venerdì, Aprile 23

Garantire la crescita verde L'inquinamento indiano sfida il Governo di Narendra Modi

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Narendra-Modi

 

New DelhiNarendra Modi ha assunto la guida dell’India come quindicesimo Primo Ministro nella storia del Paese. Mentre tutti si attendono che questo Governo dia un impulso alle attività di sviluppo e acceleri la crescita economica, l’ascesa al potere di Modi è considerata da molti come l’inizio di una nuova era nella politica e nell’economia indiane. Eppure, il fatto che le questioni ambientali siano destinate ad assumere la debita importanza sul lungo termine, resta avvolta nel dubbio, perché la storia della crescita economica dell’India è sempre andata di pari passo con la questione del degrado ambientale.

L’indice complessivo di inquinamento ambientale pubblicato dal Ministero dell’Ambiente indiano dice che 43 distretti industriali del Paese risultano pesantemente inquinati e che le condizioni vanno deteriorandosi ulteriormente in otto di essi, nonostante siano stati attuati vari piani d’azione, nell’arco di due anni e mezzo.

In più, i dati sulla qualità dell’aria urbana dell’Organizzazione Mondiale della Sanità indicano che 13 delle 20 città più inquinate del mondo si trovano in India con Delhi che attualmente è la più inquinata del pianeta.       

A partire dalle città, fino ai villaggi che seguono il limitare della costa e delle foreste, la popolazione è esposta all’aggressione del degrado ambientale e del cambiamento climatico. L’ IPCC (Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico) ha emanato un serio allarme che dice: «Nessuno su questo pianeta resterà immune agli effetti del cambiamento climatico».
Tuttavia, le questioni ambientali restano uno dei grandi temi tralasciati dalla politica indiana.

Consideriamo la questione del cambiamento climatico. L’ex Ministro dell’ambiente Jairam Ramesh, dopo aver assunto l’incarico di Ministro delle Foreste e dell’ambiente, nel 2009, ha detto: «I ghiacciai dell’Himalaya si stanno ritirando, le rese agricole sono stagnanti, sono aumentati i giorni di siccità e i percorsi dei monsoni sono diventati imprevedibili. L’India vive sempre di più gli effetti del cambiamento climatico».

Ma, con i progetti di crescita e di industrializzazione stabilmente posti in essere durante tuta l’era Jairam, sono aumentati i rischi per l’ambiente e il clima è diventato una grande preoccupazione.

«Per combattere i problemi climatici, l’India ha bisogno di azioni a lungo termine. Dobbiamo proteggere le nostre foreste, l’agricoltura, la terra e l’oceano, per conseguire un efficace livello di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica (CCS)», spiega Rahas  Bihari Panda del Dipartimento di Scienze dell’Ambiente, dell’Università del Nord Odisha. «Sfortunatamente, questi quattro agenti ‘disinquinanti’ risultano oggi minacciati»  aggiunge.

L’India sta distruggendo la sua copertura verde per fare spazio a progetti industriali e infrastrutturali. Come testimoniano i rapporti dipartimentali, la superficie verde è scesa al 21,05 % del totale del Paese, perdendo 367 km quadrati in meno di un decennio.

Stando ai dati del 31.03.2013, il Ministero dell’Ambiente e delle Foreste ( MoEF ) ha concesso 23.367 autorizzazioni per la ri-destinazione di 11,57,468 ettari, che da area adibita a foreste sono diventati area non-verde, con accordi che includevano l’obbligo di destinare un’area non-forestale al dipartimento nazionale delle foreste, per un rimboschimento compensativo.

Le relazioni del Controller and Auditor General ( CAG ) dell’India hanno rilevato che le autorizzazioni forestali e ambientali rilasciate nell’ambito di molti progetti violavano palesemente le ordinanze della Corte Suprema e i regolamenti governativi. Il rapporto ha anche sottolineato che la maggior parte dei progetti non rispettava né le leggi, né le norme del rimboschimento compensativo. L’uso massiccio di terreni agricoli per le industrie e i grandi progetti infrastrutturali è diventata una pratica usuale in India.

Essenziale per l’industria mineraria, per l’industria e delle infrastrutture, i mercati finanziari e i loro addetti considerano la terra come una merce. Questo «foraggia l’appropriazione di terre in India, sia attraverso la creazione di zone economiche speciali e attraendo investimenti esteri diretti nel settore immobiliare», sostiene l’attivista Vandana Shiva nel suo articolo ‘Il grande furto di terra : la guerra degli agricoltori in India‘.

Con migliaia di ettari di terreni agricoli impiegati per le infrastrutture, le industrie e le attività immobiliari, la giungla di cemento continua a diffondersi sulla terra in precedenza coltivata.

«Un doppio disastro, perché le industrie inquinano rilasciando scorie ed emettendo anidride carbonica, mentre la giungla di cemento aumenta il tasso di irradiazione di calore nell’atmosfera, e le città si trasformano in sorgenti di calore», dice Tapan Padhi, attivista per la giustizia sociale .

Il Governo e i politici si schierano con le aziende e con le associazioni d’impresa nel perseguire la stessa agenda di sviluppo.

Peggiore è la situazione lungo la costa. Le abitazioni che la fiancheggiano e le aree residenziali sono minacciate dall’erosione e dall’innalzamento del livello del mare. I santuari e le zone umide del Sundarban, del Bhitarkanika e la laguna di Chilka sono messi seriamente a rischio. Mentre molti villaggi lungo la costa sono già stati inondati, migliaia di altri rischiano di restare sommersi.

Uno studio condotto dal Tata Institute of Social Sciences e dalla Bombay Natural History Society ha rilevato che l’erosione ha ampiamente colpito un quarto della fascia costiera indiana, nei circa 7.500 km dove risiede quasi il 30 per cento della popolazione. Il crescente impatto antropico e le attività di sviluppo hanno danneggiato gravemente la vegetazione di mangrovie, esponendo le città costiere e i villaggi a sempre più frequenti tempeste e inondazioni.

Negli ultimi anni la frequenza delle inondazioni a Mumbai è aumentata. Secondo il rapporto IPCC, maggiori temperature generano l’ulteriore aumento del livello del mare, e ciò espone Kolkata e Mumbai, con molte altre città costiere asiatiche, alla prospettiva di gravi inondazioni.

«Il costo dei mezzi di sussistenza e delle perdite / vulnerabilità ecologiche non sono mai stati così significativi da influenzare le scelte politiche. Invece, più porti ed infrastrutture sono stati progettati nelle zone costiere. Per esempio, per ottenere più investimenti, Odisha ha previsto la costruzione di 15 porti lungo i suoi 480 km di costa», dice N A Shah Ansari, Direttore della community radio di Konark, nonché facilitatore della comunicazione nelle emergenze.

Lo sviluppo deve essere amico della natura. Ma «in un’economia che si sottomette al controllo delle imprese e nel crescente conflitto tra il disperato inseguimento di una magia economica e la tutela dell’ambiente, la possibilità di equilibrio sembra un sogno lontano» dice Naba Kishore Mahalik, ambientalista e professore di geografia ora in pensione.

«Le Lobby aziendali vincono, perché l’India preferisce passare sopra alle questioni ambientali per promuovere l’industrializzazione», dice Biswajit Mohanty, conservatore ambientalista e attivista anti-corruzione.

«Le priorità di qualsiasi governo non cambieranno fino a quando le politiche continueranno ad essere guidate dalla disperata ricerca di un miracolo economico», aggiunge Mohanty.
Gli ambientalisti sono scettici sulle politiche e i programmi sulla tutela dell’ambiente e sul clima che saranno sviluppati dal Governo di Narendra Modi   -la cosiddetta icona dello sviluppo.

Analizzando ciò che, nel suo manifesto, ha detto BJP sula questione, Himanshu Thakkar del Network sud-asiatico sulle dighe, i fiumi e i popoli, dice: «la sezione per la governance ambientale reca uno slogan come: ‘Flora, Fauna e Ambiente – Salviamo il nostro domani». Il resto del documento non ci dice nulla di come intendano migliorare la governance ambientale in India o se perlomeno abbiano rilevato la necessità di farlo. Al contrario, affermando (nella sezione ‘Industry’, dedicata alle scelte industriali) che si intende «Inquadrare le leggi ambientali in modo da sgomberare il campo da ogni margine di confusione e arrivare a una rapida autorizzazione delle proposte, senza ritardo», e parlando di sportello unico per le attività produttive e di rapido disbrigo delle pratiche, si chiarisce quale sia il loro intendimento e dove intendano arrivare. Questo non potrà che essere un disastro per l’ambiente e per la governance ambientale.

Per quanto riguarda la protezione ambientale, «c’è ben poco nel registro del partito per quanto riguarda gli stati che sono stati gestiti per oltre un decennio, cioè Gujarat , Madhya Pradesh e Chhattisgarh, che possa indicare un’attenzione alla tematica ambientale» aggiunge Thakkar, che chiama il manifesto BJP «una lista della spesa di fattori apparentemente buoni, senza alcuna strategia che indichi come il partito intenda raggiungere gli obiettivi»

Dato che la crescita economica e lo sviluppo dominano l’agenda politica di Modi, è facile indovinare quanta importanza sia stata attribuita all’ambiente e quali siano le idee che si stanno profilando in merito.

In ogni caso, le politiche e le azioni del nuovo Governo determineranno ben presto se l’India sarà capace di onorare l’impegno, assunto nel 2009, di ridurre le emissioni dal 20 al 25 per cento, rispetto ai livelli del 2005, ed entro il 2020 .

In considerazione di questo, quanto di meglio ci si possa aspettare è che il prossimo Governo dia priorità ai temi ambientali e aggiunga un po’ più di verde ai suoi piani di sviluppo, alle sue politiche e ai suoi programmi.

(Traduzione Valeria Noli)

 

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