domenica, Settembre 26

Gattaca e l’era spaziale di massa

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Una curiosa coincidenza segna il nostro progressivo disancoraggio dal pianeta Terra. Nel 1952 l’ingegnere tedesco (post-nazista) Wernher von Braun pubblicava una novella fantascientifica intitolata ‘Project Mars: A Technical Tale‘ in cui immaginava un futuro in cui lumanità, avendo colonizzato Marte, stabiliva un sistema di governo diretto da 10 figure, il leader dei quali sarebbe stato insignito del titolo di ‘Elon‘. Nel 2017, Elon Musk, l’ingegnere-imprenditore fondatore dell’azienda aerospaziale Space X, annuncia che il primo volo sperimentale verso Marte potrà essere effettuato nel 2022, per iniziare la colonizzazione del pianeta a partire dalla metà del prossimo decennio.

Nel frattempo, in Cina, è stata effettuata la prima telefonata per mezzo di satelliti quantistici, il primo passo verso una rete di comunicazione quantistica globale a prova di hacker e in grado, in prospettiva, di gestire le telecomunicazioni con Marte. Il 21 aprile scorso una squadra di ingegneri del MIT ha testato con successo un motore per razzi prodotto con una stampante 3d. Lockheed Martin, che collabora con la NASA al progetto di colonizzazione della Luna, ha previsto per il prossimo decennio la costruzione di una stazione orbitante intorno a Marte. Entro il 2020 gli Emirati Arabi Uniti contano di aver realizzato ‘Mars Science City‘, una cittadella della ricerca pensata come centro di sperimentazione della vita su Marte.

Lo spazio sta per diventare la frontiera dei sogni di noi tutti e non solo di quegli astronauti che riferiscono di una sensazione di piacevole spaesamento empatico nell’abbracciare con lo sguardo il nostro pianeta, rendendosi conto della ristrettezza di vedute di chi attribuisce importanza a frontiere e barriere, particolarismi e piccinerie egocentriche: «Per chi ha visto la Terra dallo spazio, e per le centinaia e forse migliaia di persone che seguiranno, è un’esperienza che cambia la tua prospettiva sulle cose. Ciò che ci accomuna è molto di più di quel che ci divide» (Donald Williams).

Dedichiamoci a un piccolo esercizio di visualizzazione di futuro. Che cosa potrebbe accadere entro la fine degli anni Venti?

L’impatto principale si avrà nella distribuzione dellenergia (e delle risorse) e quindi nel tenore di vita della popolazione e nella completa rielaborazione dei concetti di lavoro, pensione, tempo libero, denaro, investimenti, priorità esistenziali, educazione, ecc. Il secondo maggior impatto si avrà nella mobilità, che sarà rivoltata come un calzino. La mobilità ideale, dal punto di vista dell’ottimizzazione dei percorsi e minimizzazione degli ostacoli, è aerea e spaziale (con un volo suborbitale potrei andare a Tokyo in meno di 3 ore, invece di 12).

Tenuto conto della recente accelerazione del progresso tecnologico e scientifico, in tempi relativamente brevi sarà possibile mettere in piedi un’economia spaziale fatta di estrazioni minerarie, delocalizzazione del manifatturiero e smaltimento rifiuti entrambi robotizzati, commercio spaziale, basi extraterrestri e stazioni spaziali, terraformazione, turismo spaziale, ‘sepolture‘ tra le stelle, ecc.. Ci saranno accessi low-cost all’orbita terrestre. Avremo a che fare con il diritto spaziale e con lo sviluppo delle discipline associate alla salute e benessere nello spazio. Ci saranno importantissime ricadute (spin-off) tecnologiche nella quotidianità.

A livello sociale e culturale un possibile scenario è quello illustrato dal film (distopico) di culto Gattaca (1997), che la NASA considera uno dei migliori film di fantascienza di sempre. È un film che va capito a fondo, perché può aiutarci a modellare un futuro diverso da quello paventato. Nel corso della sua vita Vincent (Ethan Hawk) – il ‘normale‘, ossia il disabile, in quanto non eugeneticamente ottimizzato – non ha mai risparmiato le energie per raggiungere la meta. Questo lo distingue dagli ottimizzati, come suo fratello Anton e il nuotatore Jerome, il perfetto che viene pur tuttavia sconfitto e che sceglie la via del suicidio (3 tentativi) per l’incapacità di affrontare la delusione. Questo permette a Vincent di raggiungere la vera eccellenza. Come indica il nome, è lui il vero vincente e la missione spaziale – si noti che i passeggeri non indossano tute ma completi blu e grigio antracite da business: in quel futuro i viaggi spaziali hanno una dimensione commerciale – è l’equivalente della nuotata nel lago durante la sfida col fratello ‘migliore‘: Vincent è in grado di superare se stesso e sopravanzare quel che la società ritiene siano i suoi limiti. E questo perché solo la meta conta per lui, non un ritorno sicuro. Per lui il futuro non è chiuso, ma aperto. Nulla è predeterminato, anche se alla nascita gli hanno dato il 99% di possibilità di non essere in grado di realizzare i suoi sogni.

Rischia di mettere a repentaglio la missione a causa delle sue imperfezioni fisiche? Forse, ma la lezione che intende impartire all’umanità, per salvarla dalla degenerazione morale, psicologica, sociale e cognitiva è di valore inestimabile e sicuramente molto maggiore di quello della missione: nessuno, neanche lo screening più rigoroso, può stabilire il potenziale degli esseri umani, che sono esseri viventi indeterminati e indeterminabili dal concepimento al trapasso. Nessuno può prevedere che tipo di persona ciascuno di noi sarà tra qualche anno. Nessuno può calcolare la forza di volontà, il vigore dello spirito che manifesterà una persona nel corso della sua esistenza, ossia gli ingredienti chiave per il successo della missione stessa e per il futuro dellumanità.

Vincent mostra all’umanità del suo tempo che la società che è stata messa in piedi ha imposto dei limiti non solo completamente arbitrari ma disfunzionali e involutivi per la stessa civiltà umana, tanto che chi non eccelle, essendo tenuto ad eccellere fin dalla nascita, si avvia all’alcolismo, al bullismo, al suicidio, alla dissoluzione. Il direttore del centro spaziale esprime molto bene il credo di questa società condannata alla stagnazione e poi all’involuzione, per via della sua smania di dettare a tutti il proprio futuro personale: «nessuno può eccedere il proprio potenziale stabilito alla nascita e se qualcuno malauguratamente lo dovesse fare significherebbe che c’è stato un errore di misurazione, un’anomalia da sanare». Cerchiamo di entrare nell’era spaziale di massa con questo tipo di consapevolezza. L’arte, quella vera e profonda, può intuire vicoli ciechi e strade per l’inferno lastricate di buone intenzioni. Teniamocela cara.

Articolo pubblicato originariamente il 19 Luglio, e aggiornato oggi dall’autore.

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Sull'autore

Consulente di orientamento strategico e analista di tendenze

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