sabato, Settembre 18

Gasdotto East Med: new entry?

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pipeline grecia

Forse è la nuova scommessa energetica in Europa. Tre Paesi, Israele, Grecia e Cipro sembrano essere i protagonisti di questo gioco crudele. Quale il ruolo per questi Paesi? E quello della Grecia?

Constantin Nicolaou è un geologo ed economista, specializzato nel settore petrolifero e del gas nonché alto funzionario amministrativo di compagnie petrolifere e di gas in Grecia e a Cipro. Vanta un’enorme esperienza e conoscenza nel campo dell’industria petrolifera e del gas, con alle spalle una carriera di 40 anni.

Gli abbiamo posto alcuni quesiti, in particolare sul progetto del Gasdotto dell’East Med, che ha implicazioni strategiche e geopolitiche. La scoperta di cospicue risorse energetiche nel Mediterraneo Orientale aggiunge un ulteriore fattore all’antagonismo presente in questa regione. Sono in corso nuove alleanze e anche nuove minacce di violenza, come l’invasione della Zona Economica Esclusiva di Cipro da parte di una nave turca adibita per la ricerca di greggio e gas.

Le informazioni confidenziali forniteci da Nicolaou sono particolarmente interessanti.

Nicolaou, vi sono delle notizie sul progetto per la costruzione del Gasdotto East Med, Israele, Cipro e Grecia verso l’Europa?

Al momento, è in fase di preparazione uno studio da parte della DEPA (Compagnia di gas pubblica). Cipro vi partecipa in qualità di osservatore. Non abbiamo ancora ricevuto i risultati di questo studio, in modo da avere un’idea chiara sulla fattibilità tecnica del progetto e sui costi. L’idea del gasdotto, ora, è un accordo di principio. È davvero presto per affermare, malgrado tutto, che la sua realizzazione sia certa. Le quantità necessarie di gas si trovano solo dalla parte israeliana. Israele ha scoperto un’enorme fonte di gas, il ‘Leviatano’, del valore di 21 bilioni di piedi cubici in grado di supportare esportazioni verso l’Europa attraverso dei gasdotti. Per quanto riguarda l’altra fonte di gas, ‘Tamar’, è di minore quantità (da 8 a 9 bilioni). Questo secondo tipo di gas è già stanziato per il consumo interno e per alcune esportazioni verso Paesi vicini, come la Giordania. Ribadisco che l’intera questione è a una fase ancora embrionale.

Cosa ne pensa della decisione e della proposta comune avanzata da Israele, Grecia e Cipro all’Unione Europea, ossia che questo gasdotto venga finanziato da quest’ultima nel quadro di una politica diversificata delle importazioni di energia?

Nonostante la vicinanza geopolitica, indubbiamente, non vi sono relazioni tra Israele e Turchia né i loro interessi coincidono. Per questo, Israele valuta molto attentamente il percorso delle sue esportazioni. Se la destinazione di quest’ultime è l’Europa da raggiungere attraverso la Grecia, le implicazioni strategiche sono ovvie e Israele sosterrà le necessarie alleanze. La Grecia, dal canto suo, mediante questo gasdotto, vedrebbe risolti numerosi problemi relativi alle importazioni energetiche. Inoltre, essa diventerebbe un passaggio fondamentale, dato che il gasdotto dovrebbe transitare da Creta verso il Peloponneso meridionale. Comunque, il Paese rafforzerebbe la sua posizione strategica e la sua relazione con Israele. Per quanto riguarda Cipro, le quantità di gas, già scoperte, non si sono rivelate finora importanti per questo progetto. Esse non sono sufficienti nemmeno per la costruzione di un terminale di gas, un obiettivo strategico del governo di Cipro. La costruzione di tale terminale, se venisse realizzato andrebbe a cozzare con l’East Med. A ogni modo, non è possibile costruire un terminale alle attuali condizioni di quantità limitate di gas. Priorità dovrebbe essere data al gasdotto, disponendo Israele delle quantità necessarie di gas da esportare in Europa.

A tal riguardo, vi è la prospettiva di un’importante fornitura di gas alternativa per l’Europa. Tuttavia, non dovremmo farci illusioni circa la sostituzione del gas russo, di cui l’Europa si rifornisce. Questo gasdotto East Med va dai 10 ai 15 miliardi di metri cubi su base annua. Si tratta di una quantità minima rispetto al fabbisogno totale dell’Europa e alle quantità di gas russo esportate in Europa, quantità che rappresentano circa il 40% dei consumi europei. L’unico Paese, a mio avviso, che potrebbe rifornire l’Europa di tutto il gas naturale necessario e sostituire quello russo è l’Iran. La Turchia svolgerebbe un ruolo principale in questo caso.

Crede che i problemi tecnici implicati nella costruzione del gasdotto possano essere risolti?

Tecnicamente, non è un progetto facile da realizzare. Il fondo del mare, da Cipro a Creta e da Creta al Peloponneso, non è molto regolare. Vi sono montagne sottomarine, catene di montagne, canyon, valli profonde e ripide. Il gasdotto passerà a una profondità di 3000 metri. Il gas si comporta diversamente quando raggiunge acque molto profonde. La temperatura è fondamentale per il suo flusso. È probabile che si abbia bisogno di compressori speciali per superare questi problemi. Tutto sarà molto più chiaro dopo il completamento dello studio. A mio parere, si tratta di un progetto tecnico molto complicato. Ma vi sono da considerare anche i costi. Di solito, la moderna tecnologia offre soluzioni per tutti i tipi di problemi tecnici. Fra questi, il più importante e il più decisivo è il costo. Quest’ultimo sarà il fattore determinante per la realizzazione del progetto.

L’Europa ha ovviamente interesse nel finanziare questo progetto, che potrebbe fornirla, anche se parzialmente, di un approvvigionamento alternativo di energia. Vi è già una decisione preliminare favorevole. Che importanza attribuirà l’Unione Europea a questo progetto?

La decisione preliminare dell’Unione Europea su questo progetto riguarda gli studi necessari. Sulla base di tali studi verrà presa una decisione finale. Indubbiamente, per avviare il progetto, saranno necessarie le decisioni dei paesi coinvolti che dovranno prendere accordi interstatali. A tal proposito, Israele ha il sopravvento, essendo l’unico che può disporre di ampie e necessarie quantità di gas.

È chiaro che l’Europa sia interessata a rifornimenti alternativi di energia. Tuttavia, la sua politica è ambigua. Formalmente, ad esempio, ha condannato l’invasione turca nella Zona Economica Esclusiva di Cipro, che rappresenta una potenziale fonte alternativa di rifornimento. In pratica, non si è attivata per tutelare lo spazio di uno Stato membro. Sappiamo molto bene che quando si tratta di Russia o Crimea l’Europa, come gli Stati Uniti, intraprende azioni rapide e introduce sanzioni. Perché l’Unione Europea permette che la Turchia violi la Zona Economica Esclusiva di Cipro e conduca, sotto minaccia militare, ricerche sismografiche illegali? Le parole non bastano. L’Unione Europea deve perseguire una politica estera più credibile, forte e giusta, mostrando una solidarietà più attiva ed efficace con tutti i suoi membri.

 

Traduzione a cura di Patrizia Stellato

 

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