domenica, Settembre 19

Game over per Renzi? field_506ffb1d3dbe2

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Negli ultimi dieci anni, comunica l’Istat, la produttività del lavoro è crollata da 109,2 a 100,1. La produttività, per capirci, misura la capacità di produrre di più a prezzi più bassi. Il nostro Paese apparentemente ha una produttività in linea con la media dei Paesi europei, ma dieci anni fa era superiore del 9 per cento. In particolare, poi, le regioni del Mezzogiorno si collocano tutte in fondo alla classifica della produttività.

Secondo il Ministero dell’Economia e Bankitalia, a giugno di quest’anno il debito pubblico italiano ha raggiunto la soglia di 2.168 miliardi di euro. Alla fine del 2010 il debito era di 1.851 miliardi. In tre anni è cresciuto di 218 miliardi, mentre nei primi sei mesi di quest’anni è aumentato di 99 miliardi.

Il tasso di disoccupazione a luglio si è attestato al 12,6 per cento. I dati provvisori indicano che gli occupati a luglio sono calati di 35mila unità. In sostanza è come se si fossero persi mille posti di lavoro al giorno. Aumenta il divario territoriale: dall’8 per cento del Nord al 20 per cento del Sud. Il tasso di disoccupazione maschile oscilla sull’11 per cento. Quello femminile si attesta sul 13,4 per cento.

Dato consolante, ma che costituisce anche fonte di nuovi problemi, si vive più a lungo: l’Istat fa sapere che la vita media degli italiani è di 84,5 anni per le donne, di 79,4 anni per gli uomini. L’Italia presenta la vita media più lunga per i maschi insieme a Spagna e Paesi Bassi; per le donne, l’Italia è al terzo posto nella graduatoria, preceduta da Francia e Spagna.

Questo il sommario specchio del Paese, che si trova a fare i conti con innumerevoli difficoltà, una quantità di urgenze, dispone di cospicue potenzialità, ma ancora non ha trovato il modo di far fruttare i talenti di cui dispone.

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha impresso una tabella di marcia da molti definita irrealistica, e che oggi ha lasciato il posto a un procedere più cauto, imposto dai molti nodi venuti al pettine. Il problema è che il tempo concesso dalla cosiddetta ‘luna di miele’ è ormai esaurito. Il conflitto acceso con i sindacati sulla riforma del Lavoro e con la minoranza interna del Partito Democratico accusato di ‘nostalgia’ e di corporativismo, sono insieme una prova di forza e di debolezza. Sia il sindacato che l’ala del PD ad esso più legato, sanno bene che le affermazioni e i propositi di Renzi sono in grado di far breccia a un elettorato non solo moderato, ma anche progressista; il braccio di ferro è comunque rischioso e può produrre effetti non solo indesiderati ma anche incontrollabili. L’emergenza economica e sociale rischia di collocare il maggio 2017 ben oltre l’orizzonte che ci viene concesso.
Il programma di rilancio offerto da Renzi sembra plasmato su un Paesenormale’; ma l’Italia è tutto meno che un Paese normale, ha necessità e urgenza di risposte rapide e tempestive. Le auspicate riforme non saranno pagate solo da ‘caste’ di privilegiati ben abbienti; comporteranno costi sociali ed economici; e le risorse a disposizione sono talmente esigue che certamente non sono in condizione di finanziare i piani di intervento.

Il Presidente del Consiglio dovrà fare i conti con la severità dell’Europa: che vuole la riforma del lavoro e l’attuazione di misure e riforme che rendano il sistema produttivo italiano meno ingessato e più competitivo; e si aggiunga a questo il fatto che sempre l’Europa ci ha concesso una ulteriore proroga, ma attende sempre una seria riforma della giustizia, penale ma soprattutto civile.

Ci sono poi lo zoppo, il guercio, il mutilato, cioè Francia, Italia, Spagna. Coalizzati hanno in comune il problema di rendere meno tetragona la Germania di Angela Merkel. Parigi, Roma e Madrid fanno fronte comune, ma altrettanto fanno Berlino e le altre cancellerie del nord Europa. Occorrerà tutto il coraggio, la fantasia, il realismo e il senso di equilibrio del Presidente della Banca Centrale Mario Draghi per riuscire a reggere questo fragile equilibrio; peraltro non esiste, se non nelle parole, un’alleanza dei Paesi del Mediterraneo che possa imporre alla Germania una politica economica più flessibile.
A questo quadro già fosco di suo, aggiungiamo alcune aree in crisi, che pur non essendo tecnicamente Europa, proprio per la loro collocazione geografica comunque sono destinata a influenzarci: l’Ucraina, la Libia, il terrorismo islamico. Per l’Unione Europea si pone il problema, da tempo, di contare di più sullo scacchiere internazionale; questione ancora più urgente per il fatto che gli Stati Uniti, mai come ora, sembrano assecondare le loro tentazioni isolazioniste e il Presidente Barak Obama sembra non aver alcuna voglia di svolgere il ruolo di potenza equilibratrice che fa parte della sua tradizione e storia. Forse, per quel che riguarda Obama non è questione di voglia, ma di capacità, fatto è che l’Europa deve interrogarsi sul che fare, e sul come farlo.

Veniamo ora a uno scenario più propriamente italiano. E’ inutile girarci intorno. Almeno per il medio termine in cosiddetto ‘Patto del Nazarenoè destinato a tenere: almeno fino a quando non sarà varata la nuova legge elettorale. Silvio Berlusconi non ha alternativa a questa intesa, e neppure Renzi ne ha.

Berlusconi di tutto sembra aver voglia, ma non di rifondare una nuova formazione di centro destra, mancano energie e risorse per farlo. Renzi è dunque avvisato: se continuerà a comportarsi in modo rispettoso, Berlusconi non si metterà di traverso. In loro favore gioca l’evidente difficoltà in cui si dibatte il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo, un PD che appare smarrito, incerto anche nel definire una identità ideale; altri movimenti di scarso respiro e peso politico al minimo sindacale. Bonaccia nel mar dei Sargassi, si potrebbe dire, parafrasando Italo Calvino e il suo celebre apologo. Solo che la bonaccia può benissimo essere paralizzante; ma soprattutto possono celare scosse senza precedenti sul piano sociale, ma che ne prefigurano poi di ancor più devastanti conseguenze politico-elettorali.                      

 

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