lunedì, Ottobre 25

G7, manovre anti-Cremlino

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Obama G7

L’Ucraina e, soprattutto, i rapporti tra la Russia e l’Occidente al centro del vertice all’Aja tra le potenze del G7 (Usa, Canada, Giappone, Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna più i rappresentati dell’Unione europea). Prima dell’apertura del summit, il Premier italiano Matteo Renzi ha incontrato il suo omologo giapponese Shinzo Abe, subito invitato a una visita a Roma. Il rottamatore ha poi postato su Facebook la sua proposta al Governo di candidare Firenze per il G8 del 2017

Se la tensione con Mosca si sarà stemperata, l’ottava economica del mondo potrà tornare a far parte del consesso internazionale. Ma per ora i venti di guerra in Ucraina alzano il livello di scontro: all’alba, con un’azione militare le truppe russe hanno preso il controllo della base navale di Feodosia, in Crimea, tra le poche strutture militari ancora battenti bandiera ucraina dopo l’annessione a Mosca.  Attaccata con armi automatiche e granate, la base è stata accerchiata e gli ufficiali ucraini sono stati ammanettati. Tra i 60 e gli 80 militari catturati, alcuni sarebbero feritii comandanti, inoltre, «gettati a terra e presi a calci in faccia», dalle stesse comunicazioni del ministero della Difesa di Crimea, sarebbero stati imbarcati su un aereo russo e trasportati in una località ignota.

Tanto rumor di sciabole spaventa Kiev, che teme nuovi referendum e l’invasione a Est delle forze del Cremlino, nelle città di Donetsk e Odessa, dove i servizi segreti ucraini avrebbero catturato quattro miliziani filorussi armati di pistole e fucili d’assalto.  Reduce da una nuova telefonata con il Presidente russo Vladimir Putin, la Cancelliera tedesca Angela Merkel non dorme sonni tranquilli. Per Berlino le «truppe russe stazionate al confine con l’Ucraina non possono essere interpretate come un passo verso la distensione». Ma anzi sono un segnale «allarmante», come il rischio di «destabilizzazione sul fronte della Moldavia», a Ovest, nella striscia indipendente della Transnistria, che a sua volta ha chiesto l’adesione alla Russia dopo il referendum di Crimea.

Tutto ciò è sul piatto del G7 straordinario in Olanda, nel quale in serata gli Usa chiederanno agli alleati la sospensione – ma non l’esclusione, viste le posizioni non unanimi – della Russia dal G8 e ulteriori sanzioni contro Mosca, ha riportato il ‘Wall Street Journal‘. Dopo l’attacco russo, Kiev ha ritirato tutte le sue forze dalla penisola, pronta a difendere militarmente il proprio territorio e anche il Presidente Barack Obama «è molto inquieto» per l’escalation di tensioni alle frontiere. 

Ma l’Europa è scossa anche al suo interno, dall’exploit elettorale dell’estrema destra in Francia, con il trionfo, nei Comuni del Sud, del Front National di Marine Le Pen. «Fronte nazionale, paura nelle città», ha titolato il quotidiano della gauche ‘Liberation‘ all’indomani della disfatta socialista di François Hollande, che per non far vincere al secondo turno gli euroscettici, a Tarascon e Saint-Gilles ha fatto ritirare i candidati di sinitra, in modo da avvantaggiare la destra moderata dell’Ump. Sul risultato, pesa il record di astensione al 38,7%, che ha favorito la marea blu di Le Pen. A Parigi e Marsiglia, sui socialisti ha prevalso il centrodestra, squassato dagli scandali sulle intercettazioni dell’ex Presidente Nicolas Sarkozy. Entrambi i partiti tradizionali, comunque, hanno preso uno schiaffo dagli euroscettici del Front National, che con appena 500 liste in 36 mila Comuni hanno portato a casa il 7% delle preferenze

Spalmata su scala nazionale la destra conta il 46,5% dei voti, contro il 37,7% dei socialisti e il 4,6% di Le Pen, uno choc per il Governo Hollande. In vista delle europee del 25 maggio, la pasionaria dell’ultradestra ha chiamato «all’unione tutte le forze euroscettiche d’Europa», lanciando un’esca anche al leader dei 5 Stelle Beppe Grillo: «Non capisco il suo odio nei miei confronti, i nostri partiti sono d’accordo su molti temi, a partire dalla lotta contro l’euro». In compenso, il successo del Front National raccoglie le simpatie di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale: «Con Le Pen il popolo francese chiede riscatto dai burocrati dell’Ue e della Bce e dice basta alla gabbia dell’euro», ha commentato la leader Giorgia Meloni.

Oltre il Mediterraneo, sconcerta inoltre la condanna a morte della Corte d’Assise di Minya, in Egitto, per 529 esponenti dei Fratelli musulmani, accusati di aver ucciso due poliziotti, durante i disordini dell’agosto scorso. Banditi come organizzazione terrorista, i vincitori delle elezioni del 2012 che avevano portato al Governo l’ex Presidente Mohamed Morsi (incarcerato) contano oltre 1.200 imputati a processo, tra i quali la guida spirituale Mohamed Badie. Dopo le condanne capitali, che attendono di essere ratificate o respinte dal Gran Muftì d’Egitto, la Fratellanza ha promesso una reazione forte e diverse contestazioni sono esplose nel sud del Paese. 

A Mattay, una scuola è stata incendiata dai manifestanti e anche gli integralisti del movimento Jamaa Islamiya hanno gridato vendetta. «Con un numero così alto in un singolo processo, l’Egitto ha superato la maggior parte dei Paesi con la pena di morte, per numero di condanne in un anno», denuncia l’Ong Amnesty international, «si tratta di una sentenza di massa grottesca, oltre enormemente ingiusta e deve essere annullata».

Nessuna notizia dalla vicina Libia, sul sequestro tecnico italiano Gianluca Salviato, originario di Venezia e scomparso il 22 marzo dalla Cirenaica, dove lavorava per un’impresa di costruzioni. In Turchia, la frontiera con la Siria resta in stato di massima allerta, all’indomani dell’abbattimento di un caccia sirianoimpegnato in raid al confine contro i jihadisti del Fronte al Nusra, affiliato ad al Qaeda, e di altre formazioni estremiste. La stampa turca ha accusato il Premier Recep Tayyip Erdogan di aver mostrato i muscoli, nel tentativo di distrarre l’attenzione pubblica dagli scandali sulla tangentopoli sul Bosforo. In giornata, tra i militari turchi e siriani ci sono state altre frizioni, con l’artiglieria di Ankara che ha risposto ad alcuni colpi di mortaio.

In Asia, a oltre due settimane dalla scomparsa, è finita l’odissea dei famigliari delle 239 vittime del volo Mh370 della Malaysia Airlines, «precipitato nel sud dell’Oceano indiano», ha confermato il Premier malese Najib Razak. «Con profonda tristezza e dispiacere», le autorità e la compagnia di volo hanno comunicato via sms ai parenti che «non ci sono sopravvissuti». Secondo i calcoli sui dati del sistema satellitare Inmarsat che ha ricostruito la rotta deviata del Boeing 777, l’ultima posizione rilevata del velivolo è risultata a circa 2.500 chilometri a sud-ovest della città australiana di Perth: un’area oceanica remota e inaccessibile, dove anche gli aerei da ricognizione cinesi hanno avvistato due grandi detriti bianchi e altri oggetti più piccoli, tutti bianchi.

In attesa che i rompighiaccio aprano la strada ai mezzi per il recupero dei resti, dall’alto anche le autorità australiane hanno avvistato oggetti «tondi e rettangolari» nella stessa porzione di mare. Giornata di lutto, dunque, per la Cina che sul volo scomparso l’8 marzo aveva a bordo 153 connazionali. Ma Pechino deve anche gestire l’improvvisa crisi con Taiwan, dove da una settimana gli studenti manifestano contro la firma del trattato di libero scambio con la Cina. Il bilancio dell’occupazione del Parlamento e della sede del Governo è di 150 feriti e 60 arresti della polizia.

Studenti e anti-chavisti sono in protesta anche Oltreoceano, in Venezuela, dove gli scontri hanno fatto altre due altre giovani vittime: una 28enne incinta è morta colpita da alcuni spari, mentre camminava vicino ad alcune barricate. Dalla Procura generale e dai vertici della Guardia Nazionale Bolivariana è arrivata l’inutile ammissione di aver «commesso eccessi» nella repressione dei cortei antigovernativi, in corso dall’inizio febbraio, con un drammatico bilancio di 34 morti e centinaia di feriti.

 

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