lunedì, Settembre 20

G8 – Tortosa: obiettivi incrociati

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Come sempre in Italia, la dichiarazione più o meno avventata di qualche partecipante, anche marginale, a un evento di peso specifico notevole per il suo potenziale utilizzo in senso politico, finisce per occupare spazi esagerati nella fabbrica di notizie a gettone che è, ormai da tempo, il mondo dei media ufficiali.
A saziare  la brama di novità scottanti ha pensato stavolta il poliziotto Tortosa Fabio, in servizio nel luglio 2001 a Genova durante i giorni di fuoco del G8 culminati con la morte di Carlo Giuliani, con i pestaggi vergognosi alla scuola Diaz e le successive torture nella caserma di Bolzaneto ai malcapitati manifestanti rastrellati nella scuola.
Che ha dichiarato il Tortosa? Sostanzialmente ha scritto, con enfasi eccessiva sulla sua pagina Facebook,  che se ricevesse oggi l’ordine di entrare nella Diaz armi in pugno lo rifarebbe. Analizzando il concetto con un minimo di pacatezza, corroborata da alcune informazioni di prima mano, non riesco a inorridire più di tanto.
Riviviamo l’episodio: un gruppo di poliziotti, al culmine di tre giorni tesi come pochi altri, riceve l’ordine di irrompere nella scuola alla ricerca di agitatori violenti, segnalati come rifugiati all’interno. Segnalazione rivelatasi fallace, ma il poliziotto non lo sa. Tutt’al più potrebbero saperlo i suoi superiori, ad alto livello. Il poliziotto obbedisce all’ordine e con i colleghi, carichi come molle, entrano nella Diaz e ci restano per meno di quattro minuti. Il tempo di seminare il terrore, dare delle manganellate, rendersi conto che la situazione non è assolutamente quella che si aspettavano di trovare, ubbidire al loro comandante, che blocca tutto ordinando di tornare immediatamente fuori.
Il poliziotto è ancora un poliziotto, e se ricevesse nuovamente quell’ordine avrebbe, esattamente come prima, il dovere, che gli impone la divisa, di rispettarlo per la seconda volta. Senza commettere reati, avendo accertato gli inquirenti che non alla Diaz ma alla Bolzaneto, per mano di altri, furono perpetrati misfatti davvero gravi.  Questo dovrebbe apparire chiaro e comprensibile a tutti.

Ci sono, invece, cose assai meno comprensibili, nelle esternazioni di Tortosa. Le frasi repellenti su Carlo Giuliani, per esempio, e l’assoluta inopportunità di esprimersi così scompostamente, su un social network,  intorno a fatti che sono un nervo ancora scopertissimo nella nostra Storia recente. Chi conosce da vicino il soggetto in questione sa che è ancora fortemente influenzato da quell’esperienza, choccante anche per chi l’ha vissuta dall’altra parte della barricata (Pier Paolo Pasolini dovrebbe opportunamente venirci in aiuto nel considerare le persone, gli individui, per quello che sono e non per ciò che rappresentano nell’esercizio delle proprie funzioni, a volte terribilmente ingrate).
Fin troppo facile collegare il clamore, abbastanza ingiustificato per la vicenda in sé, con le polemiche che hanno accompagnato l’accoglimento, da parte della Corte Europea per i diritti umani, del ricorso di una vittima delle violenze di Genova, con relativa condanna all’Italia per tortura. Malumori subito dirottati in direzione di Gianni De Gennaro, superpoliziotto di lunghissimo corso con governi di ogni colore, ultimamente nominato da Matteo Renzi amministratore delegato di Finmeccanica. Un incarico di grande prestigio e responsabilità, che si può però, leggere, nell’ottica secolare del ‘promoveatur ut amoveatur’: purchè lasci finalmente in altre mani l’ordine pubblico e le sue patate bollenti.
Insomma, l’impressione è che come al solito la vera guerra sia un’altra, e si cerchi di parare i missili a lunga gittata, in volo verso obiettivi strategici, col solito sistema dello spostamento di attenzione sullo sprovveduto di turno. Come ha anche in qualche modo fatto rilevare il senatore Pd Luigi Manconi il quale, pur auspicando adeguati provvedimenti per Tortosa, ha detto che quest’ultimo non deve diventare un comodo capro espiatorio e un alibi perché nulla cambi. Dove? Naturalmente nel difficile mondo della Polizia di Stato, da riformare alla radice agendo in modo prevedibilmente né facile né veloce, trattandosi di avviare trasformazioni culturali importanti. Che certamente molti non digeriranno agevolmente.
E arriva puntuale la notizia che Tortosa ed il vicequestore di Cagliari Antonio Adornato, reo solo di un “like” scriteriatamente apposto, sono stati sospesi dal servizio dal capo della Polizia Alessandro Pansa.
Il capro, in lieve ritardo sulle festività pasquali, è stato sgozzato con gli interessi.  Speriamo che almeno rappresenti il passo d’avvio di un cambiamento reale, profondo verso un modo nuovo di essere forze dell’ordine.

 

 

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