domenica, Maggio 16

Gaza attende il miracolo della mediazione image

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Gaza Mkhaimer Abusada, professore di scienze politiche all’Università al Azhar di Gaza, vive a Gaza City, con la sua famiglia. Al momento il vero e proprio attacco di terra ancora non è partito. Abbiamo assistito all’incursione che ha portato forze di terra israeliane penetrare nella zona nord della striscia di Gaza,  in obiettivo, alcuni sistemi di lancio di missili di Hamas.

Professore, cosa pensa dell’attacco di terra da parte di Israele? Al momento abbiamo visto
Credo che, se sarà decisa, sarà un’operazione di breve durata, con il semplice obiettivo di interrompere il lancio dei missili. Le operazioni dovrebbero limitarsi ad aree circoscritte, quelle in cui si trovano i lanciarazzi.

Lei si trova a Gaza City, qual è la dimensione degli attacchi, rispetto ai conflitti tra Israele e Gaza del 2008 e del 2012? 
La campagna di bombardamenti israeliani è più intensa di quella del 2012, con una differenza: ora Israele colpisce le case dei civili. Dicono che là si nascondono i militanti di Hamas e della jihad islamica.

Dopo la deposizione del Governo di  Mohammed Morsi, un anno fa, Hamas ha perso il suo alleato politico e ideologico. Centinaia di tunnel, utilizzati per portare di nascosto i missili a Gaza, sono stati distrutti lungo il confine egiziano. In che modo questo può colpire le capacità di combattimento di Hamas (così come della jihad islamica e di altri gruppi minori) in questa guerra e quanto possono resistere?
Credo che prima o poi Hamas e gli altri gruppi finiranno le scorte di razzi. Hamas non sarà in grado di rifornirsi, già che la rete dei tunnel è stata smantellata. Comunque alcuni missili sono prodotti nella striscia di Gaza. Più si prolungherà la guerra, più si ridurrà la capacità di lanciare missili da parte di Hamas. Attualmente non possono ripristinare le scorte.

Israele intende cercare di uccidere i capi dell’area politica e militare di Hamas, le Brigate al-Qassam?
La mia opinione è che questa guerra non si concluderà se Israele non riuscirà a uccidere uno dei principali capi di Hamas. Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu deve dimostrare di aver ‘fatto’ qualcosa. Stavolta, credo che Israele e Netanyahu stiano cercando di prendere uno dei principali leader dell’ala politica o militare (Brigate di al-Qassam. Netanyahu ne ha un gran bisogno, già che ora i morti sono soprattutto civili, non combattenti. Deve dimostrare che ne è valsa la pena.

Se Israele riuscisse a uccidere un capo di Hamas, ci potrebbe essere un’escalation a Gaza o in Cisgiordania o a Gerusalemme est?
Non credo. C’è solo una minima possibilità che accada. Non credo che Hamas abbia ulteriori capacità di reagire. Hanno solo missili. Ricordiamoci che Hamas ha iniziato la guerra d’accordo con la Cisgiordania. Hamas pensava che fosse necessario fare qualcosa per allentare la presa in quell’area, dopo il rapimento e l’assassinio dei tre ragazzi. Dubito che i palestinesi in Cisgiordania saranno in grado di intraprendere missioni suicide. Mahmoud Abbas si sta coordinando fortemente con gli israeliani, perciò i membri di Hamas non si possono muovere. Naturalmente, oltre 700 palestinesi sono stati arrestati in Cisgiordania, nelle operazioni di sicurezza seguite all’uccisione dei tre ragazzi.

Cosa vuole ottenere Hamas, in questo conflitto?
Gaza è stata sotto l’assedio di Israele per 7 anni. L’Egitto ha tenuto a freno Hamas per almeno un anno, distruggendo i tunnel e chiudendo il valico egiziano di Rafah. La vita economica di Gaza è stata distrutta. Hamas e Fatah si sono accordati e riconciliati il 2 giugno, ma non è cambiato nulla. Il valico di Rafah resta chiuso e i salari non sono stati pagati. Hamas è stata pesantemente colpita dalla fine del Governo egiziano dei Fratelli Musulmani. Credo che Hamas sia stata messa all’angolo da Israele, dall’Egitto e in qualche modo anche da Mahmoud Abbas. Ci doveva essere una fine all’assedio di Gaza. Un accordo politico. Hamas è strozzata dall’azione combinata di Sisi in Egitto e di Mahmoud Abbas.

…e quali sono gli obiettivi di Israele?
Non credo che Israele voglia eliminare Hamas. Serve gli interessi israeliani, quelli di mantenere i palestinesi (Hamas and Fatah) divisi. Non credo che gli israeliani vogliano distruggere Hamas. Vogliono che l’organizzazione sia sempre in grado di controllare la striscia di Gaza. Gli israeliani dicono che il loro obiettivo è quello di fermare il lancio dei missili. Ma non saranno mai in grado di farlo senza un accordo politico.

L’Egitto è stato il tradizionale mediatore  tra Hamas e Israele. Ora, però, che il Governo di Abdel Fattah el–Sisi è al potere in Egitto, questo canale si è interrotto? El-Sisi si oppone a ogni fazione allineata con i Fratelli Musulmani mentre Hamas intrattiene con loro legami forti. Dove si trova, ora, la possibilità di mediazione e di cessate il fuoco?
Gli egiziani non sono propensi a intervenire in questa fase. C’è molta animosità. In Egitto si crede che i Fratelli Musulmani stiano armando una guerra contro di loro e che Hamas sia una loro costola. Altri due Paesi in grado di intervenire sono Qatar e Turchia.  Il capo politico di Hamas, Khaled Meshaal, vive nel primo dei due, e il Qatar ha relazioni con Israele.  Israele non vuole un intervento delle Nazioni Unite, temendo che gli interessi assumano una scala mondiale e che su di loro precipiti la condanna della comunità internazionale. Spero che gli egiziani ripensino la loro posizione, perché non penso che vogliano perdere la loro influenza sulla situazione palestinese. Inoltre, non credo che gli egiziani si vogliano mettere seduti a guardare il Qatar e la Turchia intenti a mediare al posto loro.

Cosa vogliono gli egiziani da Hamas per iniziare le negoziazioni del cessate il fuoco?
Per quanto ne so, gli egiziani chiedono alcune condizioni ad Hamas, per accettare di farsi coinvolgere. Vogliono che Hamas denunci le attività terroristiche nel Sinai, ma ciò che conta di più è che vogliono l’interruzione dei rapporti tra Hamas e i Fratelli Musulmani. Se sia possibile o meno io non sono in grado di dirlo. Anche gli egiziani hanno molto da giocare e da perdere. Davvero, non lo so. L’opinione pubblica egiziana, per cominciare. L’Egitto è stato responsabile degli affari palestinesi. Ha combattuto due guerre per la Palestina. Non credo che gli egiziani siano in grado di guardare la situazione senza un intervento di Sisi. Se la Turchia e il Qatar saranno coinvolti, non credo che gli egiziani saranno felici di vedere turchi e qatariani mentre giocano nel loro campo.

Nel 2008, Hamas e la jihad islamica hanno lavorato fianco a fianco e hanno creato un comando congiunto. Succede anche ora?
Non ho notizia di un comando arabo congiunto, in questa operazione. Le due fazioni della jihad islamica e di Hamas hanno nomi diversi, in questa battaglia. Nel 2012 avevano qualcosa che somigliava a una operazione congiunta. La jihad islamica e altri gruppi minori erano gli unici ad aver iniziato a lanciare missili al principio del conflitto. La jihad islamica, in molti modi, ha provocato questa situazione.

Alla fine di questa battaglia qual è il probabile esito dell’accordo di riconciliazione palestinese che ci sono voluti 7 anni per concludere e che ha solo poche settimane?
Onestamente dubito che questo Governo di unità possa sopravvivere. Stiamo assistendo alle istigazioni di Mahmoud Abbas. Venerdì ha parlato dei ‘signori della guerra’ da ambo i lati, che starebbero lavorando per bilanciare le parti in conflitto, palestinesi e israeliane. Questo non aiuta. Sami Abu Zhuri, portavoce di Hamas, ha replicato dicendo che Hamas imporrà le sue condizioni a Israele. È un modo per dire a Mahmoud Abbas che Hamas non sarà sconfitta. Sono passati più di 40 giorni da quando il Governo di riconciliazione ha giurato, ma nulla è stato fatto per Gaza. Netanyahu ha cercato di sabotare l’accordo, dal primo giorno. Ci sarà pure una ragione. Dovrà allentare l’assedio. Ban Ki Moon ha detto, venerdì, che questo scenario di guerra perenne non può continuare. Se ci sarà un miracolo, i turchi decideranno di intervenire per il cessate il fuoco.  Se i turchi riusciranno a convincere Israele ad allentare il blocco navale, si aprirà un corridoio umanitario via mare per l’importazione di più derrate. In passato i turchi avevano già suggerito di aprire questo canale sotto la supervisione di Israele. Senza qualche tipo di accordo politico, la situazione non si può risolvere.

 

Articolo tradotto e inserito nel dossier Israele-Palestina, a cura di Valeria Noli

 

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