venerdì, Maggio 7

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garibaldi 

 

«Garibaldi fu venduta,
fu venduta ai thailandesi,
a rate e in 72 mesi,
per pagare i nostri buff…

Per la Garibaldi, viva!
Viva! Che ci paga i nostri buff!

Garibaldi fu voluta,
fu voluta dall’Angola,
il prezzo in saldi le fa gola,
e così diventa african…

Per la Garibaldi, viva!
Viva la Garibaldi african!»

 

La notizia è fresca di giornata: è sul mercato la prima portaerei concessa all’Italia, zuccherino che la faceva rientrare nel club dei Paesi meglio armati, dopo  la catastrofe della seconda guerra mondiale.

I nostri alleati dell’ultima ora fecero valere tutta la loro indignazione per il nostro fidanzamento con la Germania, e ci imposero copiosi risarcimenti. Fra questi, il divieto di armamento pesante, fra cui anche la proibizione di costruire nuove portaerei.

Perché, come disse Alcide De Gasperi, in un’atmosfera umanamente gelida, malgrado fosse il 10 agosto, alla conferenza di Pace di Parigi del 1946: «Prendendo la parola in questo consesso mondiale sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me»

Dunque, per noi la sentenza fu niente portaerei e, se fossimo rimasti a quelle restrizioni, niente F35 che oggi fanno tanto discutere. 

Solo molti anni dopo conquistammo il ‘perdono’. E fu così che il 4 giugno 1983 venne varata la portaeromobili leggera ‘Giuseppe Garibaldi’ matricola 551, che, come si legge nel web, è stata la prima portaerei nella storia della Marina Militare ad entrare in servizio attivo, giacché due unità portaerei, l’Aquila e lo Sparviero, furono approntate nel corso della seconda guerra mondiale ma non entrarono mai in servizio.

La nave ha ricoperto il ruolo di nave ammiraglia della nostra Marina, fino al varo della nuova portaerei Cavour. Il ruolo di portabandiera della nostra flotta era stato ricoperto dal 1961 al 1971, con lo stesso nome e la stessa matricola, dall’incrociatore Giuseppe Garibaldi.

Insomma, con una sempre attenta manutenzione, fra cui una radicale nel 2003 questa portaelicotteri ‘truccata’, ha fatto per 31 anni bene il suo dovere.

Dall’ottobre 2013 era di nuovo in revisione (non uso termini tecnici… che ne capisco io di riammodernamento di navi? Un beneamato nulla!) nell’Arsenale di Taranto e scopro che la stanno solo ora bonificando dall’amianto presente in alcuni impianti.

Tenercela costituisce un lusso? Certo, imbarca 550 uomini e donne, oltre ad un massimo di 230 addetti per la componente aerei. Poi consuma un bel po’ di propellente. E poi c’è la ‘sorella minore’ (in termini anagrafici) Cavour che può prenderne il posto.

Ma quanto ci frutterebbe? Malgrado sia un usato garantito, come tutto il naviglio di grandi dimensioni ha un abbattimento del prezzo assai pronunciato. Qualche decina di milioni di euro e nulla più, per un elefante da 14mila tonnellate; ma l’ipotesi di vendita all’Angola, ventilata in una sorta di blocco anche con la Principe de Asturias spagnola – un’altra palla al piede per un Paese dell’euro in condizioni non floride: ognuno ha il suo Cottarelli – pare impercorribile per inesperienza gestionale da parte dello Stato africano.

Non certo una bella notizia, questa, per chi contava su un saldo di fine stagione – in tutti i sensi – per rimpannucciare la nostra spending review.

Piuttosto, uno sprazzo d’azzurro sulle magre economie anche italiane viene dalla Corte Costituzionale tedesca. C’è un giudice a Karlsruhe, si potrebbe dire. Perché vi era stata una decisa presa di posizione contro l’ESM (ossia il meccanismo europeo di stabilità), da parte di un gruppo di 37mila cittadini, aggregati in  un network chiamato ‘Più democrazia’, e esponenti di due partiti politici i quali obiettavano che i fondi di salvataggio e il Fiscal Compact avrebbero violato le competenze del Parlamento tedesco.

Le loro ragioni sono state smontate dai giudici della Corte Costituzionale tedesca che, nella stessa sentenza si sono mostrati clementi anche nei confronti del Patto di bilancio europeo, dichiarandolo conforme alla Costituzione tedesca.

Un po’ di suspense permane, invece, riguardo alle OMT (Outrights monetary transactions) – in parole povere, lo scudo antispread lanciato dalla BCE – giacché la Corte ha rimandato la decisione alla Corte di Giustizia europea in Lussemburgo. Ritiene, infatti, che la BCE, nel vararle, abbia strafatto, valicando il proprio mandato.

Il provvedimento, il cui effetto annuncio aveva calmierato lo spread, pur senza che un euro venisse speso, se annullato, potrebbe causare un nuovo rodeo dello spread. E come Pulcinella, che è sempre quello che rimane sotto le bastonate, indovinate un po’ chi ci avrebbe da perdere?

 

 

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