domenica, Settembre 19

Fuggire dal ‘Triangolo della Violenza’: in bilico tra Messico e USA Dal Messico agli USA: cause, conseguenze e dati di uno dei flussi migratori più grandi del continente occidentale

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Nelle zone di transito tra i confini risiede uno dei più alti tassi di violenza dell’intero Messico: violenza, ma anche corruzione ed un vivere in totale insicurezza. E’ da lì che intere famiglie e minori non accompagnati, molte volte, tentano di fuggire, ma la speranza di avere protezione internazionale collide spesso con quello che realmente si trovano ad affrontare. E’ dal 2016 che «gli agenti di Border Patrol hanno fatto l’esatto opposto». Questa la denuncia del ‘Latin America Working Group’ che racconta di come gli agenti rimandano indietro i migranti da vari porti lungo il confine Messico-Stati Uniti.

Ad esempio, a San Ysidro, porto di entrata al confine tra California e Messico, i migranti attendono bloccati nelle pericolose strade di Tijuana, dormendo in piazza nel terrore di perdere qualsiasi possibilità di trovare asilo politico. Lì, i richiedenti asilo sono tantissimi. Gli ufficiali di confine tentano di far fronte alle richieste ma ciò che realmente accade è lo spostamento da celle temporanee ad appositi centri di detenzione. Quando qualcuno arriva in un porto senza documenti per l’ingresso, i funzionari dell’agenzia federale per la protezione dei confini (CBP) devono attenersi ad una specifica procedura: domande obbligatorie, fotografie ed impronte digitali per poi controllare i database delle forze dell’ordine. Se la persona ascoltata riferisce di avere timore nel tornare nel suo Paese d’origine, l’ufficiale preposto è obbligato per legge a trasferire tale migrante ad altre agenzie federali per un potenziale caso di asilo politico (come l’ICEUnited States Immigration and Customs Enforcement– un’agenzia federale parte del Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti).

Nell’autunno del 2016, i porti di San Diego (vicinissima al Messico) sono stati letteralmente travolti da migliaia di migranti haitiani. In collaborazione con funzionari messicani, la CBP ha istituito un sistema specifico che prevede ‘appuntamenti’ per i migranti che chiedono il ‘giusto processo’. In quell’ottobre, più di 6.000 persone si erano presentate ai porti di ingresso di San Diego senza documenti. Il tipico caso di inammissibilità. Tanti di loro volevano richiedere asilo ma questo non incide sul giudizio della CBP che non fa distinzione tra chi cerca asilo e chi arriva al confine per ragioni economiche: nessun documento, quindi, tutti casi ritenuti ‘inammissibili’. A novembre del 2017, il numero degli ‘inammissibili’ è stato 2.824, più del doppio di quello raggiunto a marzo dello stesso anno.

Secondo la procedura, i richiedenti asilo sono detenuti dall’ICE fino a quando non si evince che il loro timore di tornare indietro è un timore credibile tale da determinare la probabile vittoria nel tribunale per l’immigrazione. Devono dimostrare di essere stati perseguitati o di temere la persecuzione a causa della loro razza, religione, nazionalità, opinione politica o appartenenza ad un particolare gruppo sociale. Se i richiedenti asilo non passano questo step, vengono rimandati indietro. Ma quelli che all’esame vengono promossi, spesso restano in stato di detenzione fino alla fine del processo, per un lasso di tempo che può durare anche un anno o più. Solo alcuni vengono rilasciati.

Secondo il Latin America Working Group, gli USA dovrebbero concentrarsi su altro: sul fornire a tutti i richiedenti asilo un giusto processo alla frontiera e sulla possibilità di presentare le richieste di protezione. Inoltre, gli agenti di frontiera dovrebbero essere ritenuti responsabili per l’allontanamento illegale dei richiedenti asilo e per aver lasciato in pericolo famiglie intere. Inoltre, si chiede che i maggiori finanziamenti per la sicurezza delle frontiere vadano di pari passo con la consultazione delle comunità di confine.

L’attuale proposta dell’Amministrazione Trump interviene su quest’ondata e prevede la separazione di queste famiglie come misura di dissuasione alla frontiera. Questo potrebbe significare gettare intere famiglie nelle mani dei contrabbandieri. I migranti saranno probabilmente costretti a trovare modi alternativi per entrare negli Stati Uniti piuttosto che presentarsi ai porti di frontiera di ingresso per chiedere asilo. Se l’amministrazione Trump, quindi, pensa di agire per reprimere il fenomeno del contrabbando, in realtà, si starebbe sbagliando.

Non si tratta comunque di misure divulgate pubblicamente. Dall’insediamento di Trump, si era registrato un netto calo di ingressi illegali nel Paese ma ora qualcosa sta cambiando. Il Dipartimento per la sicurezza interna (DHS) ha già preso in considerazione alcune di queste proposte; lo scorso Novembre, sono stati arrestati 7.018 migranti lungo il confine con il Messico, un aumento del 45% rispetto al mese precedente. La stessa tendenza anche per i minori non accompagnati, con un aumento del tasso del 26%. Tyler Houlton, un portavoce del DHS, ha confermato che l’agenzia sta considerando «cambiamenti procedurali, politici, normativi e legislativi» Alcune delle misure, dalle dichiarazioni dei portavoce, sembrano, quindi, essere state approvate.

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