domenica, Settembre 26

Gaza: "In guerra ci sono dei morti" Parla Yaakov Amidror, ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale dello Stato d’Israele

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Tel Aviv
Yaakov Amidror, è un ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale dello Stato d’Israele intervistato nel corso di una conferenza stampa a Tel Aviv.

Generale, quali sono le reali possibilità che Israele torni ad occupare la Striscia di Gaza?
In questo momento tutte le opzioni sono sul tavolo. Il lancio dei razzi non è ancora definitivamente finito e la popolazione israeliana nel sud non può condurre una vita normale. Ed è un primo fatto. Per interrompere completamente il lancio dei razzi si deve controllare la zona da chi vengono lanciati. Non c’è altro modo per farlo che bombardare tutta la zona, anche se questo non corrisponde al comportamento di un Paese democratico.

In vista di quello che sembra essere un fallimento dei colloqui del Cairo non si vede la possibilità di una guerra di logoramento in corso tra Hamas e Israele?
Se i colloqui del Cairo falliscono completamente ci sono solo due possibilità. Una guerra di logoramento in cui useremo la nostra forza aerea e l’intelligence per colpire più obiettivi nella Striscia e cercare di uccidere il maggior numero di membri di Hamas, ma ci saranno enormi danni collaterali ai civili perché Hamas sta usando strutture civili, l’altra opzione è quella di riconquistare il controllo nella maggior parte di Gaza, non tutta l’area, ma le zone principali. Se vogliamo fermare il lancio dobbiamo andare a cercare dove sono i missili e dobbiamo distruggerli. Abbiamo avuto lo stesso problema con i tunnel.

Se i colloqui del Cairo non dovessero fallire, come si potrà profilare un possibile accordo che dovesse emergere? E per quanto riguarda il ruolo egiziano nel raggiungimento di tale accordo?
Il regime del Cairo sa che Hamas è un ramo dell’organizzazione dei Fratelli Musulmani, il principale nemico di al Sisi. Si tratta di un gioco a somma zero per loro, e non per causa nostra, ma causa dei loro interessi. Perciò noi crediamo che il Cairo non permetterà ad Hamas di recuperare le sue capacità militari come è già accaduto in passato, e questo sarà un elemento importante nel futuro accordo. In passato gli egiziani hanno fatto diversamente. E ora, insieme con la comprensione della comunità internazionale, credo che la situazione sarà diversa. C’è un grande elemento che rende la situazione diversa, ed è la distruzione delle infrastrutture militari di Hamas; in gran parte sono state distrutte, non conosco la percentuale esatta, ma certo è la gran parte dell’arsenale. La produzione nazionale di missili e di gallerie è stata compromessa. Questo ci potrebbe portare ad una situazione simile a quella in cui ci trovavamo dopo l’operazione precedente, con un allentamento della tensione e una supervisione stretta sull’area. Non abbiamo alcun interesse a rendere la vita dei palestinesi a Gaza miserabile, al contrario, ma non vogliamo vedere armi in circolazione.

Voi non parlate con Hamas indirettamente in questo momento, non sarebbe più saggio un dialogo diretto?
Noi non negoziamo con Hamas; sarebbe come chiedere alla Polizia di negoziare con i criminali. Abbiamo gli egiziani che stanno mediando tra noi e loro e vogliamo che le cose proseguano in questo modo. Ci sono chiare richieste di Hamas, poste dalla comunità internazionale. Se loro rispettano le condizioni la situazione potrebbe cambiare.

Quali sono le probabilità di Mahmud Abbas (Abu Mazen) e dell’Autorità Palestinese di tornare a Gaza e come tutto ciò può far parte della soluzione?
Ci sono due modi in cui l’Autorità Palestinese può essere presente a Gaza. Il primo è di natura tecnica, cioè come controllore del valico di frontiera con l’Egitto e chi amministra il pagamento degli stipendi e così via. Questo è fattibile e sarà molto più facile per noi e per gli egiziani accettare questo ruolo, ma è tecnico. Se si chiede un ruolo più importante, quello dell’Autorità che controlla Gaza, non so cosa può succedere. Abu Mazen, o Autorità, sono troppo deboli e non possono competere con Hamas. Attualmente  non vedo la possibilità che Autorità assuma una responsabilità su Gaza.

Israele attua la politica di separare Gaza dalla Cisgiordania, non vedete un vantaggio nel consentire il libero passaggio di persone e merci tra le due regioni?
Non credo che questo sia possibile. Ciò che è possibile ora è che gli abitanti di Gaza possano utilizzare tutte le risorse per ricostruire la loro terra anziché sprecarle con le armi; se l’avessero fatto prima ora sarebbero potuti essere in una situazione molto più facile. All’inizio gli permettevamo di esportare, ma quando hanno iniziato a lanciare i missili li abbiamo fermati; è nell’interesse di Israele che la situazione economica di Gaza migliori.

Circa i tunnel: sapevate che esistevano e sono stati loro la vera causa per l’operazione di terra?
Avevamo una conoscenza piuttosto buona circa l’esistenza dei missili; non intendo dire che conoscevamo l’esatta ubicazione di ciascuno, ma la zona sì. Li abbiamo voluti distruggere e ora stiamo lavorando ad un sistema per scoprirli tutti, speriamo che sia pronto il prossimo anno.

Ci sono indiscrezioni sul fatto che l’Esercito non fosse così entusiasta di rioccupare Gaza e ci sono critiche sulle operazioni militari, il che significa che erano prevedibili e non pensavano in modo originale, se così possiamo dire, come si fa a valutare le prestazioni di IDF sul campo?
L’operazione finora è andata molto bene. Hanno individuato e distrutto la maggior parte degli obiettivi. Abbiamo vinto ogni combattimento con il nemico. Questa è una guerra e in guerra ci sono dei morti. Abbiamo perso 64 soldati. Ma posso dire che sono stati raggiunti tutti gli obiettivi. Non credo che ci sia qualcuno che sia entusiasta di rioccupare Gaza. Ma non è questo il problema, il problema è: vale la pena di pagare questo prezzo? La decisione di rioccupare dovrebbe essere presa se ​​siamo davvero pronti a prendere tutte le misure necessarie per fermare i missili. Se la risposta è sì il prezzo è irrilevante. Se si vuole privare Hamas dalle sue capacità militari bisogna mettere le forze in campo.

Sulla scia di questa guerra quali sono le probabilità di riprendere i negoziati per una soluzione finale?
Le lacune di base tra le due parti non sono cambiate. Semmai la crisi evidenzia le giuste esigenze di sicurezza di Israele. Abu Mazen è ancora un partner, ma il problema è la distanza tra le posizioni delle due parti, questo aspetto non è cambiato.

 

Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli

 

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