domenica, Novembre 28

Gambia, emigrazione e attesa della manna petrolifera

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Due compagnie petrolifere britanniche sono già presenti in Gambia: Fusion Oil & Gas NL e la Planet Oil. Entrambe si sono assicurate licenze  di esplorazioni per sei anni. Lo scorso 14 settembre la ERIN Energy Corporation ha annunciato l’acquisizione dei diritti di esportazione su due blocchi offshore, affidando ad una compagnia specializzata (la Polarcus Alima) le attività di esplorazione. La Erin Energy Corporation è una compagnia petrolifera Texana legata alla famiglia Bush che opera in quattro paesi africani: Nigeria, Ghana, Kenya e ora Gambia.

Le prospettive per la popolazione sembrano rosee. Il potenziale off-shore di petrolio e gas naturale, se confermato, è sufficiente per far balzare il piccolo paese scarsamente popolato ai livelli della Arabia Saudita, superando di gran misura il tenore di vita di vari Paesi europei. Questo, però, a condizione che la gestione della manna di idrocarburi sia gestita in modo trasparente e seguendo la ‘Via Ugandese‘ che prevede raffineria per la lavorazione dei prodotti finiti e una percentuale del 40% destinata alla esportazione, mentre il 60% è destinato al consumo interno e regionale. Nella via ugandese (così definita in quanto fu l’Uganda ad attuare questa politica sui idrocarburi nel 2007) le risorse naturali rimanono di proprietà dello Stato, principale beneficiario, mentre le multinazionali vengono posto nella posizione di ‘associati minori’.

Dopo il colpo di stato attuato nel 1994 dall’ Armed Forces Provisional Ruling Council – AFPRC (Consiglio Reggente Provvisorio delle Forze Armate) che depose il governo del Primo Presidente dalla indipendenza: Sir Dawda Jawara (24 aprile 1970 – 22 luglio 1994) Il Colonnello Yahya Jammeh governo incontrastato da 21 anni. Prima come Capo Supremo della AFPRC che attuò il colpo di stato. (22 luglio 1994 – 18 settembre 1996) e successivamente come Presidente  del partito da lui fondato Alliance for Patriotic Reoreintation and Construction (Alleanza per la Ri-orientazione e la Costruzione Patriottica). Un potere quasi assoluto visto che il principale partito di opposizione, il United Democratic Party, non ha partecipato alle ultime elezioni accusando il presidente Jammeh di aver instaurato una dittatura camuffata da democrazia.

Yahya Jammeh è un personaggio assai controverso che ha dichiarato di essere personalmente in grado di curare il tumore il HIV/AIDS e altre malattie. È famoso all’estero per i suoi continui appelli omofobici. L’ultimo di qualche mese fa dove ha assicurato che ogni omosessuale e lesbica che sarà scoperto nel suo paese sarà personalmente fatto a pezzi. Jammeh rappresenta la figura classica dei dittatori africani degli anni Settanta e Ottanta. Ha basato il suo potere eterno sulla mancanza di libertà della stampa e sulla sistematica violazione dei diritti umani. La corruzione governativa sta aumentando a livelli preoccupanti e il sistema giudiziario è completamente in mano al dittatore – presidente.

Nonostante il 2 ottobre 2013 il Ministro degli interni della Gambia abbia annunciato l’uscita dal suo Paese dal Commonwealth in quanto istituzione che rappresenta una estensione del colonialismo, il regime dittatoriale di Jammeh è strettamente legato agli interessi anglo – americani. Nei ultimi dieci anni ha attuato un insensato processo di privatizzazioni, ipocritamente definito dall’Occidente Riforme di libertà economica) che ha praticamente consegnato le rare risorse naturali in mano a Inghilterra e Stati Uniti che lo sostengono attivamente anche se in modo discreto. Con queste promesse la manna petrolifera potrebbe non risultare una ricchezza per la popolazione, il progetto pilota agricolo come uno specchietto per le allodole e l’emigrazione  verso l’Europa di giovani analfabeti gambiani continuare. A meno che una rivoluzione riporti giustizia e democrazia nel paese. Uno scenario non certo desiderato da Londra e Washington che si apprestano a fare affari d’oro con il dittatore ammazza gay.

 

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