venerdì, Luglio 30

Fuori i partiti dalle banche! field_506ffb1d3dbe2

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 sbanchiamoli

“Sbanchiamoli! Fuori i partiti dalle banche”. Un titolo immediato ed efficace quello scelto dai Radicali Italiani per la loro ultima iniziativa. Il tema, come si evince dal titolo, è la necessità di separare finanza e politica, eliminando la commistione tra politica, fondazioni bancarie e banche. Una commistione che, soprattutto alla luce dei fenomeni recenti, primo tra tutti il caso Montepaschi di Siena, necessita di essere eliminata. La proposta della campagna radicale porta il nome di Valerio Federico, tesoriere dei Radicali Italiani e Rita Bernardini, Segretario dei Radicali. Lo strumento prescelto per attuarla è quello offerto dall’articolo 50 della Costituzione, che recita: «Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni  necessità».

La proposta di legge si compone di un solo articolo rubricato “Abrogazioni”, che va ad intervenire sull’articolo 25 del decreto legislativo 17 maggio 1999 n. 153 sostituendolo con la seguente formulazione: «Dismissione delle partecipazioni delle fondazioni nelle società bancarie. 1) Le partecipazioni in essere nelle Società bancarie devono essere collocate sul mercato. Possono continuare ad essere detenute, in via transitoria, ai fini della loro ottimale dismissione, per il periodo di quattro anni dalla data di entrata in vigore della presente legge. 2) Nel caso di mancata dismissione entro il suddetto termine, le partecipazioni previste al comma 1 possono ulteriormente essere detenute per non oltre due anni. 3) Qualora la fondazione, scaduti i periodi di tempo previsti al comma precedente, continui a detenere le partecipazioni in società bancarie, alla dismissione provvede l’Autorità di vigilanza, sentita la fondazione e un apposito commissario indicato dal ministero dell’economia, nella misura idonea a determinare la cessione completa delle partecipazioni in essere nelle Società bancarie e nei tempi ritenuti opportuni in relazione alle condizioni di mercato ed all’esigenza di salvaguardare il valore del patrimonio».

La campagna è stata lanciata via web sul sito dei radicali corredata da un video appello del tesoriere affinché se ne parli e si diffondano i contenuti: “Ci rivolgiamo alla rete per questo messaggio perché i grandi media non hanno interesse a parlarne”.
Raccogliamo qui di seguito i punti principali evidenziati nel video messaggio dal Tesoriere radicale.
In primo luogo viene evidenziata la natura delle fondazioni: “Le fondazioni bancarie sono degli enti privati chiusi controllati dalla politica. I partiti ne nominano i vertici attraverso gli enti locali e le regioni. I partiti controllano le fondazioni bancarie che a loro volta controllano le banche”. Si tratta evidentemente di una anomalia italiana: “Dal 1990 l’UE ha chiesto a tutti i paesi europei di uniformarsi e privatizzare le banche. In Italia ci siamo inventati le fondazioni bancarie come ad esempio MPS, Banco di Sardegna, Banca Carige e Intesa san Paolo”.
Tale anomalia conduce a uno snaturamento del ruolo delle banche (“Le banche dovrebbero occuparsi di prestare soldi ai cittadini, alle imprese, alle start up promettenti. Le fondazioni sostanzialmente bloccano l’afflusso di capitali verso le banche italiane”) e conseguentemente a una falla nel sistema, che conduce a gravi ripercussioni economiche: Con un sistema che non concede credito, ne concede poco o lo concede male, il paese non riparte. Di qui la drastica conclusione per cui la politica deve ritornare alla sua funzione, abbandonando ogni commistione col mondo delle banche: “I partiti non devono occuparsi di prestare soldi”.

Passiamo dunque, a esaminare un po’ più nel dettaglio la proposta. Ad illustrarla è lo stesso Valerio Federico nel testo che accompagna la proposta, indirizzato alla Camera e al Senato.
La finalità della proposta è chiaramente tratteggiata in apertura: «Lo scopo è quello di persuadere il Parlamento della necessità non rinviabile di dare al Paese delle nuove, solide infrastrutture giuridiche che possano meglio regolare il perverso sistema attuale che lega politica, enti locali, enti territoriali, fondazioni bancarie e banche. Una nuova legge che preveda la separazione tra fondazioni di origine bancarie e le banche per tagliare il nodo gordiano che lega le nostre imprese, stabilmente sottocapitalizzate al sistema bancario in crisi di liquidità, e quindi alle fondazioni che controllano gli erogatori del credito».
La proposta in esame intende presentarsi «come un testo iniziale su cui iniziare un iter legislativo di riforma del settore» imperniato anzitutto su due capisaldi: la tutela di accesso al credito e la tutela del risparmio.
La Repubblica, si legge nell’accompagnatoria, ha il duplice compito di tutelare sia l’accesso al credito sia il risparmio, ma la normativa oggi esistente si rivela inadeguata per rendere effettivi questi due diritti. A questo proposito, la relazione illustrativa vera e propria che accompagna come allegato la proposta di legge ripercorre gli interventi normativi che si sono succeduti nella disciplina del sistema bancario a far data dagli anni ’90 con la legge 218/1990, cosiddetta Legge Amato e le successive modificazioni (D.lgs. 153/1999 e Legge Finanziaria 2002).

Le Fondazioni, nello spirito del legislatore, avrebbero dovuto costituire il mezzo di separazione tra politica e attività bancaria, ma nella realtà dei fatti è avvenuto il contrario. Si legge sul punto nella relazione: «le Fondazioni di origine bancaria, guidate dai nominati degli enti locali, mantenendo uno stretto legame con le banche, costituiscono uno degli anelli di congiunzione tra la politica, gli enti locali e la finanza».
Ancora: «Si sperava, errando, che l’esercizio del controllo sulle banche da parte dello Stato potesse terminare e la politica, tramite le Fondazioni, potesse dedicarsi esclusivamente ad attività non-profit».
Le fondazioni, contrariamente alle aspettative, hanno assunto un ruolo decisivo in quello che viene definito il capitalismo inquinato italiano: «Un capitalismo dominato da intrecci che vedono sempre gli stessi protagonisti determinare le dinamiche di un sistema dove gli “insider”, grazie al sistema di relazioni creato, si difendono dagli “outsider”, ai quali è spesso precluso trovare spazio».
Lo scopo della proposta in esame è quello anzitutto di ridare dignità all’articolo 47 della Costituzione, secondo il quale «La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese».
Si tratta, conclude la relazione illustrativa, «di una battaglia vitale per la nostra economia e per la tenuta sociale del capitalismo italiano: rimuovere il conflitto di interessi tra l’esercizio dell’attività economica e finanziaria e coloro che sono chiamati dai cittadini a svolgere un ruolo politico di guida e di governo del Paese».

 

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