mercoledì, Ottobre 27

G20 Afghanistan: valori a parte I talebani portano a casa i fondi per evitare il collasso economico. L'esito del vertice per loro è un successo. Le conclusioni di questo G20, all'insegna della ipocrisia della diplomazia, sembrano portare la firma di europei e americani

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A meno di tre settimane dal vertice formale dei leader del G20 a Roma, in programma per il 30-31 ottobre, che dovrebbe concentrarsi sui cambiamenti climatici, la ripresa economica globale, la lotta alla malnutrizione e la pandemia di COVID-19, ieri il governo italiano ha ospitato il vertice speciale del G20 (il Gruppo delle 20 principali economie mondiali) per discutere dell’Afghanistan.

Da quando i talebani hanno conquistato l’Afghanistan, il 15 agosto, il Paese -già alle prese con la siccità e la grave povertà dopo decenni di guerra- ha visto la sua economia quasi crollare,suscitando lo spettro di «una colossale crisi umanitaria», per usare le parole del Presidente Mario Draghi in conferenza stampa, e un esodo di profughi.

L’incontro del G20 si è concentrato, secondo la nota di Palazzo Chigi, su: «sostegno umanitarioper la popolazione afghana, lotta al terrorismo,libertà di movimento all’interno del territorio e frontiere aperte per portare gli aiuti, le preoccupazioni per la sicurezza e le modalità per garantire un passaggio sicuro all’estero per migliaia di afgani alleati occidentali ancora nel Paese», ma il filo conduttore è stato il sostegno umanitario.

La Direttrice WFP in Afghanistan, Mary-Ellen McGroarty, poche ore prima del vertice, ha lanciato l’allarme sulla crisi umanitaria in costante accelerazione. Ancor prima del 15 agosto, vi erano 14 milioni di persone in situazione di insicurezza alimentare, e 2 milioni di bambini a rischio malnutrizione. Dopo il 15 agosto, con la sospensione degli aiuti internazionali, la situazione economica è andata progressivamente deteriorandosi. McGroarty ha affermato che serve risposta una umanitaria che vada oltre la fine del 2021 -solo per questo periodo sarebbero necessari 200 milioni di dollari, ha ricordato- e «una soluzione macroeonomica a una crisi macroeconomica che permetta ai servizi fondamentali di continuare a funzionare».
Al vertice, era presente il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, sottolineando il
ruolo centrale dato alle Nazioni Unite nell’affrontare la crisi, anche perché molti Paesi non vogliono stabilire relazioni dirette con i talebani.
Poche ore prima di questo vertice,
Guterres aveva denunciato le promesse non mantenute da parte dei talebani riguardo i diritti delle donne e aveva fatto un appello a sostenere l’economia nazionale perché non collassi.
Secondo Guterres, la comunità internazionale deve «
iniettare liquidità nell’economia afghana per scongiurarne il collasso». Aggiungendo: «Dobbiamo trovare il modo di far respirare l’economia di nuovo; possiamo farlo senza violare il diritto internazionale».
E infatti
l’esito del vertice, riassunto nelle Conclusioni della Presidenza (Chair’s Summary), va proprio in questa direzione.
«
Il crollo del sistema economico e finanziario in Afghanistan avrebbe un impatto pesante sulla vita degli afghani e sulla stabilità del Paese, della regione e oltre», si legge nel documento. «La sicurezza, compresa la lotta al terrorismo, e lo sviluppo sono interconnessi. L’Afghanistan non deve essere un rifugio sicuro per i terroristi e una minaccia per la sicurezza internazionale». In considerazione di ciò: «L’assistenza umanitaria è essenziale per prevenire una catastrofe umanitaria e di conseguenza flussi migratori incontrollati dall’Afghanistan verso i Paesi della regione e oltre». Posto che «l’ONU svolge un ruolo essenziale per affrontare la crisi in Afghanistan. La sua continua presenza nel Paese deve essere preservata», «il G20 svolgerà un ruolo di advocacy all’interno della comunità internazionale per sostenere pienamente l’attività delle Nazioni Unite e la risposta agli appelli delle Nazioni Unite sull’assistenza umanitaria». «Il G20 sostiene con forza la presenza dell’UNAMA», la Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan, «nello svolgimento della sua mandato, compreso il suo ruolo di coordinamento degli aiuti internazionali». I Paesi del G20, poi, «collaboreranno con Organizzazioni Internazionali, Istituzioni Finanziarie Internazionali, anche Multilaterali, Banche di sviluppo», e ci saranno consultazioni con i Paesi confinanti l’Afghanistan per migliorare il coordinamento delle attività di sostegno.
Dunque,
mandato pieno alle Nazioni Unite di attuare il sostegno umanitario, così che non ci sia il coinvolgimento in prima persona dei diversi Paesi, che nessuno voleva, e poi «I talebani saranno giudicati per le loro azioni». Nessun cenno al riconoscimento tanto ambito da Kabul, o allo sblocco delle riserve del governo afghano depositate negli Usa -che se avvenisse significherebbe un riconoscimento di fatto. I talebani intanto -e non è poco- portano a casa i fondi per, probabilmente, evitare il collasso economico, quanto meno stare a galla. E vista la situazione, e considerato che i talebani sono molto pragmatici, l’esito del vertice per loro è un successo. Un esito che di fatto ricalca quanto, nel fine settimana, avevano definito gli USA nella due giorni di incontri faccia a faccia con i talebani.

L’Italia, che detiene la presidenza di turno del G20, ha lavorato duramente per organizzare l’incontro di fronte alle opinioni molto divergenti all’interno del disparato gruppo dei 20 su come affrontare l’Afghanistan dopo il caotico ritiro degli Stati Uniti da Kabul. «Il problema principale è che i Paesi occidentali vogliono mettere il dito sul modo in cui i talebani gestiscono il Paese, ad esempio su come trattano le donne, mentre Cina e Russia hanno invece una politica estera di non interferenza», ha affermato a ‘Reuters‘ una fonte diplomatica vicina al governo italiano.

La Cina ha chiesto che le sanzioni economiche contro l’Afghanistan siano revocate e che miliardi di dollari in beni internazionali afgani siano sbloccati e restituiti a Kabul. Il PresidenteXi Jinping non ha partecipato al vertice.
La Russia, da parte sua, ha mandato un chiaro segnale -anche se Draghi in conferenza stampa ha affermato: «Che io sappia», l’assenza di Vladimir Putin e Xi Jinping «non era dovuta a motivi particolari di politica estera»- partecipando alla conferenza con le secondo file, Putin ha inviato il Vice Ministro degli Esteri, Igor Morgulov, e il rappresentante speciale del Presidente per l’Afghanistan, Zamir Kabulov. Nelle ore precedenti la conferenza, Mosca ha annunciato che Russia,Stati Uniti Cina e Pakistan si incontreranno presto a Mosca per discutere della crisi in Afghanistan, subito prima della riunione, il 20, del ‘formato di Mosca’, di cui fanno parte 11 Paesi. Parteciperà all’incontro anche una delegazione dei talebani. «L’obiettivo è quello di convincere i talebani dell’opportunità di garantire un nuovo governo inclusivo», ha spiegato Kabulov. Il Ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha dichiarato che «Per quanto riguarda gli aiuti umanitari, noi, insieme ad un certo numero di altri Paesi, vogliamo, in particolare, durante gli incontri ‘Formato Mosca’, proporre di tenere una conferenza sotto gli auspici delle Nazioni Unite per fornire assistenza, compresa quella umanitaria a questo Paese», ha detto Lavrov, secondo quanto riferito da ‘Ria Novosti‘.

Durante la riunione del G20, la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato un pacchetto di aiuti del valore di circa 1 miliardo di euro per il popolo afghano e i Paesi vicini, per rispondere alle esigenze urgenti del Paese e della regione.
La Presidente ha dichiarato: «Dobbiamo fare tutto il possibile per evitare un grave collasso umanitario e socio-economico in Afghanistan.Dobbiamo farlo in fretta. Siamo stati chiari sulle nostre condizioni per qualsiasi impegno con le autorità afgane, compreso il rispetto dei diritti umani. Finora, i rapporti parlano da soli. Ma il popolo afghano non dovrebbe pagare il prezzo delle azioni dei talebani. Questo è il motivo per cui il pacchetto di sostegno afghano è per il popolo afghano e i vicini del Paese che sono stati i primi a fornire loro aiuto».

Sempre ieri, a Doha, in Qatar, si è tenuta una riunione tra esponenti del governo talebano e dell’Unione Europea. L’incontro ne segue un altro che ha coinvolto, lunedì, dirigenti dell’Amministrazione americana. Al centro dei colloqui, il nodo degli aiuti necessari per far fronte alla crisi umanitaria, anche in vista dell’inverno. Secondo quanto affermato dalla portavoce della Commissione europea, Nabila Massrali, un gruppo di rappresentanti speciali statunitensi ed europei per l’Afghanistan si sta incontrando con i rappresentanti del governo talebano a Doha, aggiungendo che l’incontro è informale e «non costituisce un riconoscimento del governo ad interim dell’Afghanistan». Un incontro importante se si considera che segue di poche ore la due giorni -il fine settimana del 9 e 10 ottobre- di colloqui degli Stati Uniti con i talebani, al termine dei quali gli Usa hanno concordato «la fornitura di una robusta assistenza umanitaria, diretta al popolo afghano».


Americani, europei, e tutti gli altri in ordine sparso, tutti vanno alla nuova Canossa, Doha.Tutti parlano con i talebani, tutti cercano di tenere aperto il canale di comunicazione con i talebani, etutti ne prendono le distanze. Il ritornello, in inglese piuttosto che in italiano, è sempre lo stesso: aiuti forniti tramite organizzazioni internazionali indipendenti e non direttamente ai talebani al potere, e il dialogo, l’aiuto umanitario «non costituiscono un riconoscimento del governo ad interim dell’Afghanistan».
Come era prevedibile,
l’Europa sta dando la priorità agli aiuti umanitari, in linea con quanto sta facendo l’Amministrazione Biden, -che tra l’altro ha recentemente iniziato a consentire alle ONG di lavorare in Afghanistan nonostante le sanzioni contro i talebani- e soprattutto per prevenire una pesante ondata di rifugiati, anche perchè molti leader europei hanno espresso la loro opposizione all’aumento della concessione di asilo. Appare evidente che la UE si sta coordinando con gli USA, stesse concessioniumanitarie e stesse dichiarazioni e sottolineature che ciò non rappresenta un riconoscimento formale del governo dei talebani.
Mario Draghi infatti, nella conferenza stampa di fine vertice, ha sentito la necessità di riaffermare il mandato conferito all’Onu di gestire i fondi, per evitare di darli direttamente al regime talebano, riconoscendo che «
è molto difficile aiutare il popolo afghano… senza un qualche tipo di coinvolgimento del governo talebano», e questo «non implica affatto riconoscimento».

G20 a parte, è da tenere d’occhio il comportamento della UE. La quale nel rapportarsi alcaso Afghanistanha una serie di problemi, come sottolinea, Arancha González Laya, ex Ministro spagnolo degli Affari Esteri, dell’Unione europea e della Cooperazione, nonchè membro dell’European Council on Foreign Relations (Ecfr).
Il primo problema sono i migranti. Gli europei fino ad ora hanno accolto un «numero relativamente piccolo di afgani che hanno sostenuto le forze occidentali sul campo. Ma cosa farà l’Europa nei prossimi mesi, quando molti altri rifugiati busseranno alle sue porte dopo essere fuggiti dall’Afghanistan per sfuggire alla povertà e alla fame?». La UE, secondo Arancha González Laya, dovrebbe «farebbe bene a prepararsi a un forte aumento della migrazione verso l’Europa. L’Unione deve adottare un approccio coerente alla regione, compreso l’Iran, e, soprattutto, deve suggellare il patto migratorio dell’UE che finora è stato sfuggente».
Il
secondo problema, riguarda i valori, o meglio, una politica estera ispirata dai valori. «L’UE non può chiudere un occhio sulla natura intrinsecamente regressiva del regime talebano, che usa la religione, la cultura e la tradizione per cercare di giustificare la sua negazione dei diritti umani a metà della popolazione afgana: donne e ragazze». Non si tratta di imporre i valori dell’UE all’Afghanistan, «si tratta semplicemente di garantire il rispetto della Carta delle Nazioni Unitedel 1945. Quel documento riafferma ‘la fede nei diritti umani fondamentali, nella dignità e nel valore della persona umana, nell’uguaglianza dei diritti di uomini e donne’. Questo è il significato di una politica estera basata sui valori». Il che vorrebbe dire che se i talebani non hanno rispettato le promesse sbandierate già il 15 agosto, e poi nelle settimane a venire, l’Europa non dovrebbe aprire i cordoni della borsa. Ma se l’aiuto economico non arriva agli afghani, questi sarebbero incoraggiati a fuggire, ovvero ad alimentare la massa di migranti verso l’Europa. Esattamente quello che prioritariamente la UE vuole evitare.

A vertice ancora in corso, alcune forze politiche della destra, come Fratelli d’Italia, hanno messo il dito nella piaga: «Paghiamo affinchè il governo talebano tenga i cittadini afgani di fatto prigionieri e non sappiamo a che prezzo» il che «pone l’Europa sotto ricatto permanente. In realtà, la condizione per concedere gli aiuti, eventualmente, andrebbe completamente ribaltata,e cioè che questi arrivano se ristabilisci e tuteli i normali diritti umani. E quindi dinanzi al mancato rispetto di questi minimi principi nemmeno centesimo e la chiusura ogni tipo di rapporto commerciale», ha affermato il senatore Patrizio La Pietra.
Una difesa dei principi impossibile per l’Europa
. Il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan si è incaricato di dirlo molto chiaramente ai venti del vertice: «La Turchia non può permettersi un nuovo flusso di migranti dall’Afghanistan, ne sarebbero colpiti anche i Paesi europei». E le conclusioni del vertice alla fine sono proprio guidate da questo obiettivo: soldi per tenere gli afghani in Afghanistan, valori a parte; soldi erogati attraverso le Nazioni Unite per non sporcarsi le mani direttamente con i talebani, i quali «saranno giudicati per le loro azioni», e con i quali però tutti vanno a parlare, non a Kabul, ma a Doha.
Il
terzo problema, evidenziato da Arancha González Laya, è ancora più tagliente, anche in riferimento alla priorità di tenere alla larga i migranti. E’ la sfida geopolitica. «È qui che entra in gioco l’autonomia strategica aperta dell’Europa. Ognuna di queste tre parole -‘aperto’, ‘strategico’ e ‘autonomia’- è importante per comprendere appieno ciò che è richiesto all’UE. Il concetto non riguarda l’autarchia o l’autosufficienza, ma piuttosto la capacità di agire anche quando ciò significa esercitare una leadership indipendente».

Le conclusioni di questo G20, all’insegna della ipocrisia della diplomazia, sembrano portare la firma di europei e americani, gli altri -da Cina e Russia, fino a India- non si oppongono, acconsentono, mentre stanno già trattando direttamente con i talebani.

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