venerdì, dicembre 14

Gabon, il clan Ali Bongo ‘salvato’ dalla massoneria di Francia I fitti legami massonici della Grande Loggia d’Oriente che legano la famiglia Bongo e la Francia salvano il clan; l’Esercito francese in campo con il compito di difendere a tutti i costi la continuità di potere del clan

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Dal 24 ottobre il Presidente del Gabon, Ali Bongo, è ricoverato presso un ospedale a Riad, in Arabia Saudita. La malattia e lo stato di salute del Presidente gabonese sono diventati segreto di Stato. Mentre il Governo assicura che si sta rimettendo e presto ritornerà in Patria, sul web girano voci che sia entrato in coma irreversibile o addirittura morto. Queste notizie non possono essere confermate o smentite ufficialmente in quanto nessuno sembra autorizzato a parlare sull’ospedalizzazione di Ali Bongo, nemmeno le autorità sanitarie del King Faisal Hospital. I giornalisti sono tenuti a debita distanza.

Per garantirsi la continuità del potere, il clan Bongo, guidato dalla first lady Sylvia Bongo Ondimba  e dal fratellastro del Presidente, il colonnello Frederic Bongo, capo della Guardia Repubblicana, hanno attutato un colpo di Stato istituzionale, impedendo che venga applicato l’articolo 24 della Costituzione che prevede che in caso di assenza prolungata del Presidente o di malattia invalidante che non permetterebbe più di svolgere le funzioni di Capo di Stato, venga nominato un Governo provvisorio con il compito di organizzare le elezioni entro 60 giorni.

Il Governo provvisorio è stato bloccato sul nascere nominando Presidente ad interim l’attuale Vice Presidente, Pierre Claver Maganga. L’opposizione e la popolazione in generale sono indignati di questa mossa e reclamano il rispetto della Costituzione. La situazione in Gabon è talmente esplosiva che la Francia ha deciso di inviare 1.000 soldati in assetto da guerra come rinforzo dei 900 soldati già presenti nella capitale Libreville appartenenti Sesto Battaglione di Fanteria di Marina. Ufficialmente i soldati francesi hanno il mandato di proteggere i 11.000 connazionali presenti nel Paese. In realtà hanno il compito di difendere a tutti i costi la continuità di potere del clan Bongo.

Negli ultimi sei anni i rapporti tra il Presidente Ali Bongo e Parigi si sono progressivamente deteriorati. Durante le Presidenziali del 2016 la Francia aveva tentato di sostenere il leader dell’opposizione, Jean Ping, considerato più idoneo alla tutela degli interessi francesi in Gabon.
Il desiderio di cambiamento di regime è stato infranto dalle frodi elettorali, che hanno permesso ad Ali Bongo di ottenere il 49,85%  dei voti. Nonostante l’ondata di violenze, quasi pre-rivoluzionarie, e le vive proteste della Francia, Bongo riesce a rimanere al potere costringendo tutti a fare i conti con la sua ingombrante figura. Lo scorso agosto in Gabon è stata oscurata la rete televisiva francese ‘France 2’, rea di aver diffuso un documentario molto critico sul Presidente gabonese. Il video non è visibile dalla maggioranza dei Paesi africani che hanno oscurato il link su richiesta del Gabon. L’improvviso ricovero a Riad offre un’occasione inaspettata per la Francia di sbarazzarsi di Ali e del suo clan, spingendo il Paese verso un Governo di transizione e preparando la vittoria dell’uomo di Parigi, Jean Ping. Al contrario si manda un contingente di soldati per proteggere la famiglia Bongo.

Questa contraddittoria decisione non può venir spiegata con l’obiettivo di difendere gli interessi francesi in Gabon. Jean Ping alla Presidenza sarebbe un miglior alleato rispetto al Clan Bongo. La spiegazione si cela tra i fitti legami massonici della Grande Loggia d’Oriente che legano la famiglia Bongo e la Francia. Alcune logge massoniche, in alcuni Paesi, hanno raggiunto la stessa condizione ideale della Camorra, dell’N’drangeta, insomma del sistema mafioso.

Una delle rare denunce del legame massonico tra Ali Bongo e la Francia proviene dal Cardinale Gianfranco Ravasi,  Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura. In un suo articolo pubblicato nel febbraio  2016 su ‘Sole-24Ore’, il Cardinale ha infranto la regola di non parlare di certi argomenti. Ravasi, pur sostenendo la possibilità di dialogo tra la Chiesa e la Massoneria, ci offre un quadro chiaro del network europeo africano della potente Grande Loggia d’Oriente che spazia dalla Francia al Congo Brazzaville coinvolgendo anche l’Italia grazie a Stefano Bisi, Gran Maestro del Grand’Oriente d’Italia. In Francia esiste una vera e propria collusionetra il Governo e la Grande Loggia d’Oriente che è penetrata in qualsiasi forma di finanziamento pubblico, decisione di politica interna ed estera, e nelle attività culturali.  

Nell’Esecutivo dell’Eliseo del 2016 vari massoni ricoprivano la carica di Ministro tra i quali Jean-Michel Baylet, Jean-Yves Le Drian, Jean-Vincent Placé e Alain VIdalies, tutti coordinati dall’eminenza grigia della massoneria francese Manuel Valls. L’intreccio tra Massoneria e potere è continuato dopo la caduta del Partito Socialista, con Emmanuel Macron, evidenziando che la Grande Loggia d’Oriente come la potentissima Cellula Africana dell’Eliseo (conosciuta come ‘FranceAfrique’) sono potenze che sfuggono al controllo democratico e sopravvivono a qualsiasi Governo in quanto sono i centri nevralgici del vero potere, quello che dirige vari Paesi dietro le quinte, in modo discreto ma efficace.

La Grande Loggia d’Oriente ha esteso i suoi tentacoli nelle ex colonie francofone africane, coerentemente all’obiettivo condiviso dalla FranceAfrique di mantenere il controllo delle risorse naturali e finanziarie dei territori d’oltre mare che contribuiscono al 42% dell’economia francese. Così nascono la Gluc-Gran Loggia del Camerun, e altre logge massoniche africane, collegate a quella francese. Molti Presidenti dei Paesi francofoni africani ne fanno part: Alpha Condè in Guinea, Hery Rajaonarimampianina in Madagascar, Idris Debi Itno in Ciad, Faustin Archange Touaderà e Anicet Dologuele nella Repubblica Centrafricana e, ovviamente Ali Bongo in Gabon. La massoneria africana si estende anche in Mali, Congo Brazzaville e Niger. Tutti questi Presidenti  e premier africani sono legati a doppio filo con i confratelli massoni francesi, «espressione evidente di un neocolonialismo occulto ed esoterico», come sostiene il Cardinale Ravasi.

Il supporto alla famiglia Gabon proviene proprio dalla Grande Loggia d’Oriente che negli anni ha saputo controllare e contrastare ogni posizione politica avversa al clan presidenziale. Nel 2009, quando Ali Bongo scandalosamente succede al padre dopo 41 anni di potere assoluto, quasi monarchico, la Francia non esita a sostenere la continuità dei Bongo. Per l’occasione l’allora Presidente Nicolas Sarkozy fu il primo Capo di Stato occidentale ad inviare messaggi di congratulazioni ad Ali Bongo. Il Gabon, uno tra i pochi Paesi francofoni stabili, è la pietra miliare della strategia francese di controllo coloniale in Africa. La Francia dispone di una importante base militare in Gabon fin dai primi giorni dell’indipendenza. La Total, oltre a controllare la produzione petrolifera, detta legge presso l’Assemblea Nazionale e la Camera dei Deputati. Ogni settore commerciale, industriale e terziario di una certa rilevanza è gestito da francesi: 11.000 su una popolazione di 1,8 milioni di gabonesi.

La famiglia Bongo possiede molte proprietà immobiliari in Francia, tra cui ville a Nizza e hotel a Parigi. La Grande Loggia d’Oriente ha permesso al clan Bongo di uscire quasi indenne dall’inchiesta della magistratura francese, aperta nell’aprile 2016, sull’acquisizione di queste proprietà immobiliare legate al riciclaggio del denaro rubato ai cittadini gabonesi. La famiglia Bongo ha anche finanziato le campagne elettorali di vari partiti e Presidenti francesi, tra cui quella di Sarkozy nel 2007, sotto richiesta della Grande Loggia d’Oriente.

La breve parentesi di Jean Ping aperta dal Presidente Francois Hollande è stata chiusa dalla lobby massonica di Parigi. «Jean Ping non mai rappresento una vera alternativa, ma un surrogato della famiglia Bongo. La sua ex moglie è Pascaline Bongo, la sorella di Ali Bongo. Ping, pur essendo un accanito oppositore del regime, ne fa parte, ne è invischiato. Questa sua situazione ha portato i poteri forti francesi a rivedere la decisione del Governo di abbandonare i Bongo per appoggiare Ping. Questi poteri forti vogliono avere interlocutori sicuri e non dei surrogati di essi», spiega Philippe Hugon, direttore delle ricerche preso IRIS.

Pur con il settore petrolifero in declino, la Francia mantiene forti interessi in Gabon, minacciati da altri attori internazionali come la Cina, che sta erodendo il monopolio francese nel Paese. Questa piccola Nazione africana è il simbolo dell’Impero francese nel Continente e la sua perdita rappresenterebbe l’inizio della fine del dominio sui territori d’oltre mare. Per questo la Grande Loggia d’Oriente  veglia e manovra, affinché lo Status Quo rimanga inalterato.

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