lunedì, Aprile 19

Gabbiani Elena B.B., la donna che per prima scoprì il seno - Capitolo 17

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“Non so dove i gabbiani abbiano il nido,/ ove trovino pace./ Io son come loro/ in perpetuo volo./ La vita la sfioro/ com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo./ E come forse anch’essi amo la quiete,/ la gran quiete marina,/ ma il mio destino è vivere/ balenando in burrasca”. Elena ascolta Fëdor Michajlovič, il secondo della compagnia, che lascia cadere le parole di Vincenzo Cardarelli. Che, gabbiano spiaggiato, aveva passato i suoi ultimi anni, vestito estate ed inverno di un pesante cappottone spigato (ed anche un po’ sfigato) su una sedia tra Piazza del Popolo e Via Veneto. Forse proprio la stessa. E pensa alla coincidenza che mentre leggeva di gabbiani, proprio allora i gabbiani erano apparsi. Roba da far felice qualunque junghiano.

Riprende la cartella di ‘Non scrivere!’, che aveva poggiato al loro apparire. E del corvo. Legge ancora.

“Caro scrittore, cara scrittrice, scorro le tue pagine e mi vedo ‘purtroppo’ costretto a rileggerle subito, perché mi inquietano (cosa proficua. Forse). Allora preventivamente ti spiego che, del tutto soggettivamente (cioè: ne sono convinto, poi magari i riscontri esterni possono essere d’altro genere), penso di capire cosa sia buona scrittura e cosa no. E come si faccia. Ho grande diffidenza ‘preventiva’ (se vuoi ‘pregiudiziale’) per gli scrittori, specie di narrativa. Non parliamo poi di poesia… Per esperienza personale (penso universale), è difficilissimo dire ad uno scrittore, tanto più se non pubblicato, che la sua ‘roba’ non è granché. Potrebbe ucciderti, ché il più umile di loro ritiene di essere la reincarnazione di Manzoni e Scott. Contemporaneamente. Comunque il buon ed utile intervento non è quello che riscrive, ma quello che interviene il meno possibile cercando i parametri generali per far dare il proprio meglio alla scrittura altrui. A partire da un livello minimo sotto il quale è bene consigliare di fare altro, il che avviene con assoluta frequenza, visto il generale oblio della Scrittura. E, scientemente, scrivo ‘Scrittura’ con la ‘S’ maiuscola, per il rispetto che le si deve. E che ben raramente le viene dato, specie dai cosiddetti ‘scrittori’, che ben più calzantemente definir si dovrebbero ‘scriventi’”.

Sfoglia le pagine, quasi facendole suonare. “C’è molto e ben altro. Ma a suo tempo. Adesso…”. Prende in mano la seconda cartella, anch’essa, evidentemente, di bozze di un libro. Stavolta la scritta è

 

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