domenica, Luglio 25

G20 di Amburgo: parole e geometrie variabili, pochi fatti

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Dopo il G7 di Taormina, i leader mondiali si preparano, adesso, al G20 di Amburgo che si terrà il 7-8 Luglio 2017.

Parteciperanno al vertice Arabia Saudita, Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Corea del Sud, Francia, Germania, Giappone, India, Indonesia, Italia, Messico, Regno Unito, Russia, Stati Uniti, Sud Africa, Turchia e Unione Europea.

Il tema della Presidenza tedesca sarà ‘Dare forma a un mondo interconnesso’. I leader discuteranno i principali temi di politica economica, finanziaria, climatica, commerciale, di sviluppo, di migrazioni e di terrorismo. È bene ricordare però che il G7 di Taormina ha lasciato molti dubbi dietro di sé, specie su temi quali clima e immigrazione, temi che, seppur importanti, non saranno, probabilmente, al centro della questione del prossimo vertice, perché troppe divergenze sparano i leader in questi campi.

Per cui, cosa ci si deve aspettare quest’anno dal G20? Si avranno delle risposte concrete ai temi globali più importanti? E, soprattutto, su quali temi divergono i leader?

Risponde alle nostre domande Matteo Villa, ricercatore dell’ISPI, Istituto che ha partecipato all’elaborazione di una serie di raccomandazioni trasmesse poi ai leader sui tema della Resilienza finanziaria, Commercio e investimenti e Migrazioni forzate.

Ci pare di capire che una delle parole chiave di questo G20 sia ‘resilienza’. Le chiedo: quanta capacità di resilienza hanno i 20 in questa fase storica e quanto è forte il rischio che i blocchi contrapposti (i Paesi del G7 contrapposti alle nuove potenze economiche a partire da quelle del gruppo BRICS) nell’urto non riescano assorbire il colpo?

Le contrapposizioni quest’anno sono ancora più forti perché sono anche all’interno dei Paesi G7. Se vogliamo, la contrapposizione più grossa è tra i Paesi G6 (senza Stati Uniti) e gli Stati Uniti, sul tema del cambiamento climatico. In teoria, devo dire che il cambiamento climatico non è mai un tema centrale nel vertice G20 perché si parla, appunto, di resilienza, stabilità finanziaria e sostenibilità economica. Invece, la presidenza tedesca ha deciso di rendere questo uno dei cardini del vertice e di fatto ha deciso di non abbassare il livello dello scontro, ma di alzarlo.

In parte, la decisione è corretta perché se si pensa alla resilienza non ci si deve limitare al tema economico e finanziario ma bisogna anche parlare di sostenibilità, anche ambientale. D’altra parte, è vero che se già iniziano ad aumentare le crepe tra i Paesi del G7, figurarsi tra quelle del G20, come tra l’Arabia Saudita che è il primo esportatore e produttore di petrolio al mondo, una di quelle risorse che dovrebbe mano a mano diventare più marginale, e altri Paesi che puntano sulle rinnovabili. Questo è un po’ il nodo della contesa e, diciamo, il tema dello scontro. Proprio perché tra i Paesi avanzati si aprono delle crepe, che non si rimargineranno, quest’anno sarà ancora più difficile arrivare ad un compromesso.

Quali sono gli interessi divergenti più importanti tra i due blocchi dei Paesi che compongono il club dei 20 in materia economica e finanziaria?

Intanto non sono due blocchi chiari e distinti, ma tanti. Usciamo dalla logica dei blocchi perché emergono tante spaccature anche al loro interno. Abbiamo già parlato delle spaccature all’interno di quello occidentale, ma anche il blocco degli emergenti non è per niente unito. Non essendoci una crisi economica finanziaria all’orizzonte, per fortuna, il G20 inizia a scomporsi, perché ciascun Paese pensa alle politiche che gli fanno comodo. Da una parte, ad esempio, ci sono l’India e la Cina che crescono molto e devono riorientare la loro crescita economica, ma in maniera diversa. Dall’altra parte, ci sono Paesi, come la Russia, che è appena uscita da una recessione forte a causa del crollo del prezzo del petrolio, il Brasile, che è uscito quest’anno da una recessione, soprattutto a causa di crisi politiche, e il Sudafrica, che mettiamo sempre all’interno del blocco dei BRICS ma che di fatto è in crisi da anni. Insomma, sono molto frammentati; ad esempio, in materia economica e finanziaria, al G20 del 2009 (quando è stato formalizzato a livello di capi di Stato e di governo), si trovò l’accordo persino tra Cina e Stati Uniti, di fatto evitando che la recessione sfociasse in una grande depressione come quella del ’29.

Dall’altra parte, dopo aver fatto questo sforzo, sono riemersi tutti gli altri problemi: da un lato, da un punto di vista commerciale, Trump accusa i grandi blocchi che hanno un forte surplus commerciale, come la Cina, l’India, ma anche l’UE, soprattutto la Germania, accusandoli di svantaggiare le imprese statunitensi. Qui c’è un nuovo punto di divergenza che, attenzione, non è tra Paesi occidentali e gli altri, ma tra Paesi che hanno un forte surplus commerciale e Paesi che, invece, hanno un forte deficit commerciale, come gli Stati Uniti. Si tratta di accuse incrociate che vanno fuori dai blocchi, ma è un ‘tutti contro tutti’ e, soprattutto, quest’anno, è un ‘tutti contro gli Stati Uniti’.

Profughi e migranti: posto che i 20 vivono il problema in modo completamente diverso (basti pensare alla diversità tra migrazioni in Europa e migrazioni in Messico) e per tanto potranno solo lavorare su linee di principio, strategie, quali divergenze e quali assi si verranno a creare?

Consideriamo che il G20 non è la sede per parlarne veramente. Il G20 è una grande vetrina che tratta questioni, soprattutto, di carattere economico, finanziario e di commercio. Ad ogni modo, è difficile confrontare le migrazioni dei vari blocchi, soprattutto in Europa, che è spaccata in due tra chi affronta le immigrazioni in maniera diversa perché arrivano dal Mediterraneo orientale e chi, come l’Italia, affronta le migrazioni che arrivano dal Mediterraneo centrale, quindi dall’Africa subsahariana.

Insomma, vediamo quante diversità di opinioni ci sono già all’interno della sola Europa. Io personalmente ho preso parte alla task force sulle migrazioni forzate per il G20 tedesco e questo mi ha fatto capire quali fossero gli interessi dei vari Paesi, ma la cosa più importante è che l’immigrazione sarà uno di quei temi che divide tutti: divide anche la Germania dall’Italia per quanto facciano dichiarazioni, in senso opposto. E io non mi aspetto che succeda qualcosa di concreto, usciranno le solite dichiarazioni in cui si dice ‘ci impegneremo tutti a risolvere questa grande sfida globale’, però, a parte quello, ci sarà ben poco.

Su questo tema è ipotizzabile un asse USA-Australia che si contrappone all’asse UE-Italia-Messico?

Molto interessante. Sì e no. È vero che Stati Uniti e Australia hanno due politiche molto repressive. Tuttavia, ultimamente c’è stato addirittura uno screzio tra Stati Uniti e Australia perché quest’ultima vuole riportare alcuni rifugiati in America, sulla base di un accordo che era stato raggiunto con Obama e che adesso Trump rigetta. Inoltre, in Australia 1 persona su 4 ha origine straniera, prima erano più europee, ora asiatiche. Negli Stati Uniti le origini migratorie di molti sono sepolte più nel passato, ma questa provenienza ‘estera’ viene percepita in maniera diversa. Sono due Paesi, insomma, sotto certi aspetti, simili, ma anche molto diversi. Diciamo che convergono sulle politiche migratorie complessive, ma è difficile che alla fine arrivino ad una politica comune al G20. D’altra parte, guardando, invece, all’ l’UE, ci sono delle divergenze anche tra Francia e Italia: Macron è entrato con un programma europeista ma assolutamente non a favore all’accoglienza dei migranti.

Come, d’altronde, è emerso dal mini vertice organizzato dalla Merkel

Esatto, anche in questo caso non ci sono veri e propri blocchi, ma ciascun paese va un po’ per conto suo. Ritornando al discorso precedente, ai Paesi contro i migranti, oltre agli Stati Uniti e all’Australia, io aggiungerei anche i Paesi del Golfo, come l’Arabia Saudita, che non sono anti-immigranti perché ne hanno, dato che rappresentano una buona parte della forza lavoro, ma si tende a considerarli come persone senza diritti e a trattarli come schiavi. E poi, invece, ci sono Paesi che non hanno problemi migratori perché hanno meno flussi migratori in entrata, come la Cina e il Giappone. Tutte queste diversità fanno sì che di fatto sia impossibile arrivare a una convergenza. L’Europa alla fine dovrà risolvere da sola l’emergenza.

Terrorismo: con all’interno Paesi come Arabia Saudita e Turchia, è quasi eufemistico parlare di interessi divergenti. Qui quali saranno gli spigoli?

Consideriamo che dal G20 turco, per una coincidenza di eventi, siccome si teneva il giorno dopo degli attentati di Parigi del Novembre 2015, si è fatta la prima dichiarazione antiterrorismo del Summit. Spesso succede che, in questi casi, però, si condanna il terrorismo e poi si fa finta che ciascun Paese dà la stessa definizione di terrorismo dell’altro, ma non si entra nel merito. Invece, ci sono concezioni molto diverse del terrorismo e del terrorista. L’Arabia Saudita, ad esempio, e non è un segreto, finanzia alcune organizzazioni che hanno commesso gli attentati. I turchi, invece, dicono che i curdi sono i terroristi, mentre molti Paesi europei li chiamano ‘insorti’ o ‘resistenti’. Insomma, abbiamo definizioni diverse di terrorismo che si scontrano. E poi torniamo sempre al tema dell’inizio: il G20 quest’anno è ancora più a rischio di non arrivare a nessuna conclusione. I temi fondamentali sono l’economia, la finanza, il commercio. Gli altri temi, incluso il terrorismo, sono marginali e resteranno marginali e, a mio parere, a ragione perché non è questo il tavolo per affrontarli.

In seguito al ritiro degli Stati Uniti dagli accordi sul clima, l’Europa sembra aver trovato una intesa privilegiata con la Cina. Trump ad Amburgo quale coniglio tirerà fuori dal cilindro e cosa ci si deve aspettare in termini di contrapposizione tra gli altri 19?

Trump non è da solo al G20 perché ha l’appoggio dell’Arabia Saudita. Al G7 italiano, Trump ha rimandato la decisione di uscire dall’accordo di Parigi per non creare ulteriori problemi ai vertici. Poi ha deciso di uscire dall’accordo.

Però parlava di alternative all’accordo di Parigi

Lui vorrebbe rinegoziarlo. Gli Stati Uniti di Trump non sono contro all’accordo in sé sul clima, sono contro perché ‘li penalizza’. I Paesi Ue però hanno fatto una dichiarazione congiunta sostenendo che l’accordo di Parigi non è negoziabile. A mio parere, non si farà nessun passo avanti al G20, Trump non arriverà con altre proposte, primo perché per arrivare all’accordo di Parigi ci sono voluti anni di fallimenti e grandissimo lavoro; secondo, perché Trump non ha fatto piani per rinegoziarlo.

C’è una convergenza tra UE e Cina sull’ambiente, sì, anche perché Pechino vuole proporsi come leader approfittando del vuoto lasciato dagli Stati Uniti. Però al G20 emergerà la spaccatura tra Cina e Europa sul commercio, perché l’Europa accusa la Cina di fare dumping sui prodotti di esportazione quindi ci sono delle convergenze sul clima ma ci sono comunque dei dissapori.

Commercio internazionale: anche su questo tema Taormina ha visto gli USA defilati. Non crede che ad Amburgo andranno in scena anche molte altre contrapposizioni di interessi? Penso in particolare alle politiche cinesi in Africa e agli interessi dell’Europa (Francia in testa) per le materie prime africane e gli accordi per il commercio tra Europa e i Paesi africani in crisi e questo tutto a favore della Cina. A quali scontri assisteremo?

Il G20 è una grande occasione per far vedere che si è uniti di facciata, quindi gli scontri emergeranno poco. Il grande tema riguarda l’interpretazione di come funziona il commercio internazionale da parte di grandi blocchi, quindi da una parte gli Stati Uniti che accusa quei blocchi con grande surplus commerciale di togliere ossigeno alle proprie imprese, la Cina, che è un grande esportatore, e l’Ue che da, un lato, è accusata di aver troppo surplus commerciale, ed è vero (la Germania ad esempio ha un surplus commerciale quest’anno che è il doppio di quello cinese); d’altra parte, però, come detto, l’UE accusa la Cina di fare dumping sui suoi mercati.

Questo è il quadro dei grandi blocchi. La questione dell’Africa, poi, è molto importante ma, secondo me, gli scontri non andranno in scena. È una battaglia che si gioca su un altro campo (diplomatico e commerciale) e in maniera silenziosa. Nel senso che ciascun Paese, ciascun blocco, fa quello che riesce con l’Africa. Attenzione che qualche anno fa la Cina penetrava in Africa e tutti erano felici che la Cina facesse prestiti e investimenti, ma, in questi anni, abbiamo avuto contestazioni di lavoratori africani in Camerun, in Nigeria, in Angola; abbiamo visto Governi che iniziano ad essere diffidenti perché dipendono sempre più dalla Cina e la Cina non è un donatore, ma un prestatore, nel senso che se dà 10 miliardi li rivuole indietro. In ogni caso, questi dissapori andranno in scena, non al G20, ma nel mondo, mano a mano che passa il tempo e ci si accorge che i prestiti cinesi non erano “a perdere”.

Un argomento controverso riguarda la cybersecurity. In questi mesi due attacchi informatici hanno colpito il mondo intero. Quale sarà l’approccio delle Nazioni nei confronti della Russia che, al momento, è la prima ad essere accusata di favorire questa attività?

È un tema importante, se non fondamentale, ma non è una cosa che emergerà dal G20, perché ci sono tante altre cose di cui parlare. La Russia non è la sola, anche la Cina è spesso accusata. E, in fondo, anche gli Stati Uniti fanno attività per rubare i segreti di molti Paesi, ma li fanno con azioni molto più mirate. Dalla Russia, o dai Paesi limitrofi, sono partiti, lo sappiamo, gli ultimi due attacchi hacker che hanno messo k.o. il sistema sanitario britannico per un giorno intero. Quindi, al vertice, voleranno sicuramente accuse incrociate, ma la cybersecurity non sarà un tema primario al G20, anche se messo in agenda. Il massimo che può uscire sarà una dichiarazione d’intenti.

L’ISPI ha contribuito ad elaborare una serie di raccomandazioni ai leader del G20. Le chiedo: quali sono i punti cruciali ai quali dovrebbero, secondo lei, prestare più attenzione i leader mondiali?

Le nostre raccomandazioni guardano a qualcosa di fattibile, cioè non abbiamo guardato ai grandi temi che, però, consideriamo non realizzabili con questo clima politico. Sono tre le idee più importanti.

La prima riguarda il tema finanziario; siccome non si fanno tanti passi avanti a livello globale, l’idea è tornare sull’Europa e renderla più stabile, creando delle strutture di governance e degli strumenti migliori, come il Ministro delle finanze dell’Eurozona, il completamento dell’unione bancaria e la creazione di titoli di debito pubblico europei.

La seconda riguarda il commercio, cioè, a nostro parere, si deve insistere sul commercio digitale, cercando di ridurre le barriere non tariffarie per incentivare il commercio online, gli scambi digitali. Se i vari Paesi rischiano di mettere dazi sui prodotti, il commercio si può incentivare migliorando nel digitale.

La terza idea riguarda le migrazione e, soprattutto, poiché ci sono pochi soldi, l’idea è quella di cercare di coinvolgere il settore privato all’interno dei progetti attivati in Africa e prendere tempo per creare le condizioni affinché l’immigrato stia lì ma in condizioni decenti, altrimenti continuerà a voler emigrare.

Non mi aspetto che queste proposte vengano prese in considerazione subito, perché la Germania ha bisogno di creare un G20 politico, ma l’anno prossimo, in Argentina, spero ci sia maggiore spazio perché anche queste proposte vengano discusse.

Le istanze della società civile che in vista dell’appuntamento di Amburgo stanno prendendo forma ed emergendo sono univoche indipendentemente dal fatto che vengano dall’Europa piuttosto che dall’Asia o da altrove o anche qui c’è una divergenza insuperata?

Io conosco le istanze sociali in Europa, quindi che si sono concretizzate intorno al ‘G7 alternativo’. Devo dire che mi paiono unite, anche su temi rilevanti. Ma in questo caso, mi vien da dire, sono diventate meno importanti, proprio a causa del clima politico, nel senso che i leader sono talmente tanto divisi tra di loro che non faranno tanti passi avanti sui temi a loro cari. Inoltre, bisogna considerare che il G20, nonostante rappresenti l’80% del Pil mondiale, non è certo rappresentativo di tutti, e che 20 Paesi al mondo sono comunque pochissimi rispetto ai circa 200 Stati nazionali, e poi che fare una riunione soltanto tra governi, in cui la società civile, viene messa da parte, è un’azione da Ventesimo secolo. La società civile internazionale chiede più voce politica e fanno bene a insistere. Devo dire che in questo vertice è tuttavia giusto ragionare a livello politico, per cui ha più senso pensare a un coinvolgimento della società civile internazionale nel G7 perché lì ci sono leader che sono, in gran parte, d’accordo e allora avrebbe più senso coinvolgere la società civile per avere anche idee diverse. Nel caso del G20, di idee diverse ce ne sono fin troppe.

 

Ci dobbiamo attendere che ad Amburgo vadano in scena le geometrie variabili? e quale capacità di sintesi si attende dai 20 leader?

Le geometrie variabili sono già qui, dire che c’è da attendersele sarebbe dire una banalità, perché sono già davanti ai nostri occhi. Proprio per questo la capacità di arrivare a delle conclusioni sarà, a mio parere, poca. Proprio per questo, la Presidenza tedesca deve riportare il G20 al clima degli esordi, del 2009, deve capire che il suo ruolo sarà quello di fare da collante tra leader che non si parlano e che rischiano di scontrarsi. Il G20 deve tornare al suo ruolo di forum, a parlare, dunque, non semplicemente o non soltanto di politiche, ma anche di politica.

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