lunedì, Ottobre 18

G20: gli USA corrono da soli?

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In effetti, soprattutto su questioni come i cambiamenti climatici e il libero scambio, l’atteggiamento ostile alle trattative multilaterali mostrato da Tump, ha ottenuto l’effetto di compattare alcuni Paesi che, su altre questioni, hanno rapporti tutt’altro che buoni. Dice Gramaglia: “alcuni movimenti si sono già verificati: il compattamento europeo sul clima, Gran Bretagna compresa, e l’avvicinamento dell’UE alla Cina sono forse i più evidenti; come il riavvicinamento sulle questioni politiche e di sicurezza, economiche ed energetiche tra Russia e Cina.

In questa circostanza, viene da chiedersi se la super-potenza USA, che ha trattato con una certa sufficienza i propri alleati a Taormina, adotterà lo stesso atteggiamento in seno al Vertice G20 o se, piuttosto, non cercherà di creare un asse con alcuni Paesi che possano avere interessi comuni a quelli statunitensi. A questo proposito, secondo Giampiero Gramaglia, Trump non andrà di sicuro cercando alleati e soprattutto non vorrà in alcun modo mostrare di farlo. Ma questo non impedirà ad alcuni Paesi, come l’Arabia Saudita, o leader, come il turco Recep Tayyip Erdoğan, assente l’egiziano ‘Abd al-Fattāh al-Sīsī, di cercare di mostrarglisi vicini. E non saranno i soli”. In questo modo, oltre alle divisioni interne al gruppo G7, potrebbero venire a crearsi fratture anche all’interno dei BRICS e i ‘fronti’ potrebbero moltiplicarsi.

Sulla questione del clima, quindi, sembra difficile che si possa giungere a qualche risultato tangibile a causa dell’indisponibilità statunitense ad aderire all’Accordo di Parigi. Sul libero scambio, la novità della posizione protezionistica USA ha disorientato un po’ tutti gli attori che, oggi, si trovano con una Cina che è divenuta la maggiore fautrice del liberismo. Anche la crescita cinese, però, comincia a vacillare: nonostante una crescita annua del 6,9% nel 2017 (IAI), anche l’economia cinese deve cominciare a fare i conti con il futuro. Esaurita la grande spinta derivante dall’essere stata la cosiddetta ‘fabbrica del mondo’, l’industria della Repubblica Popolare deve trovare nuovi assetti e nuovi mercati per i suoi prodotti.

Altri punti caldi, sono rappresentati dai focolai di tensione nell’area mediorientale e nell’atteggiamento aggressivo della Corea del Nord che, oramai, sembra non prestare più attenzione neanche alle pressioni di Pechino.

Le differenti posizioni tra i Paesi in campo rendono difficile che si possa giungere a decisioni concrete e forti. Giampiero Gramaglia dice che “sarebbe davvero sorprendente se il G20 di Amburgo giungesse a risultati concreti su temi globali, come il clima e i migranti, e anche su questioni specifiche, come il conflitto in Siria, del cui esito, del resto, si negozia in parallelo ad Astana ed è probabile che parlino nel loro bilaterale Trump e Putin. Inoltre, “quanto alla Corea del Nord, la crisi appare ‘artatamente’ amplificata dalla contrapposizione e dall’imprevedibilità dei leader coinvolti, Trump e Kim Jong-Un, e ha una dimensione essenzialmente regionale: una convergenza nel deprecare le provocazioni di Pyongyang e nell’auspicare la rinuncia ai programmi nucleari militari nord-coreani, oltre che la ricerca d’una soluzione negoziata, è possibile. Ma leggervi un successo del G20 sarebbe davvero esagerato”.

La timida ripresa della crescita potrebbe indurre a cauti segnali di ottimismo, ma non bisogna dimenticare che attualmente, nei Paesi sviluppati, il divario tra ricchi e poveri si accresce e la classe media diventa sempre più una classe medio-bassa: lo studio IAI, infatti, ci mostra come il 10% della popolazione più ricca abbia uno stipendio nove volte superiore rispetto a quello del 10% più povero; la mobilità sociale, inoltre, in costante diminuzione negli ultimi trent’anni, è ai minimi storici.

In circostanze simili, l’incapacità della politica internazionale a trovare soluzioni reali ai problemi della popolazione potrebbe spingere nuovamente i cittadini tra le braccia di quei movimenti populisti che, negli ultimi tempi, sembravano aver ceduto un po’ il passo.

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