sabato, Maggio 8

Gaza, Hamas verso la tregua field_506ffb1d3dbe2

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Hamas apre alla tregua mediata dagli americani. «Serve un cessate il fuoco e la fine del blocco di Israele a Gaza il più presto possibile», ha dichiarato Khaled Meshaal, tra i leader politici influenti di Hamas, dopo le anticipazioni sui media arabi, da fonti palestinesi, del sì dei governatori della Striscia alla bozza del Segretario di Stato degli Usa John Kerry. In cambio di una settimana di tregua, dal 26 luglio, Hamas pretenderebbe garanzie sul rilascio dei detenuti in Israele e l’estensione dei diritti di pesca nelle acque della Striscia. Da Tel Aviv, anche il quotidiano ‘Haaretz’, citando fonti militari nazionali, riporta degli sforzi «intensi» di Kerry per giungere a breve a un cessate il fuoco: «La pausa umanitaria» auspicata anche dal Segretario generale delle Nazioni Unite (Onu) Ban Ki-moon.

La proposta degli Usa prevede negoziati al Cairo tra le due parti durante la tregua -con la mediazione egiziana con la partecipazione dell’Autorità nazionale palestinese (ANP)– sui nodi da sciogliere politici, economici e di sicurezza, nell’intento di arrivare a un accordo duraturo.

In particolare, Hamas chiede la fine dell’embargo verso Gaza e la ricostruzione dopo i danni subiti per i raid. Israele, viceversa, la fine del lancio di razzi e il disarmo dei tunnel palestinesi. Durante le trattative Usa, Unione europea (UE) e Nazioni Unite (ONU) sarebbero garanti di entrambe le parti. Della bozza Hamas contesta comunque il permesso alle forze israeliane a restare nella Striscia, previsto nonostante la tregua.

I raid dell’Esercito israeliano sono proseguiti anche nell’ultima notte, con 24 nuove vittime, per un bilancio complessivo, secondo il Ministero della Sanità palestinese, di 823 morti (per l’ONU 789, 578 dei quali civili) e almeno 5.240 feriti nella Striscia dall’inizio dell’ultimo conflitto. Nei combattimenti è rimasto ucciso anche un riservista israeliano di 36 anni, per un totale di 33 morti e un disperso tra i soldati. In giornata Hamas ha rivendicato tre missili a lunga gittata contro l’aeroporto internazionale Ben Gurion di Tel Aviv, dove anche Air France ha ripreso ad atterrare e dove sono state udite quattro esplosioni, dopo l’intercettazione di altrettanti razzi dello scudo Iron Dome.
In Cisgiordania e a Gerusalemme est è un crescendo di tensione, la crisi potrebbe espandersi: dopo gli scontri notturni tra l’Esercito israeliano e i dimostranti, con un morto e un centinaio di feriti, quattro palestinesi hanno perso la vita durante le manifestazioni di protesta, a Nablus e Hebron.

L’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) ha lanciato un appello per aprire un corridoio umanitario con Gaza, consentendo agli operatori di evacuare i feriti e far arrivare i farmaci nella Striscia. L’Ue ha chiesto il «cessate il fuoco immediato» e «un’inchiesta rapida e completa» sui bombardamenti israeliani contro una scuola dell‘UNRWA (ente ONU per i profughi palestinesi), che hanno provocato 16 morti e 200 feriti. In Iran -dove le autorità hanno confermato l’arresto per «indagini» del corrispondente irano-americano del ‘Washington Post‘ Jason Rezaian- in oltre 700 città le tradizionali manifestazioni per l’ultimo venerdì del Ramadan sono state dedicate alla solidarietà verso la resistenza palestinese, contro la guerra a Gaza.

 Sempre in Medio Oriente, in Iraq i jihadisti dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (ISIS) non cessano di seminare terrore e morte tra la popolazione. Dopo la cacciata dei cristiani, i nuovi califfi hanno imposto anche ai curdi l’ultimatum di un giorno per abbandonare la città di Mosul, pena l’uccisione. Nella metropoli occupata, i miliziani islamici hanno anche distrutto la moschea del profeta Giona, tra i più importanti monumenti storici e religiosi per i pellegrini sia sunniti sia sciiti: la popolazione locale è stata invitata ad assistere alla demolizione. 

Secondo alcune testimonianze, l’ISIS avrebbe raso al suolo anche la moschea sciita di Wadi al Akhdar e si appresterebbe ad abbattere quella di Najib Jader. Nel nord dell’ Iraq i peshmerga curdi e le forze locali dei centri a maggioranza cristiana combattono per respingere i jihadisti. Ma anche in Siria, ha riferito l’organo di propaganda dei ribelli, l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (ONDUS), nella provincia del Califfato di Raqqa sono in corso aspri scontri tra le forze del regime e l’ISIS; con «decine di uccisi» in entrambi i fronti.

Tensioni si sono registrate anche tra Damasco e Amman, per l‘abbattimento nel territorio giordano di un drone siriano sconfinato nel governatorato di Mafraq, dove si trova anche di un campo con oltre 100 mila rifugiati siriani. Ennesima giornata di sangue, infine, per l’Afghanistan: nella provincia centrale di Ghor, solitamente risparmiata dagli attacchi, ma dove un commando armato in un’imboscata ha ucciso 15 passeggeri (tra i quali tre donne e un bambino) di un convoglio diretto a Kabul.

Dall‘India è arrivata invece la notizia choc di un’altra bambina stuprata e impiccata a un albero, in un villaggio del Bengala Occidentale. Della piccola di 8 anni, uscita da casa per comprare del riso, si erano perse le tracce il 23 luglio. Del gesto efferato la folla ha subito sospettato il guaritore del villaggio e due suoi due presunti complici, linciati prima dell’arrivo della polizia. Alla fine di maggio, nello Stato indiano dell’Uttar Pradesh, due cugine di 14 e 15 anni erano state trovate appese a un albero di mango.

Nella Libia devastata dagli scontri tribali si combatte per il controllo dell’aeroporto di Tripoli, da 13 giorni teatro di violenti bombardamenti. Mentre la vicina e stabile Algeria ha proclamato tre giorni di lutto nazionale, per il disastro aereo del volo Air Algerie con 118 persone a bordo, 51 delle quali francesi.  Il velivolo è stato «chiaramente identificato» in Mali, «in stato disintegrato», nella regione del Gossi, da una divisione militare francese inviata dall’Eliseo per mettere in sicurezza il sito e svolgere le prime indagini: come temuto, non è stato rinvenuto «alcun sopravvissuto». Tra i resti dell’abitacolo è stata rinvenuta una «scatola nera» in fase di analisi: già dalle prime osservazioni, comunque, per Parigi è «altamente improbabilese non impossibile» uno sparo da terra come nel caso del Boeing 777 abbattuto della Malaysia Airlines nell’Ucraina dell’Est. Al momento della tragedia, nell’Africa nord occidentale le condizioni meteo erano «estremamente cattive» e l’equipaggio avrebbe avuto «scarsa conoscenza» della rotta.

Accusata di responsabilità nell’armare di missili i separatisti ucraini dell’Est, la Russia protesta contro il pacchetto di sanzioni economiche che prepara la Commissione UE in «tutte le quattro aree» di competenza (accesso a mercati finanziari, armi, beni dual use e tecnologie sensibili) indicate dal Consiglio esteri europeo del 22 luglio scorso: Mosca promette ritorsioni soprattutto contro le compagnie occidentali, in particolare i colossi petroliferi britannici Bp e Shell. In Ucraina, intanto, dove Kiev afferma di aver rinvenuto al prima fossa comune (una ventina di corpi, tra i quali almeno quattro civili) nell’ex roccaforte filorussa di Sloviansk, riconquistata dall’Esercito. Il numero degli sfollati in Ucraina ha raggiunto le 100mila persone, senza contare i circa 130mila profughi, espatriati in Russia.

 

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