mercoledì, Settembre 22

'Funiculì funiculà', il primo jingle pubblicitario

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Il 6 maggio 1880 intorno alle ore 17 viene inaugurata la funicolare del Vesuvio. L’evento è destinato a lasciare un segno anche nella storia della musica e della pubblicità. Tutti conoscono l’aria e le parole di ‘Funiculì funiculà, probabilmente la tarantella più famosa del mondo. Pochi sanno, però, che il suo scopo iniziale non era quello di durare nel tempo ma di convincere i napoletani a utilizzare la funicolare. Oggi si direbbe che era un jingle.

Tutto inizia quando ci si accorge che la funicolare vesuviana non suscita un grande interesse da parte dei suoi potenziali utenti. I cittadini napoletani, infatti, non sembrano scomporsi più di tanto di fronte a questa meraviglia della tecnica. Un po’ per il prezzo del biglietto, ma soprattutto per la diffidenza nei confronti della ‘carrozza ‘e ferramenta’, preferiscono continuare ad andare sul Vesuvio a cavallo del ciuccio, cioè degli asini che vengono utilizzati come veri e propri taxi.
In questa situazione, forte dello slogan «Oltre a fare e a saper fare bisogna far sapere», che campeggia nell’ufficio della sua società, il finanziere ungherese Ernesto Emanuele Oblieght, ideatore del progetto della funicolare, affida la campagna di propaganda a due personaggi particolari: il giornalista napoletano Peppino Turco e il compositore stabiese Luigi Denza. Quest’ultimo è conosciuto perché si dice che dia o abbia dato lezioni di musica ai figli della regina d’Inghilterra, mentre il giornalista Peppino Turco è soprattutto un gran viveur popolarissimo in tutti i locali notturni della città.
Turco scrive di getto i versi della canzoncina e scommette con gli amici che riuscirà a convincere i napoletani a usare la funicolare. ‘Funiculì funiculà‘ nasce così.

Presentata per la prima volta all’albergo Quisisana di Castellammare di Stabia, la canzone trionfa alla Piedigrotta del 1880. Il successo è incredibile.
La storia non racconta se gli amici abbiano pagato la scommessa a Turco o se, invece, sia toccato al giornalista saldare un conto salato ai suoi compagni di bisboccia.

Più curiose sono le traversie della funicolare. Dopo sei anni Oblieght, costretto per contratto a versare agli amministratori locali 9.000 lire annue più 150 per ogni passeggero, si stanca e la cede alla Societé Anonyme du chemin de fer Funiculaire du Vésuve che nel breve volgere di un paio d’anni va in crisi. Nel 1888 l’impresa viene venduta per 170.000 lire alla compagnia Thomas Cook and Son. L’avvento della nuova compagnia non cambia il clima. I Cook devono subire le ritorsioni delle guide locali, che incendiano una stazione, tagliano i cavi e gettano in un burrone una carrozza. La vicenda si chiude quando John Mason Cook firma un accordo con le guide che prevede venga loro assegnata una percentuale per ogni passeggero trasportato.
Pur tra varie traversie l’impianto resta in funzione fino al 1944, quando il Vesuvio si risveglia. La funicolare, già sotto il controllo degli alleati dal 1943, subisce danni irreparabili, e non viene più ricostruita. La canzone invece sopravvive al passare degli anni.
Richard Strauss la ascolta, la scambia per una melodia tradizionale, la inserisce nella sua ‘Aus Italien‘ e si becca una lunga causa da Denza che pretende (e ottiene) i diritti d’autore.
Gustav Mahler, più accorto, la copia modificandone alcune note, nel lied ‘Wo die schoenen trompeten blasen’ badando bene a restare sempre al di qua dei limiti del plagio.
In ogni caso, dal punto di vista commerciale, non va poi tanto male se si pensa che in un solo anno le Edizioni Ricordi, la casa milanese che s’è accaparrata i diritti editoriali, vendono circa un milione di ‘copielle’ (gli spartiti con il testo) della canzone.

 

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