martedì, Maggio 18

G7 Taormina: dialogo o fallimento, bene che vada stasi

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Manca ormai poco all’apertura del Vertice dei Grandi 7 che si terrà nella blindata ed assolata Taormina il prossimo 26 e 27 Maggio. L’Italia è pronta ad ospitare e a moderare questo G7 di cui deterrà la Presidenza con la guida del premier Paolo Gentiloni. Suo compito sarà quello di indicare le tematiche prioritarie, preparare le bozze dei documenti di supporto degli incontri e i testi finali delle dichiarazioni. Ma non solo. L’Italia ha dovuto anche coordinare i quaranta incontri preparatori previsti e le dieci riunioni ministeriali con un budget fissato per l’organizzazione della Presidenza pari a 37,5 milioni di euro, di cui circa 12,4 milioni dedicati interamente all’incontro di Taormina. Ad incontrarsi quest’anno saranno Shinzo Abe, Emmanuel Macron, Theresa May, Angela Merkel, Justin Trudeau, Donald Trump ed altri leader. Come ogni anno, il G7 rappresenta un’importante occasione per discutere in maniera informale dei temi che più preoccupano i Paesi coinvolti ma quest’anno la Presidenza italiana sembra che non avrà affatto un compito facile. L’anno passato, infatti, è stato caratterizzato da due eventi rilevanti, la Brexit, da un lato, e la vittoria di Trump dall’altro. A Taormina, quindi, il Regno Unito si presenterà ad attivazione ormai avvenuta della procedura di uscita dall’Unione europea, secondo quanto previsto dal Trattato di Lisbona ed anche nel pieno della campagna elettorale, viste le elezioni indette dalla May per il prossimo 8 Giugno. Dall’altro fronte, invece, il neo Presidente statunitense, sostenitore di idee a dir poco ‘divergenti’ rispetto a quelle cui i leader del Gruppo sono abituati. Le questioni su cui si teme un diverbio inconciliabile sono soprattutto la sicurezza internazionale, il commercio, l’immigrazione ed i cambiamenti climatici. Le intenzioni di Trump hanno preoccupato sin da subito i Paesi del G7, intenzionati a trovare nuovi metodi per un proficuo dialogo ma consapevoli che il Presidente USA avrà uninevitabile influenza.

Il 2017, però, ha due protagonisti: l’Italia, da un lato, e la Germania dall’altro. Il G20 di Luglio, infatti, sarà tutto tedesco e ad ospitarlo sarà la città di Amburgo. Questo dovrebbe significare un’importante opportunità di coordinamento fra le due Presidenze, entrambe europee, ma qualcosa sembra non essere andata per il verso giusto. Abbiamo parlato con Matteo Villa, ricercatore presso l’ISPI, Istituto per gli Studi di Politica Internazionale.

Quali saranno le priorità per l’Italia in questo G7?

Le priorità sono cambiate nel tempo perciò è interessante partire dall’anno scorso. Prima dei grandi eventi internazionali che hanno caratterizzato il 2016, la Presidenza italiana pensava che si sarebbe parlato soprattutto di migrazioni. Poi ci sono stati il referendum sulla Brexit, la vittoria di Trump e l’arrivo di tutte le elezioni già programmate nel 2017. Altre elezioni non programmate, invece, hanno complicato ulteriormente l’agenda, come ad esempio le elezioni del Regno Unito del prossimo Giugno. Quando si è cercato lo slogan di quest’anno, si è dunque subito detto ‘Costruire le basi per una fiducia rinnovata’, quindi, è cambiato un po’ il focus e abbiamo allargato il tema. Le priorità della Presidenza italiana sono diventate più tecniche e ci si concentrerà su ‘Agenda 2030’, sviluppo sostenibile, sia economico che ambientale, inclusione di genere e le conseguenze sul mercato del lavoro e sui sistemi di welfare di quella che il World Economic Forum l’anno scorso ha chiamato ‘Industria 4.0’. Di fatto queste sono le priorità ufficiali, poi ci sono le priorità non ufficiali. In effetti, la vera priorità è proprio quella che sta nello slogan del vertice: bisogna, cioè, ricostruire le basi della fiducia tra i Paesi che partecipano, anche perchè molti leader sono nuovi e alcuni di loro sono personaggi di ‘rottura’. La vera priorità italiana non è dunque procedere lungo i ‘tre pilastri’ come racconta il sito ufficiale dell’evento, ma sarà cercare di mostarsi l’attore responsabile che riuscirà a far sì che i Paesi parlino, anziché scontrarsi. La vera priorità è diplomatica e consiste nel riprendere le fila di tutto, riallacciare i rapporti, dialogare.

Quali saranno, invece, gli argomenti più controversi?

Prima degli argomenti ci sono innanzitutto le persone. Con questo intendo dire che è chiaro che il Vertice sarà una delle prime occasioni perché i leader occidentali storicamente alleati con gli USA incontrino Trump, tutti insieme. Trump è abbastanza ‘distruttivo’ come Presidente nel senso che ha delle convinzioni che sono diverse rispetto ai Presidenti dell’immediato passato. Quanto agli argomenti, quello più controverso sarà di sicuro il commercio internazionale: i Paesi del G7 hanno sempre fatto dichiarazioni a favore del libero commercio e contro il protezionismo, mentre Trump dice che il libero commercio non fa sempre bene, anzi. E anche in Europa l’opinione pubblica sta lentamente mutando con la Commissione Europea che cambia narrazione e propone di passare dal ‘free trade’ (commercio libero), al ‘fair trade‘ (commercio equo), riconoscendo che il commercio può anche far aumentare le disuguaglianze tra e all’interno dei Paesi. Questo fa il paio con la minaccia statunitense di imporre tariffe contro l’Europa. Il secondo argomento controverso sarà chiaramente l’ambiente; con Obama si sono fatti tantissimi passi avanti, si è firmato il Trattato di Parigi (‘COP 21’), fortemente voluto da Francia, USA e poi tutti i Paesi europei. Adesso Trump promette di prendere una decisione il mese prossimo per l’eventuale ritiro degli USA dagli accordi. Quindi, tutti i leader al Vertice cercheranno di convincerlo a non ritirarsi. Questi sono i due argomenti molto controversi da cui sicuramente non uscirà una dichiarazione successiva, ma di cui si dovrà parlare. Il G7 ha sempre fatto dichiarazioni pro libero commercio e pro ambiente, ma quest’anno rischierà di non essere così.

C’è un rischio di fallimento per il tema delle migrazioni?

Probabilmente non ci sarà un fallimento perché noi abbiamo deciso di non metterla come esplicita priorità nel Vertice. Le migrazioni sono un terreno scivoloso su cui molti Paesi hanno posizioni diverse, perfino in Europa; Germania, Francia, Italia hanno collaborato ma poi si sono anche scontrate nel tempo. Il G7 non è la sede adatta per trattarle. Stati Uniti, Canada e Giappone sono in tutt’altre regioni del mondo, non sperimentano flussi migratori di intensità e modalità simili alle nostre. USA e Canada sono isolati, il Canada può scegliere i migranti e infatti lo fa e ne fa una politica di reinserimento molto mirata; gli USA hanno i loro problemi con la parte Sud ma sono situazioni completamente diverse rispetto all’Europa. Dunque il rischio di fallimento prescinde dal G7. Anzi, la politica migratoria dell’UE sta fallendo, G7 o non G7! Però, è giusto dire che l’Italia sta facendo tanto nonostante la Presidenza italiana non possa toccare più di tanto il tema durante il Vertice. Adesso l’Italia in Europa è uno dei pochi Paesi che sta cercando di gestire il fenomeno, mentre molti degli altri chiudono la frontiera. A prescindere dalle polemiche interne, dunque, l’Italia sta lavorando bene ed è costretta a dimostarsi un attore responsabile.

C’è un effettivo pericolo di stasi soprattutto causato dal fronte elezioni e dal fronte Donald Trump?

Il G7 di quest’anno sarà sicuramente di passaggio, quindi non ci saranno grandi decisioni. In ogni caso, da sempre, non è stato il luogo in cui arrivare a decisioni fondamentali, salvo casi isolati ed eclatanti. Per esempio, all’inizio degli anni 2000, quando si è parlato di cancellare i debiti dei Paesi poveri, far ripartire lo sviluppo dell’Africa sub-Shariana. Generalmente le grandi questioni precedevano o seguivano il Vertice: se c’era un evento importante nel mondo, poi se ne parlava al G7. Probabilmente ad esempio, si parlerà di terrorismo visto anche l’attentato di Manchester. Il rischio di stasi c’è comunque, o addirittura c’è quello che si facciano passi indietro nel senso che nella dichiarazione finale non ci saranno alcune cose che il G7 menziona sempre sul commercio e sull’ambiente. Il lavoro del Governo italiano dovrà essere quello di puntare a fare del G7 quello che era al suo inizio, nel 1975, cioè il forum informale per cercare di gestire le crisi. Negli anni ‘70 era nato per questo, i grandi del blocco occidentale si vedevano per cercare di trovare almeno il minimo comune denominatore. Il Vertice non sarà un fallimento se i leader sapranno dialogare e si impegneranno a fare qualche passo avanti insieme, anche perché, per adesso, ne stanno facendo tanti separati e spesso in direzioni diametralmente opposte.

Si toccherà il tema della cybersecurity?

Quello è un tema che sta molto a cuore a tutti e che però divide un pochino anche se è vero che dal 2014 è uscita la Russia dal vertice che su questo si opponeva più di tutti. La Russia, insieme alla Cina è uno degli attori che formalmente ed informalmente in questi anni è stato più accusato di attacchi cyber, addirittura per influenzare le elezioni e mettere alla prova i sistemi di sicurezza occidentali. Senza Mosca, perciò, c’è maggiore terreno fertile per collaborare. Nelle ultime settimane, però, ci sono state molte polemiche sia perché gli USA condividono informazioni riservate e si lasciano scappare un po’ di tutto, sia per le questioni di protezione della privacy. Quindi, sulla cybersecurity ci saranno tanti discorsi, ma probabilmente poco di concreto. In ogni caso anche qui è importante lavorare soprattutto a livello regionale, specialmente in Europa dove i sistemi sono ancora separati ed in molti casi incompatibili.

Si prospetta uno scontro tra le Presidenze di Italia e Germania?

Se c’è una critica che si può muovere alle due Presidenze, italiana e tedesca, è che il coordinamento tra le due, nell’anno rarissimo di una Presidenza ‘europea’ sia del G7 che del G20, poteva essere gestito in maniera più stretta. Italia e Germania, invece, si sono dimostrate decisamente gelose del loro Vertice; le occasioni di contatto ci sono state ma poi anche un po’ di competizione. Come sempre, d’altronde. Questo si è visto soprattutto su un passaggio cruciale, cioè, sui rapporti tra i Paesi G7 e G20, da un lato, e l’Africa, dall’altro. Su questo c’è stata più competizione che collaborazione. Se così si voleva dimostrare che l’Europa è unita, poi, di sicuro il risultato non è stato raggiunto. Ciascuno ha guardato alle sue agende nazionali che effettivamente sono distanti. Ad esempio, se pensiamo alle politiche economiche, è difficile che si facciano passi avanti tra Italia e Germania. La Germania su questo ha un po’ il coltello dalla parte del manico, perchè le parti di cooperazione economico-finanziaria si sono ormai spostate al G20; e proprio la Germania si è sempre sentita un po’ messa all’angolo in quel Vertice, perché, il G20 negli ultimi anni è sempre stato quello che si schierava a favore delle politiche di stimolo, e come sappiamo la Germania è favorevole a politiche di rientro del debito, di asterity. Quest’anno loro sono i Presidenti e possono anche decidere quanto va nel comunicato finale e magari opporsi con più forza.

Si affronterà il tema delle politiche fiscali?

Difficile. Come dicevamo, anche su questo la competenza è passata al G20, e sulle politiche fiscali le gelosie nazionali sono massime. Anche in Europa, i Paesi sono ancora molto lontani. Inoltre la Germania è ormai in campagna elettorale, e la Merkel non può dimostrarsi condiscendente con l’Italia e i Paesi più fragili dell’Eurozona. Dunque, non si arriverà a dei compromessi. I compromessi di solito si raggiungono in tempi di crisi. E qui, probabilmente i nodi verranno al pettine nel 2018, quando le politiche monetarie espansive della Bce probabilmente termineranno, ma l’Italia non avrà ancora fatto riforme strutturali che la riportino in carreggiata rispetto agli altri Paesi. A quel punto, il rischio è che gli spread tornino a salire. E solo il rischio che un Paese grande come l’Italia non riesca a stare nell’Eurozona potrebbe probabilmente convincere i tedeschi a fare passi avanti dal punto di vista delle politiche fiscali, magari pensando davvero ad un ministro delle Finanze dell’Eurozona, ad un bilancio comune o addirittura ad una parziale mutualizzazione del debito.

Sul tema economico il G7 ormai ha ben poca capacità di incidere, secondo lei quali sono le sfide che l’Italia perderà o penserà di vincere nel G20?

Di fatto anche il G20 ha perso un po’ il suo ruolo di grande forum di coordinamento delle politiche economiche. È stato molto più efficace, come tutti questi forum informali, a gestire le crisi e rispondere in maniera coordinata, piuttosto che in momenti come questi, dove il rischio più grande è la stasi ma non la crisi. Di fatto l’economia mondiale quest’anno, a dispetto della politica, sta andando meglio. E dunque i problemi resteranno sottotraccia. Chi è più svantaggiato da questa situazione è chi rimane indietro quando tutti gli altri vanno meglio: e qui non posso non citare l’Italia. I problemi ma anche le richieste dell’Italia rischiano di rimanere ignorati fino alla prossima crisi. E come detto, quando l’economia mondiale va meglio, il G20 non è il luogo giusto per affrontare e risolvere problemi che affliggono singoli Paesi.

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