giovedì, Settembre 23

Funzionerà il programma di Putin per risolvere la crisi? image

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Mosca – Parlando di un accordo con l’Ucraina per un possibile cessate il fuoco, il presidente russo Vladimir Putin apre una fase che si spera porti alla chiusura della crisi ucraina. Il leader russo sta negoziando da una posizione di forza: l’ultima offensiva dei ribelli ha rapidamente messo in fuga le forze ucraine, attraverso l’est in rivolta. Le umilianti sconfitte registrate dalle truppe governative -che giungono dopo settimane di costanti avanzate- fanno precipitare le loro speranze di poter sopprimere una rivolta che dura da quattro mesi. Gli insorti hanno rapidamente sbloccato le principali roccaforti, per lanciare una nuova offensiva lungo la costa del Mar d’Azov e la minaccia di aprirsi un corridoio verso la penisola di Crimea, annessa dalla Russia nel mese di marzo scorso.

L’Ucraina e l’Occidente sostengono che il governo è stato sconfitto perché la Russia ha inviato le unità di esercito regolare in Ucraina, lasciando perdere qualsiasi decoro. Mosca ha respinto queste affermazioni, dichiarando che le sole unità militari russe in Ucraina erano nove paracadutisti finiti fuori rotta mentre pattugliavano il confine.

Alcuni media russi contestano la posizione del Cremlino, citando parenti dei soldati e attivisti che sostengono l’invio -da parte di Mosca- di unità aviotrasportate a sostegno dei ribelli. Alcuni soldati sono stati sepolti in segreto nella città russa nordoccidentale di Pskov, dove si trova la base di una delle unità russe presumibilmente impegnate in Ucraina. Teppisti in abiti civili hanno assalito i giornalisti che cercavano di avvicinarsi al luogo, e un legislatore locale che ha sollevato la questione tramite un giornale è stato brutalmente picchiato da aggressori non identificati. In un modo o nell’altro, i ribelli hanno rovesciato le sorti della guerra, permettendo a Putin di dettare le sue condizioni.

Quando il capo della Commissione europea, José Manuel Barroso, ha chiamato il presidente russo per esprimergli la preoccupazione dell’Occidente sull’invasione russa nell’Ucraina orientale, lui lo ha deriso. Le truppe russe sarebbero arrivate nella capitale ucraina in due settimane se lui avesse davvero deciso di invadere l’Ucraina; l’ha detto Putin, secondo gli assistenti di Barroso che hanno informato i giornalisti della conversazione.

Con i ribelli che mantengono saldamente il controllo sulla parte orientale e l’esercito ucraino in fuga, Putin ha proposto un piano per cui i ribelli fermeranno la loro offensiva, e le forze governative ucraine si sposteranno a una distanza sufficiente per tutelare le zone residenziali dell’est. Questo si vedrebbe comunque, sul campo, dopo la ritirata delle ultime truppe governative. 

Anche se il presidente ucraino Petro Poroshenko ha parlato di un accordo raggiunto tra lui e Putin per un piano di cessate il fuoco, auspicandone la conclusione entro questa settimana, restano da risolvere alcune questioni complicate. Poroshenko avrà difficoltà a far digerire il piano a una nazione impregnata di fervore patriottico, e rischia di affrontare accuse di tradimento della Patria. Intanto, il Primo Ministro ucraino Arseniy Yatsenyuk, che conserva stretti legami con gli Stati Uniti, ha aggredito il progetto parlando di uno stratagemma di Putin per ingannare l’Occidente e distruggere l’Ucraina.

La critica contro il piano di pace potrebbe inasprirsi durante la campagna elettorale per le prossime elezioni parlamentari di ottobre, che vedrà i candidati sfidarsi sul terreno della retorica patriottica. Yatsenyuk, in particolare, spera di assicurarsi il voto della base politica, di mantenere il controllo della situazione e di spingere Poroshenko ai margini del quadro decisionale.

La tregua potrebbe essere molto fragile, con le forze ucraine posizionate a oriente; sono eterogenee e  formate da un insieme di unità regolari e battaglioni volontari, in gran parte finanziati dal miliardario Ihor Kolomoisky, rivale di Poroshenko. Questi si impegnerà per far deragliare i piani del presidente. Putin, che a sua volta potrebbe non esercitare un controllo totale sui ribelli; alcuni potrebbero essere ansiosi di continuare l’offensiva e perciò riluttanti a osservare la tregua.

Se la tregua terrà, almeno per ora, in futuro ci saranno di certo problemi anche più complessi.

Putin vuole che Poroshenko conceda ampi poteri alle regioni orientali, che così manterrebbero una cooperazione stretta con la Russia e impedirebbero che l’Ucraina possa aderire alla NATO. Resta però difficile, per Poroshenko, soddisfare le esigenze di Putin senza mettere a rischio la propria posizione.

Gli Stati Uniti, profondamente coinvolti nella crisi ucraina, respingeranno probabilmente e con orrore qualsiasi accordo che possa lasciare in mano a Putin una leva sull’Ucraina e faranno del loro meglio per contrastare una simile eventualità. Non dovrebbe essere difficile, dato che l’Ucraina dipende ormai interamente dagli aiuti finanziari occidentali per non fallire.

Mentre il piano di cessate il fuoco incontra numerosi ostacoli, l’agonizzante economia ucraina potrebbe invece rafforzare la presa di Putin e rendere il governo del paese più aperto al compromesso.

E anche se – per ora – l’aiuto degli Stati Uniti e i prestiti del FMI tengono l’Ucraina a galla, il governo è a corto di liquidi e ha già dovuto bruscamente innalzare i prezzi delle utenze; il prossimo inverno vedrà probabilmente pesare gravi carenze energetiche sulla pazienza della popolazione. Se la guerra a est continua, il paese potrebbe giungere a un pericoloso punto di rottura e la tensione sociale rischierebbe di spazzare via il governo.

Se le prospettive dell’Ucraina appaiono tristi, anche la Russia sta sperimentando la sua parte di problemi, nonostante la spavalderia di Putin. Ci vorrà del tempo perché le sanzioni economiche occidentali possano ‘mordere’, ma gradualmente l’economia russa sarà spinta in una profonda recessione; pertanto Putin ha disperatamente bisogno di un rapido accordo che possa allentare la pressione occidentale e contribuire ad evitare ulteriori sanzioni.

Il tanto pubblicizzato riavvicinamento tra Cremlino e Cina propone, peraltro, dei lati negativi. La Cina, rispetto alle nazioni europee, si avvantaggerà di un prezzo molto più conveniente per le esportazioni di petrolio e gas russi; d’altro canto, la decisione di lasciare che le aziende cinesi espandano il proprio ruolo nel mercato russo potrebbe riaccendere i timori di un’eventuale invasione cinese, nella Siberia russa scarsamente popolata e nelle lontane regioni orientali. Molti in Russia temono che i cinesi, i quali considerano ampie porzioni della Siberia come parte del loro dominio storico, possano un giorno reclamarne la restituzione.

Il risultato ideale, per Putin, sarebbe quello di stipulare un accordo di pace in Ucraina che gli permetta di mantenere lo stato nell’orbita della Russia, riparare la frattura con l’Occidente e ripristinare sani legami economici con l’UE. Ma il leader russo troverà difficile fare l’accordo a modo suo, dato il desiderio degli Stati Uniti di punirlo per l’annessione della Crimea.

 

Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli

 

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