domenica, Aprile 18

Gaza, divieto di tregua field_506ffb1d3dbe2

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Mazen

La tregua di Gaza non è arrivata, nonostante il sì all’accordo del Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) Abu Mazen, al Governo con Hamas, nel nome del «supremo interesse nazionale» e il sì israeliano ai mediatori egiziani.
Giovedì 17 luglio, l’erede di Yasser Arafat ha in agenda un colloquio al Cairo con il Presidente Abdel Fattag al Sisi, alla «luce dell’iniziativa egiziana per il cessate il fuoco», prendendo così le distanze dai legami degli islamisti della Striscia con i Fratelli musulmani, estromessi dal potere con il golpe in Egitto del giugno 2013.
Hamas non ha gradito, «rigettando senza appello» la proposta di tregua, «una resa priva di un accordo completo su Gaza». Di fronte alla sospensione del fuoco degli israeliani, su Israele sono continuati a piovere di razzi di Hamas e altri gruppi islamisti. E, da Tel Aviv, parlando sulla tivù di Stato il Premier Benjamin Netanyahu ha ordinato, in mancanza di una descalation, «l’azione dura contro gli obiettivi terroristici di Gaza», dopo sei ore di «attacchi unilaterali».
Il Ministro degli Esteri dell’ultra-destra Avigdor Lieberman ha esortato i soldati ad «andare fino in fondo». «L’operazione», ha detto, «non terminerà fino al controllo totale della Striscia di Gaza».

Prima di ripredere l’offensiva, il bilancio delle vittime era di 194 morti e circa 1.400 feriti nella Striscia. Altre quattro perdite di civili, per i raid israeliani, ci sono state, fuori da Gaza, sulle alture occupate siriane del Golan: Tel Aviv ha attaccato dopo che, nella notte, dal Sinai egiziano, dal Libano e anche dalla Siria erano piovuti razzi, ferendo tre persone nel centro turistico di Eilat, sul Mar Rosso.
Numeri non paragonabili alle perdite tra i palestinesi: «Terrorismo di Stato israeliano» per il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan

Reduce dal discusso tour in Ucrai
na  -dove i filorussi denunciano quattro morti per un un attacco aereo nella città di Snizhne, nella regione orientale del Donetsk- e Russia, il Ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini, volata in Israele, ha visitato il sud colpito dai razzi della Striscia di Gaza con il suo omologo Lieberman. «Tel Aviv ha coraggiosamente accolto la proposta di tregua dell’Egitto» ha dichiarato il capo della Farnsina, augurandosi invano una «risposta positiva da Hamas e la fine del lancio di razzi».
Della crisi israeliano-palestinese, Mogherini ha parlato a telefono con il collega tedesco Frank Walter Steinmeier e con il Segretario di Stato americano John Kerry, prima di essere ricevuta, la sera, a Ramallah dal leader palestinese Mazen.

Alla vigilia del Consiglio europeo del 16 luglio, convocato per discutere le nomine dei Commissari UE, non si sgonfia intanto in Europa il tam tam sulla candidatura dell’italiana Mogherini ad Alto rappresentante per la Politica estera europea.
Fonti vicine al neo Presidente della Commissione europea Jean-Claude Jucker la indicherebbero come un «buon candidato», in particolar modo in seno ai socialisti europei (PSE). Con la fronda dei Paesi dell’Est e di alcuni loro alleati, dopo la visita a Mosca, la titolare della Farnesina avrebbe però «10 o 11 Paesi contro», perché considerata filorussa.
«Entro la fine di luglio, al massimo i primi di agosto», il Capo della Commissione vorrebbe avere la squadra pronta e, nel suo programma per il prossimo “Ministro” degli Esteri europeo, Juncker ha previsto un «ruolo più incisivo nel Collegio dei Commissari», con la presenza di uno o più delegati e un «lavoro di concerto con i responsabili per il Commercio, lo Sviluppo e gli aiuti umanitari e la Politica di vicinato».  L’Italia ci conta: delle nomine da presentare al summit europeo, il Premier Matteo Renzi ha discusso in udienza con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Niente brutte sorprese, per ora, dall’Europarlamento che ha votato sì a Jucker a capo della Commissione Ue, «un passo storico per la democrazia europea» ha detto il Presidente dell’assemblea di Strasburgo Martin Schulz.
Nel suo documento programmatico per il prossimo quinquennio, l’ex Premier lussemburghese ha messo, come «prima priorità, rafforzare la competitività e stimolare gli investimenti». Quindi, un «ambizioso pacchetto per lavoro e crescita», da presentare nei «primi tre mesi » e con il quale mettere in bilancio, anche attraverso i fondi della Banca europea per l’investimento (BEI), «fino a 300 miliardi di euro in tre anni».
In aula, Jucker ha annunciato il «Governo economico di un’UE rigorosa con le riforme strutturali», che tuttavia «rifletta anche sugli stimoli finanziari» e dia all’Eurozona una «capacità di bilancio propria». L’ex Capo dell’Eurogruppo ha anche richiamato gli eurodeputati alla necessità di «nuova politica europea per l’immigrazione legale», anticipando la nomina di un «Commissario speciale per l’immigrazione», che è un problema di «tutta l’Europa».
Contestato dagli euroscettici – l’indipendentista inglese dell’UKIP Nigel Farage «non crede a una sola parola di Juncker», per la francese Marine Le Pen, leader di Front National, «dopo Barroso continuerà la disgrazia fiscale» – il nuovo super Commissario UE ha confermato che i «negoziati per l’allargamento proseguiranno in particolare per i Balcani occidentali», escludendo tuttavia new entry entro il 2019.

Sempre in Europa, a Vienna, l’Iran tratta con l’Ue e il Gruppo 5 + 1 (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina più Germania), per l’accordo definitivo sul nucleare. Ma difficilmente, complice anche la crisi israeliana, l’intesa storica sarà raggiunta entro la scadenza del 20 luglio. «Tra le potenze occidentali e l’Iran restano divergenze reali su questioni fondamentali», ha chiosato l’americano Kerry, spronato dal Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif a «porre fine allo stallo, con decisioni politiche a Washington».
In Medio Oriente, giornata sanguinosa per l‘Afghanistan, dove un attentatore suicida ha fatto una strage (89 morti e un centinaio di feriti, soprattutto civili), in un mercato della Provincia orientale di Paktia. Dalla ricostruzione del Ministero della Difesa, l’obiettivo del kamikaze, a bordo di un veicolo, sarebbe stato il bazar affollato della moschea. Ma i mandanti restano ignoti, perché i talebani hanno negato la loro respnsabilità. Anche la capitale Kabul ha vissuto ore di morte e paura: un ordigno rudimentale, attivato a distanza, è esploso contro un mezzo con a bordo dei dipendenti del Palazzo presidenziale, uccidendone due.
Nella Libia post Gheddafi sempre più afghanizzata, i razzi contro sull’aeroporto di Tripoli hanno danneggiato la torre di controllo, mentre a Bengasi infuriavano gli scontri tra le forze della sicurezza e i jihadisti di Ansar Al Sharia: 7 morti e 49 feriti è il bilancio dei morti. 
Nella spirale degli scontri tribali, il Governo libico valuta la «possibilità di ricorrere a forze internazionali sul terreno, che aiutino le autorità statale a ristabilire la sicurezza».

 

 

 

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