venerdì, Aprile 16

Gassman, interprete e direttore Dal testo Shakesperiano al teatro

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Dal 4 al 23 marzo il Teatro Strehler di Milano ospiterà RIII – Riccardo III, con la regia e l’interpretazione di Alessandro Gassman nei panni del protagonista e la traduzione e l’adattamento del drammaturgo Vitaliano Trevisan.

Per trasformarsi nel malvagio duca di Glouchester, il bel fisico alto e imponente di Alessandro Gassman diventa gobbo e rachitico, i suoi movimenti si fanno grotteschi e sofferenti. Dal testo Shakespeariano sappiamo solo che Riccardo è gobbo, ha la schiena ricurva e un braccio avvizzito, Gassman invece interpreta un disabile, «Un Riccardo gigantesco, fuori scala rispetto agli altri attori in scena, costretto a chinarsi per potersi specchiare, per passare da una porta.».
 In seguito racconta il regista ad agendaonline.it : «Il ‘nostro’ Riccardo, col suo violento furore, la sua feroce brama di potere, la sua follia omicida, la sua “diversità” dovrà colpire al cuore, emozionare e coinvolgere il pubblico di oggi (mi auguro in gran parte formato da giovani), trasportandolo in un viaggio affascinante e tragico, attraverso le pieghe oscure dell’inconscio e nelle “deformità” congenite dell’animo umano»

Il testo di Trevisan colpisce a fondo lo spettatore con uno stile moderno e immediato, snellito da ogni arcaicismo per rendere più incalzante e coinvolgente la vicenda. Gassman racconta le ragioni di tale scelta: «Ho sempre avuto nei riguardi del Bardo, forse per l’incombenza di gigantesche ombre familiari [nel 1968 il padre Vittorio Gassman  interpretò Riccardo III sotto la regia di Ronconi], un certo distacco, un approccio timoroso; le messe in scena dei suoi capolavori, lo confesso, non sono mai riuscite a coinvolgermi del tutto, forse per la difficile sintonia con un linguaggio così complesso e articolato ma anche, in molte traduzioni, oscuro e arcaico. Un “ostacolo” che mi ha sempre impedito di immaginare una messa in scena in grado di restituire l’immensa componente poetica ed emozionale e allo stesso tempo di innervare di asprezza contemporanea il cuore pulsante ed immortale dell’opera shakespeariana attraverso il registro comunicativo a me più congeniale, ovvero quello della modernità e dell’immediatezza.».
Gassman è riuscito a sconfiggere le “ombre famigliari” dimostrando di essere un artista eccellente e le scelte linguistiche effettuate con Trevisan si sono dimostrate vincenti, poiché hanno permesso di creare un testo incisivo e di straordinaria attualità. Egli ha scoperto il talento di Trevisan grazie ad uno spettacolo di Goldoni, subito i due artisti si sono «trovati concordi nell’idea di trasmettere i molteplici significati di questo capolavoro attraverso una struttura lessicale diretta e priva di filtri, che liberasse l’opera da ragnatele linguistiche e ne restituisse tutta la complessità, la forza, la bellezza e la sua straordinaria attualità».

Il palcoscenico, leggermente rientrante rispetto alla platea, è stato suddiviso in tre sezioni da Gianluca Amodio: una fascia più esterna in cui i personaggi ordiscono i vari intrighi o riflettono attraverso l’espediente teatrale del monologo oppure in cui si svolgono le scene in ambienti esterni; una fascia intermedia, seminascosta da una sorta di sipario trasparente sul quale vengono proiettate immagini di vario genere, in cui si svolgono le scene ambientate nelle sale della corte; un piccolo spazio semicircolare che rappresenta la Torre, in cui vengono inscenati gli omicidi commessi da Tyrrel (interpretato da un magistrale Manrico Gammarota) e le riunioni avvenute all’interno della prigione reale.
Il risultato è una scenografia alla Tim Burton con toni cupi e grigi, luci fioche (light design di Marco Palmieri), e atmosfere gotiche; lo spettacolare clima dark è stato realizzato anche grazie al contributo di Mariano Tufano, che ha realizzato costumi cupi per volti molto truccati e talvolta deformati, intervenendo con dei tratti molto netti di matita nera sul cerone bianco.

La peculiarità della scenografia è costituita dalle sensazionali proiezioni su un sipario trasparente che non riguardano soltanto gli elementi della scenografia come i fiocchi di neve, gli alberi della foresta e le vetrate del palazzo reale, ma anche alcuni personaggi. Gassman è infatti riuscito a portare in scena un’opera che prevede almeno una quarantina di personaggi con soltanto sedici attori proprio grazie all’espediente delle proiezioni; i membri della corte, i soldati di Riccardo III, i fantasmi delle persone uccise da Riccardo, un servo e altri personaggi minori hanno così fatto una spettrale apparizione sul palcoscenico grazie alla videografia di Marco Schiavoni.

Tra gli attori in carne ed ossa meritano un sentito applauso, oltre al già citato Tyrrel di Giammarota, Marco Cavicchioli, che ha interpretato il duca di Clarence e Lord Hasting, Mauro Marino che ha incantato il pubblico con l’interpretazione dell’astiosa e decrepita regina Margherita e l’elegantissimo duca di Buckingham di Sergio Meogrossi. Sono state sensazionali anche le tre lady di corte: Marta Richeldi nei panni della bellissima Elisabetta, la grande Paila Pavese che ha interpretato la duchessa di York e Sabina Knaflitz nel ruolo di Lady Anna. Sono stati molto apprezzati dal pubblico anche i personaggi secondari del sindaco di Emanuele Maria Basso e il conte Rivers di Giacomo Rosselli.

Il Riccardo III di Gassman è una favola inglese senza tempo in cui viene creato un connubio perfetto tra elementi tipici del medioevo inglese e altri più moderni: i motivi a labirinto sul pavimento, i saloni dalle massicce pareti di pietra, l’antico scranno, la lunga tavola di legno, i piatti e calici di metallo si trovano infatti in scena insieme alle divise della seconda guerra mondiale di Riccardo III e delle guardie, una radio, un fucile, un giornale e delle valigie.
Anche le colonne sonore dello spettacolo appartengono ad anni e generi musicali differenti, pur essendo perfette per ricreare il clima epico e intriso di pathos degno di una tragedia Shakespeariana: ‘I got a Woman’ di Ray Charles, ‘Brothers in arms’ dei Dire Straits e un malinconico coro di cornamuse hanno veramente emozionato il pubblico. Le musiche originali di Pivio & Aldo De Scalzi sono invece perfettamente coerenti con l’ambientazione dark dello spettacolo e il clima di terrore provocato dai sanguinosi intrighi di Riccardo III.

Oggi giorno sappiamo che probabilmente re Riccardo III, il cui DNA è stato mappato grazie al recente ritrovamento della sua salma a Liecester, non fu più spregevole di altri reali d’Inghilterra e la sua unica colpa fu di aver perso la Guerra delle Due Rose. ‘La storia viene scritta dai vincitori’, così il monarca venne trasfigurato in un sanguinario attraverso le cronache di Tommaso Moro, cui Shakespeare si ispirò per scrivere la tragedia. La realtà storica non può tuttavia sminuire il fascino di una delle più sanguinose tragedie Shakespeariane, cui Gassman ha reso giustizia con una brillante rappresentazione e regia.

 

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