il Paese, messo a ferro e a fuoco dai califfi islamici.

I 28 Ambasciatori dei Paesi UE, intanto, hanno deciso all’unanimità di punire la Russia per sospette responsabilità nell’abbattimento del volo Mh17 della Malaysia Airlines. L’inasprimento delle sanzioni -non retroattive e in vigore dal 1 agosto, dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale europea- blocca l’acquisto e il collocamento nell’UE di nuove obbligazioni e strumenti finanziari delle banche statali russe, e istituisce l’embargo per i nuovi contratti di armi e per l’alta tecnologia del petrolio e dual use per uso militare.
L’inglese British Petroleum (BP), detentrice del 20% delle quote del colosso russo Rosneft, protesta per «l’impatto negativo sull’attività di ulteriori sanzioni economiche». «Ogni futura erosione della nostra relazione con Rosneft potrebbe influire negativamente sulla nostra attività e sugli obiettivi strategici in Russia». Ma gli Usa sono decisi ad agire. «Ci sono prove evidenti di lancio di razzi e colpi d’artiglieria dalla Russia verso il territorio ucraino. Siamo pronti a nuove sanzioni» ha dichiarato il Segretario di Stato americano John Kerry.
Senza una tregua duratura, nell’Ucraina dell’Est donne e bambini muoiono come in Palestina: 17 civili, tra i quali tre minori, sono stati uccisi nelle ultime 24 ore da tiri di artiglieria a Gorlinvka, bastione separatisti a nord di Donetsk. Altre 43 sarebbero rimaste ferite da proiettili di artiglieria sono caduti anche su un ospedale.

 

 

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