sabato, Ottobre 23

Funivia Stresa – Mottarone: quei morti nel Paese degli ammiccamenti Adesso comincerà la solita solfa: le inchieste infinite, sabbiose, le indagini si svolgeranno sotto traccia ... fra quattro anni si aprirà un processo e nessuno, o quasi, sarà condannato

0

Parlare ad un ceto politico bieco come il nostro, e, purtroppo, anche ad un popolo così spesso ‘accecato’ da quel ceto politico, è difficile. Ma provarci si deve sempre.
Scrivo sotto l’impressione dell’ennesima assurda tragedia, quella della funivia Stresa – Mottarone. Ennesima perché è una delle tante che accadono troppo spesso in questo Paese, dove i ponti, le strade, crollano come se fossero di cartone, i fiumi straripano, le montagne franano, tutti i giorni, ma proprio tutti, così come tutti i giorni muoiono ormai almeno tre lavoratori sul lavoro.

 

Adesso comincerà la solita solfa, sempre la stessa, infinita, inutile, ripetitiva, volgare, rozza superficiale, che lascerà tutto com’era e come è.
Le verifiche non fatte per tempo, gli incidenti già accaduti ma sottovalutati, la ditta incaricata della manutenzione non pagata o che ha affidato il tutto a una azienda subappaltata, che a sua volta ha fatto lo stesso, i controlli dei vigili del fuoco o della protezione civile o di qualche Ministero o dell’INAIL o dell’INPS (tanto sono molti i controlli … a parole), i controlli, dico, ritardati, non effettuati, rinviati, fatti ma senza rilievi, gli esperti consultati e ignorati o consultati e concordemente ammiccanti: il nostro è il Paese degli ammiccamenti. E naturalmente il controllore ‘A’ doveva controllare la situazione ‘x’, il controllore ‘B’ doveva controllare la situazione ‘y’: tutto al solito. Solo che ci sono 13 morti.


Morti -ora mi assalirete- perfino indirettamente (molto indirettamente, maledizione) ‘corresponsabili‘, perché magari non pagano le tasse, sono anch’essi fatti della pasta di cui sono fatti quelli che dovevano controllare, e poi perché hanno, come abbiamo tutti noi, ognuno di noi, mandato al potere o lasciato agire quei politicanti e quei funzionariucoli di malaffare, grazie ai quali, alla fine, ciò è accaduto.
Perché una colpa c’è, anzi, più d’una!
Ma, vedrete, indirettamente, come ovvio, indirettamente, senza volere, senza colpa diretta. E quindi tra poche ore: scaricabarile che nemmeno al porto di Genova in piena alta stagione. E turba la frase di un intervistato, forse un amministratore locale, un funzionario della funivia o anche un passante, che non sa dire di meglio che: «peccato era una delle attrazioni del lago».

I morti saranno puntualmente pianti, i funerali saranno puntualmente svolti, le folle puntualmente applaudiranno i morti (non la capirò mai ‘sta cavolata), i sindaci con la fascia tricolore e la faccia di pietra sicordoglieranno‘, i Presidenti di Regione (pardon: i Governatori) sicordoglierannoa loro volta, i Ministri si faranno vedere in chiesa in prima fila, eccetera. Tanto fra dieci giorni, che dico tra quattro giorni, nessuno ne parlerà più. Ci saranno le inchieste infinite, sabbiose, i giudici faranno le loro rituali e insensate dichiarazioni alla stampa invece di tacere e lavorare, le indagini si svolgeranno sotto traccia … fra quattro anni si aprirà un processo e nessuno, o quasi, sarà condannato. Ma specialmente, nessuno ricorderà.
La solita storia.

Storia che mentre accade -per un caso (ma un caso usuale, frequente, quasi ‘normale’)- e viene descritta dai giornali, accanto alla notizia compare anche quell’altra solita notizia: ‘il Signor X vuole abolire il codice degli appalti’, quell’altro ‘vuole abolire i controlli asfissianti’, eccetera. Perché il ‘gioco’ è quello e vale per tutto.
Vale per la funivia, per l’autostrada, per il ponte, e per la epidemia. Niente controlli, niente mascherine, niente garanzie, niente lacci e lacciuli … Anzi: già che ci siamo facciamo il ponte sullo stretto, a una campata, no meglio a tre che costa anche di più, ma no, facciamo la galleria, anzi (questo è un mio suggerimento, vai a vedere che qualcuno ci pensa!), facciamo un tubo sospeso a mezz’acqua, dentro cui facciamo passare i treni e le auto. Ma senza controlli … che poi si perde tempo.
È questo il punto centrale di questo Paese -beh, uno dei punti-. Evitare i controlli che fanno perdere tempo, poi se qualcosa va storta tanto peggio, tanto, lo sappiamo benissimo, quei controlli non servono a niente, sono ridondanti e fatti male, sono affidati ad incompetenti. Non ci si propone di migliorarli, ma di abolirli!
La scena è sempre la stessa, immancabile, uguale, plumbea.

Sulle stesse pagine degli stessi giornali, nello stesso giorno, si leggono le proposte strampalate di questo o quel politicante che ne ‘rivendica’ la ponderatezza e la profondità, magari assistito da qualche consigliere maschio e qualche consigliera femmina. Le proposte, ad esempio, della tassa sulla eredità su cui Enrico Letta, sconfessato da tutti, insiste per principio, proprio esattamente come Matteo Salvini su qualche altra strampalaggine; qual è la differenza tra quei due? Ah sì, Letta è ‘dotto’, Salvini è ‘in mutande’ e … spopola.
E quindi si leggono gli articoli preoccupati (chiaramente ‘ispirati’ dal politicante di turno) che Mario Draghi è un accentratore, decide tutto lui e non consulta nessuno: all’ultimo momento porta il lavoro bello e fatto e o lo voti o lo voti. La democrazia, la democrazia stracciata: un autocrate (così il ‘dotto Letta’ è contento) non eletto che fa cose. Ma appunto, fa cose. E le fa ad un’ora decente, dopo una discussione di un paio di ore e senza vertici e verticini, e senza conferenze stampa alle tre del mattino che durano fino alle cinque!
Direte, ‘sei dalla parte di Draghi’, ‘non vedi che è uno di destra, sei un venduto’! A parte che, ahimè, non sono venduto non per nulla ma certamente perché nessuno mi si compra, a parte ciò, no, è il contrario. Democrazia non è chiacchiera, non è discussione defatigante, non è trattativa infinita, non ècompromesso‘: democrazia è fare e soddisfare gli interessi della gente, sia a te favorevole che a te contraria, sia quando gli conviene che quando non gli conviene.
Un ceto politico serio non è serio perché fa spostare il Consiglio dei Ministri di tre ore, ma perché fa cose serie, fatte bene. O almeno ci prova. In questo senso Draghi è irreprensibile, fa e ci prova, ma nessuno ha niente da contro-proporre, per il semplice motivo che non sa fare niente. Sa solo cercare di tirare l’acqua al suo mulino.
Certo: Draghi è uno sbrego alla democrazia. Ma l’alternativa? Quella che scaracchia sugli avversari politici? Quello del Papeete? Quello che difende il figliolo accusato di avere violentato in gruppo due ragazze? Quella che pretende di essere in TV anche se è incompetente? Quello che litiga sulla lista dei membri di un partito che non c’è e non fa la cosa più normale, dire ‘iscrivetevi’ e ciccia? Quella che vuole fare i blocchi navali, pensando che il mare sia una prigione da chiudere con un lucchetto? Parole, parolacce, paroline, ma l’umanità dov’è?
Draghi non è democratico, forse. È di destra, forse. Si è steso sugli USA, forse. Ma i nostri politici che fanno? Vanno a discuterne da competenti? Vanno a proporre cose serie e realizzabili? Vanno a ragionare con Draghi, che presuppone capacità di ragionare non di pretendere?
Nulla di tutto ciò: scaracchiano e mettono la fascia tricolore e la faccia di tolla, ai morti che si erano presi una giornata di allegria.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

End Comment -->