domenica, Settembre 19

G7, lotta al terrorismo: ‘Sarà dura con un partner come l’Arabia Saudita’

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Secondo lei, quali sono i campi di azione e collaborazione tra i vertici per contrastare lo Stato Islamico nelle aree calde, a partire dalla in Siria, all’Iraq e la Libia? 

Una ferma e seria volontà di stabilire un limite oltre al quale non è più concesso andare. Mettere die paletti oltre ai quali chi sbaglia paga.

 

A cosa si riferisce?

MI riferisco al fatto che se un Paese viene a sapere di un altro Paese che raccoglie fondi per finanziare un certo tipo di attività illegale, il resto della comunità dovrebbe metterlo in condizioni di non potersi più aspettare né convivenza, né silenzio su quanto venuto a sapere. Questo sarebbe già un passaggio fondamentale. Però di fronte a scambi commerciali, che prevedono vendite di 10 miliardi, capisco che diventa complicato avere il coraggio di prendere determinate posizioni. Bisognerebbe mostrare un po’ di coraggio e fermezza rispetto a quanto si dice.

 

Come pensa invece che si possa contrastare il terrorismo in Europa? Su quali aree il G7 può implementare gli sforzi? 

L’Intelligence in primo luogo. Sin dai tempi più antichi, quando nasce uno Stato la prima cosa che si fa è la moneta, la seconda è un esercito che deve difendere quella moneta. Questo è un passaggio che, per esempio, l’Unione Europea ha fatto solo in parte. L’UE ha infatti una moneta, ha un Palamento, ma un esercito europeo non c’è. Se non c’è un esercito europeo che va a difendere i propri interessi laddove questi fenomeni nascono e crescono, o che non porta avanti certe istanze in ambito diplomatico, diventa complicato, quasi un esercizio accademico, tentare di fare azioni di contrasto al terrore.

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