sabato, Settembre 18

Fuoco amico

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Allora la questione è se ci siano ‘zone di riserva’, amici ed amici degli amici, magari benemeriti operatori nel sociale come nella fattispecie, nei cui confronti conviene (di più: è giusto) applicare peculiari criteri di riguardo e tutela. La nostra risposta è no. Fondamento della nonviolenza è che il fine non giustifica i mezzi, ma i mezzi prefigurano il fine: così, dunque, non si può rivendicare buona finalità per coprire comportamenti che rappresentino comunque un vulnus alle regole di comportamento. Alla democrazia ‘interna’ di un soggetto, gruppo, o quel che sia.

Ce ne eravamo già occupati a proposito del Movimento Cinque Stelle, che in questo nostro disgraziato strapaese delle meraviglie (disgraziato perché senza la grazia di valori comuni, di rispetto delle ‘regole del gioco’ e delle regole tout court) rappresenta un utile, prezioso strumento per la Democrazia: a prezzo però, a volte, della Democrazia decisionale. Come fatto ne il Contrappunto, 2015 Novembre 25, delineando la Fenomenologia di Gianroberto Casaleggio. Chi è l’uomo che ha trasformato Beppe Grillo in Beppe Grillo. Ed a cui l’Italia deve qualcosa. «E’ grazie a lui, non solo ma molto, se l’Italia ha un po’ più, forse molto più, di Democrazia. Anche se purtroppo pagata a volte, e ripetutamente, con un meno di Democrazia interna al Movimento ed alle sue espressioni elettorali. Che è cosa di non poco conto, anzi di moltissimo conto, visto che da nonviolenti riteniamo che il fine non giustifichi i mezzi, ma i mezzi prefigurino il fine».

Ecco, diversamente ed analogamente, si può forse si deve ragionare su Luigi Ciotti, Don Luigi Ciotti. Creatore del Gruppo Abele, del mensile Narcomafie e di Libera, poderosa galassia-strumento per il contrasto alla criminalità organizzata e l’affermazione della legalità. Da tempo anche tra quelli a lui più vicini, o comunque consentanei alla sua azione, si sostiene: «Occorre guardare l’opera, non la persona».

Adesso emerge lo ‘scontro interno’, il ‘fuoco amico’ aperto dalle parole di Franco La Torre. Dirigente di Libera che porta sulle spalle la dolorosa esperienza della morte di Pio La Torre, suo padre, esponente del Partito Comunista ucciso da Cosa Nostra nel 1982, a Palermo. Aveva criticato, in occasione dell’Assemblea Nazionale del 7 Novembre 2015, ad Assisi, con un ampio intervento, il comportamento di Enrico Fontana, Direttore dell’associazione, e quindi il suo più importante dirigente operativo. Costretto alle dimissioni per aver ricevuto in sede esponenti del mondo ambientalista finiti nell’inchiesta su Mafia Capitale. Non è tanto rilevante la questione in sé (lo è eccome, ma non di questo ci stiamo occupando ora), quanto le modalità con cui il confronto e lo scontro si è articolato. Con la defenestrazione del reo di lesa maestà.

Sino ad arrivare a sostenere, come fa Nando Dalla Chiesa che di Libera è Presidente onorario, una ardita tesi. «Certo che quello di Don Luigi è un potere carismatico, ma nel nostro caso è un vantaggio: perché quando la leadership è a portata di tutti, come nei Partiti, non si pensa ad altro che alle lotte di successione». A parte che una cosa non esclude l’altra, anzi vi è più la immeschinisce, grati dovremmo conseguentemente rivolgere il pensiero a due giganti come Benito Mussolini e Silvio Berlusconi che la questione della Guida Suprema l’hanno radicalmente proprio così risolta. La tesi odierna è peraltro analoga a quella esposta a suo tempo dall’allora berlusconiano Italo Bocchino per avallare il porcellum calderoliano, che avrebbe permesso una migliore selezione, dall’alto e senza quasi intervento degli elettori, della classe dirigente e parlamentare.

Utilmente il Fatto Quotidiano, pur tra qualche imbarazzo, ha preso spunto dal’’Huffington’ per dare ripetuto spazio alla vicenda di Libera. Può essere doloroso toccare determinati argomenti, certi territori ‘riservati’, certi operati dei ‘buoni’. Ma non toccarli è ancor più effettivamente doloroso e causa, in primo luogo ai protagonisti, le ferite più gravi. Quelle per protezione ed omissione.

E, dunque, ricapitolando questo incrocio di Novembre-dicembre 2015

da Lunedì 30 Novembre a Venerdì 4 Dicembre

Lunedì 30 Novembre

Finisce Novembre. Non è una gran notizia, ma già che la vedete è una buona notizia.

Martedì 1 Dicembre

Inizia Dicembre. Anche questa non è una gran notizia, ma intanto… Franco La Torre dice all’Huffington Post’ che è stato emarginato, e di fatto cacciato, da Libera per aver criticato alcuni dirigenti e comportamenti. Anche del fondatore e leader, Don Luigi Ciotti.

Mercoledì 2

‘Il Fatto Quotidiano’: “Mandato via con un sms”. Don Ciotti e la guerra di Libera.

Giovedì 3

‘Il Fatto Quotidiano’: Libera, il mito della purezza affronta il “fuoco amico”. Ivi ripresa, senza commento, anche una bizzarra teoria socialpolitologica di Nando Dalla Chiesa.

Venerdì 4

‘Il Fatto Quotidiano’: “Libera”, attenzione al fuoco amico. Intervento di Gian Carlo Caselli.

E poi

Sabato 5 e Domenica 6

Vediamo…

E la prossima settimana

da Lunedì 7 a Domenica 13

Continuiamo a vedere. Che già è una buona cosa.

E così ecco iniziato questo Dicembre. E quasi finito questo 2015. Non torneranno mai più, ma li abbiamo vissuti, ed è una gran fortuna che purtroppo prima o poi finirà. Ma mica è detto…

 

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