mercoledì, Ottobre 20

Gastone batte Abdelhamid Abaaoud Il mondo cammina in avanti e non si fermerà, malgrado Abdelhamid Abaaoud e fanatismo da noi stessi incubato

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Ma la vera sconfitta del terrorista belga l’ho vista nello stesso teatro marchigiano. Mentre effettuavo la mia visita, una classe di liceali stava ascoltando una lezione sugli edifici teatrali ‘all’italiana’, trasformazione architettonica che superava la pianta quadrata del vecchio teatro di corte, rendendo più agevole la visione agli spettatori. Un nuovo modo di pensare il rapporto della gente con lo spettacolo, attento ai cittadini e ai loro diritti, che finì per imporsi in tutta Europa.

Tra gli studenti che seguivano la lezione c’era una ragazzina musulmana, col suo velo in testa. Sembrava più attenta degli altri compagni di classe, forse affascinata dalla grandezza storica e artistica del suo nuovo Paese. La osservavo mentre ascoltava le parole della guida, pensavo che proprio lei era la prova dell’inutilità della barbarie parigina, perché tra il nazismo dello stato islamico e l’imperfetta civiltà dell’Occidente, essa stessa levatrice del mostro che ora la minaccia, solo la forza brutale potrebbe indurre un adolescente a scegliere l’oscurantismo.

Ciò che fa arrabbiare Abdelhamid e tutti gli stolti come lui, è proprio la certezza che tra il progresso e il buio dei secoli trascorsi l’esito è già scritto, non importa quanto tempo ci vorrà e quali che saranno gli inciampi. Il mondo cammina in avanti e non si fermerà, perché nessuno può rovesciare la freccia del tempo e riportarci nelle caverne. Chi si oppone con la violenza a questo destino è come quel difensore mediocre che cerca di spezzare una gamba all’attaccante troppo bravo. “A quelli scarsi non rimane che commettere fallo”, mi diceva un campioncino anni fa. Una diagnosi brutale ma esatta. È proprio questa la violenza dei terroristi, il loro disperato grido di impotenza, essendo impossibile vincere cercano di fare perdere gli avversari.

In quei giorni, in due cittadine belle ma lontane dei luoghi più celebri del Paese, ho potuto ammirare la biblioteca Planettiana di Jesi, che lascia senza fiato, guidato da un bibliotecario coltissimo che si è messo a disposizione con la gentilezza tipica dei marchigiani. Nella stessa città ho visitato palazzo Pianetti e la sua notevole pinacoteca, che trabocca di Lorenzo Lotto.

A Montevarchi sono entrato nello splendido museo della scultura dell’Otto/Novecento, credo unico nel suo genere in Italia, sempre guidato da personale giovane, competenze e preparato, com’è accaduto nell’appena riaperto museo paleontologico, dove ho conosciuto Gastone, un gigantesco elefante vissuto oltre 2 milioni di anni fa in quella che oggi è il Valdarno. Di lui rimane l’imponente scheletro che accoglie i visitatori. Era un bestione pacifico, erbivoro, le sue lunghissime zanne, ancora miracolosamente intatte, servivano solo a scopo difensivo, non avrebbe mai aggredito Abdelhamid, si sarebbe limitato a tenerlo alla larga. Semmai è lui che avrebbe tirato una bomba al mite elefante.

Oggi guardiamo commossi Gastone, anche a lui, come a Giovanni Battista Pergolesi e a tutti coloro che crearono a fin di bene, riserviamo la nostra gratitudine, perché ci fanno amare la vita, anche quella più umile del bestione del Terziario. Tutti contributori di questo miracolo chiamato civiltà, da cui i terroristi sono esclusi senza appello. Presto la loro impronta si perderà, per sempre, saranno dimenticati anche dai loro ispiratori, perché la memoria può attecchire solo in chi visse a fin di bene, pure con tutti i limiti che la nostra natura impone.

È per questa via che l’umile Gastone, amico di alunni e studenti che ogni giorno vanno a trovarlo, batte, anzi cancella, l’inutile vita di Abdelhamid e di tutti coloro che come lui la vita la odiano, al pari di iconoclasti analfabeti e arrabbiati, due limiti che rendono impossibile costruire anche una semplice capanna.

 

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