sabato, Settembre 18

G8 Genova: il dominio politico e le speranze insanguinate dei giovani Ambiente, clima, diritti, solo oggi i pavidi potenti della Terra dopo 20 anni e grazie a loro! si sono accorti che quelle tematiche erano un contributo decisivo di riflessione per la salvezza del Pianeta Terra di quella meglio gioventù. Avevano ragione loro, giovani da ringraziare con cui tanti dovrebbero scusarsi

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Non crediamo mai abbastanza

a ciò in cui non crediamo

(M. Conte S. 2004)

Tristi ricorrenze anniversarie. 20 sono gli anni passati dalla più violenta manifestazione del potere statuale avvenuto in Italia a Genova nel luglio del 2001 (e appena due mesi dopo ci sarebbe stata la strage dell’11 settembre delle Twin Towers a New York), sotto il potere dell’’eversore’ Berlusconi (decine di leggi ad personam, legittimo impedimento, prescrizioni, addomesticamento della magistratura, compravendita di senatori, ecc. ecc.), con centinaia di manifestanti pacifici massacrati scientificamente da parte di Polizia e Carabinieri concomportamenti in stile cileno, distruggendo una generazione di giovani su cui si sarebbe dovuto al contrario puntare.

Venti anni dopo il G7 di Seattle, quando giovani di cui ci si stupiva fossero nelle piazze (con i moralisti che dicevano che dovessero studiare, cosa che avevano già fatto, perciò erano in piazza!) gridavano il razionale ed oggi profetico ‘un altro mondo è possibile’. Ambiente, clima, diritti, solo oggi i pavidi potenti della Terra dopo 20 anni e grazie a loro! si sono accorti che quelle tematiche erano un contributo decisivo di riflessione per la salvezza del Pianeta Terra di quella meglio gioventù. Avevano ragione loro, giovani da ringraziare con cui tanti dovrebbero scusarsi.

Disattenzione, amnesia, priorità diverse? No, l’involuzione del capitalismo che ci aveva illuso con la caduta del ‘Muro’ o con la favola della Rete nuova democrazia digitale universale, con una compressione dei diritti, forme di neo sfruttamento e schiavitù, non più della fabbrica, di cui a sinistra registrandone la fine si riteneva superata la contrapposizione tra capitale e lavoro e con esso il conflitto sociale (in un’assoluta cecità ed ignoranza dei mutamenti sociali in atto). Confermando che una pallida sinistra vieppiù ‘governativa’ non aveva capito nulla della deriva del capitalismo della sorveglianza nell’epoca delle piattaforme digitali e dell’economia della disintermediazione, eliminando tutti i corpi intermedi tra Stato ed individui. Enunciando difatti una nuova forma di antipolitica, così ben espressa dal ‘pugnalatore’ di Rignano a Grillo, con la politica nel suo complesso. Eliminare rappresentanza, partecipazione, politica, partiti disarticolando una società complessa sempre meno comprensibile con categorie teoriche vecchie, in una stagione gestita da un modo populista di non risoluzione dei conflitti sociali.

Quei giorni di Genova erano anche una nuova espressione di un conflitto economico e sociale che appunto dalle fabbriche si spostava ai luoghi di produzione e distribuzione del territorio urbano, simbolo nitido di una sconfitta della politica quale arte del governare e risposta ai bisogni comuni di una collettività. Una tre giorni in cui venne negata, non solo ferita, la democrazia nel nostro Paese. Morirono alcuni, come Carlo Giuliani ucciso da un colpo di pistola sparato da un imberbe e più giovane carabiniere, Marco Placanica, 20 anni!, mandato lì come cavia di un potere violento. Placanica, distrutto oggi nell’animo e nella sua esistenza, ottima vittima sacrificale, come tante volte nella Storia, di un disegno un progetto ed una strategia più grandi di Lui, inerme sconfitto annichilito. Lui distrutto e morto in vita senza che alcuno dell’Arma dei Carabinieri o della Polizia si sia mai fatto sentire, con tutti gli altri, in primis Gianni De Gennaro, che hanno fatto carriere strabilianti, con i favori della destra ma anche di una sinistra che già allora confermò con lucidità la sua nullità ed inutilità a comprendere i mutamenti sociali in atto ed a cogliere fermenti e domanda di partecipazione espressi da decine di migliaia di popolo. Quel De Gennaro che non si scusò mai, mentre come disse con chiarezza Franco Gabrielli, prima capo della Polizia poi sottosegretario «Se io fossi stato Gianni De Gennaro mi sarei assunto le mie responsabilità senza se e senza ma. Mi sarei dimesso. Per il bene della Polizia». Appunto, sono inutili i commenti. A dimostrazione di un potere impunito per cui quello non ci pensò mai.

Mentre i black block facevano, fomentati o meno, il lavoro sporco per conto di un potere violento e cinico, per farlo poi completare alle forze dell’ordine, braccio fin troppo armato della sicurezza e controllo sociale. Morte annunciata di una politica arrivata all’oggi, sostituita da tanti servaggi di ‘onorevoli’ da cui doversi anche difendere, ché altrimenti ricevi diffide e denunce solo per averli chiamati con evidente senso politico, ‘servi’, iscritto ad un partito ma prendendo servilmente ordini da un egolatrico pugnalatore, ‘boss’ di un infimo gruppetto di fanatici adepti. Come accaduto di recente al sottoscritto con un quaquaraquà toscanello’. Forze dell’ordine divenute con ottimi risultati forze della repressione e del controllo sociale, come i famosi Carabinieri nei secoli fedeli, che oggi incrocio con molta minore fiducia frammista ad angoscia, grazie all’omicidio di Stefano Cucchi e tanti altri. Come il Corpo di Polizia, specializzatosi negli anni in mattanza di giovani alle manifestazioni, come da esperienza diretta nelle manifestazioni preparatorie del G8 avvenute a Napoli nel marzo di quell’anno. Ma più guardinghi con manifestazioni di parenti di detenuti, di compari amici ed affiliati alla camorra. Perché si è sempre forti con i deboli, ma con i forti che ti condizionano, in molti modi, si è molto più remissivi e deboli.

Dovevo, volevo esserci, con molti altri, a Genova, ma ero coinvolto con la morte di persone vicine e non ce la feci, non potevo. I racconti che seguirono da parte di tanti, tra loro sconosciuti, non resero realmente palese il verso tragico e mortifero di ciò che successe in quei giorni perché mancavano le immagini, forma di astrazione dalla realtà rappresa in uno scatto, in un frame, mentre decine di testimonianze venivano prese per strumentali. Potenza della presunta ‘oggettività’ dell’immagine sulla ‘soggettività’ di una narrazione. Vale a dire il mondo di oggi, dove la parola è ormai negletta se non per accompagnare un’immagine fermo del tempo tra un ‘prima’ ed un ‘dopo’ che ci sono del tutto sconosciuti. Al contrario di un racconto con premessa svolgimento ed epilogo. Comunque, ci fossero state le foto ed i filmati si sarebbe almeno istruito un processo sulla morte di Carlo Giuliani, mai cominciato!! Insomma un potere fintamente democratico che usa mezzi per fini di come qualsiasi potere autoritario.

Con tanti sproloqui dei ’democraticoni, cominciando dai giornalisti tromboni. Imperava, allora, il pregiudicato di Arcore con i suoi sgherri di destra, il comico con il manganello dalla battuta volgare, uno dei più pericolosi individui che l’Italia ha invocato, ché gli italiani nel loro complesso sono inaffidabili, sbruffoni, servili, malleabili, sempre incolpevoli, mai truffatori, evasori fiscali, eversori di trame nere, anticomunisti, fancazzisti, opportunisti. Ma soprattutto servili, pronti a succhiar denaro e favori genuflettendosi in una servitù volontaria. Insomma lo specchio dell’ex pregiudicato di Arcore, dell’ex camerata Fini, dell’a sua insaputa Scajola, e tanti altri politicantiche proseguono oggi sotto altre spoglie. Sparsi nell’arco politico, tra fascio leghisti o ‘eia alalà’ dell’ex ministrettaalla gioventù (littoria), neo ignoranti, vetero ingiacchettati, con tanti mefitici centrini post scudo crociati o ciellini, che oggi di nuovo battono cassa (cfr. Cartabia…). Quelli che piacciono tanto oggi con i loro pericolosi vuoti intellettivi e politici, omofobi, xenofobi, razzisti, poco o per nulla post fascisti, amichetti del fascista ungherese o dell’altro polacco. Il vecchio nero che ri-avanza nel disinteresse di quanti se ne fottono, ché l’importante è che come il denaro, ‘la gnocca giri’, omo arcorensis dixit. Un’Italietta di cialtroni al potere, ignoranti, volgari come il fascioleghistetto borghetto sconcio che invece di scusarsi offende transessuali che allora dovrebbero farsi il test di sieropositività!! Con il Berlusca addirittura in odore di prossimo Capo dello Stato, che allora ordinava di coprire i balconi di panni stesi con trompe l’oeil di cartapesta!, per dire del rapporto con finzione menzogna ed occultamento del sullodato con la sua propaganda televisiva, divenuta poi lo spirito del tempo amato tanto a sinistra (?). Qui frange estremiste minoritarie cercarono di monopolizzare le violenze che oscurarono le pacifiche manifestazioni di migliaia di partecipanti, deriva che culminerà con la morte di Carlo Giuliani ma soprattutto ricordata per la ‘mattanza’ di Bolsaneto dove furono selvaggiamente picchiati giovani disarmati e pacifici dalla polizia. Polizia, ma anche Carabinieri, che nel corso degli anni assumeranno sempre più comportamenti e toni violenti ed intimidatori.

Quel massacro genovese venne poi stigmatizzato dall’Onu che parlò esplicitamente di una sospensione della democrazia avvenuta in quei tre giorni di pestaggi e di sangue tra la Scuola Diaz e la caserma Bolzaneto. Questo era il clima, oggi da tutti dimenticato, con il volgare barzellettiere con manganello che censurava le tv pubbliche cacciandone gli indesiderati, possedendo già le sue private, il già pregiudicato di Arcore che ancor oggi scappa dai processi per corruzione (ancora, con turbe neuropsichiatriche?) nel processo Ruby, sempre malato ogni volta che deve comparire in Tribunale. Quello che comprava senatori per far cadere il Governo Prodi (senatore De Gregorio dixit, con 3 milioni di euro!!), cosa che in un Paese appena serio sarebbe valsa una messa in stato accusa per evidente modalità eversiva, trattandosi di cambiare con dolo l’esito di una libera elezione politica che lo aveva visto perdente. Comunque quei responsabili del mattatoio di Genova, come sovente accade, hanno fatto tutti carriera ai vertici della polizia o nelle aziende di Stato (!), tra cui il Gianni De Gennaro, arrivato poi ai vertici di comando di partecipate di Stato come la ex Finmeccanica! Per dire dell’illegalità italiana fattasi sistema, ovunque, nelle pubbliche amministrazioni, nei comparti istituzionali. Un potere che opera in un contesto di collusioni e corruzioni immani per poi non poter dichiarare illegale tutto il resto, essendone motore prevalente. Che cosa resta, quanto ha pagato un’intera comunità sociale dal perfetto modello di repressione e dominio che a Genova ebbe la sua apoteosi? E che cosa il formarsi di movimenti politici metteva in discussione con la sua programmatica critica teorica e pratica della globalizzazione neoliberista, che esploderà qualche anno dopo, non per caso, con la bolla speculativa dei sub prime del 2007 in America, per propagarsi al resto del mondo?

Sviluppo sostenibile, minore consumismo, idea di comunità contro le derive di in un individualismo fondato sul principio del consumo con il passaggio cruciale dal ruolo di produttori a quello di consumatori di beni del mercato, nuove forme di disfacimento di valori e mezzi della classe media, quella a cui oltre agli ultimi sarà fatta pagare una crisi sistemica del capitalismo. Insomma Genova e dintorni con le loro e nostre attese per quali orientamenti e sviluppi avrebbero preso lotte contro disuguaglianze ed ingiustizie. Certo, dopo ci saranno i Social Forum europei di Firenze del 2002 e del 2003 a Parigi, a Porto Alegre quello mondiale nel 2002 e poi qualcosa contro la guerra in Iraq. Ma è certo che il manganello berlusconiano fu efficace e le diverse forme di repressione, mai veramente stigmatizzate da tanti finti pletorici ‘democratici’, di certo resero asfittico un movimento anche caotico, composito e magari non tutto bello e lindo, distruggendo trame e reti di una società civile libera, specchio delle tantissime contraddizioni di un mondo globale diviso e frammentato dove i conflitti regionali sono stati paragonati da qualcuno ad una sorta di terza guerra mondiale sotterranea. L’ha detto forse un pazzo rivoluzionario? Non credo proprio, benché per gli oscurantisti sia considerato un pericolo. Il suo nome è Papa Francesco senza omettere diverse ambiguità nel suo pontificato. E la sinistra? Veda qualcuno se ne trova frammenti nell’atmosfera, magari tra i nuovi taxi spaziali per miliardari, Branson o Bezos, a scelta…

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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