venerdì, Settembre 24

Fucili di galantuomini, Mattarella, rom: è l’Italia che va Il Presidente ci ha messo un’altra bombetta non da niente: “La reputazione è un bene comune, collettivo. Indisponibile”

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In poche ore sempre più concitate si accavallano gli avvenimenti che ancora una volta fanno capo al Presidente della Repubblica, poco propenso ad intervenire, ma tirato letteralmente per i capelli.

In un discorso, apparentemente bonario e rituale ai giornalisti per la solita cerimonia del ventaglio, il Presidente cerca di richiamare alla civiltà, sì, proprio così, alla civiltà. Le parole, che giungono il giorno dopo un richiamo secco alla condanna delle leggi razziali volute da Mussolini, ma accettate dagli italiani -il populismo è sempre uguale a se stesso, anche se viene chiamato senso comune-, al solito sono scarne, secche, poche ma durissime: «questa è barbarie e deve suscitare indignazione».

Il riferimento è all’episodio di quel delinquente che compra un fucile ad aria compressa in libera vendita (sic), lo modifica (in modo da renderlo più micidiale, mica lo abbellisce con disegni e graffiti eh!) e, per provarlo lo punta contro delle persone, guarda caso rom, e spara … cioè decomprime l’aria (vuoi vedere che i suoi avvocati diranno qualcosa del genere per sminuire lo sparo? accetto scommesse); il proiettile, casualmente ma tu vedi i casi della vita, colpisce la schiena di una bimba di poco più di un anno, in braccio alla madre, che si aggira colpevolmente per la strada  -sporca, la bimba, non la strada, dove ci sono solo le buche-, è una bimba rom  -come la madre certamente intesa a rubare portafogli. Bimba, rom sia chiaro, come dire quasi bimba, anzi forse bambolotto, benché sporco, che resterà probabilmente (speriamo di no, ma mi domando chi e come la assisterà) paralizzata. Suvvia, è rom, che fa?

Ma insomma, è solo un caso; il tizio (un dipendente del Senato, pare … bella gente scelgono al Senato) voleva solo ‘provare’ il nuovo fucilino, ne aveva anche un altro, anch’esso modificato, per vedere quanto lungo sparava, che effetto faceva lo sparo. Insomma, una ingenuità, uno scherzo innocente, una banalità, via non vogliamo mica prendercela per tutto ciò, in fondo, poi, è solo un rom quello centrato. Mica come il filosofo del diritto che provava pistole all’Università e ammazzava studentesse di passaggio.

Solo rom, quelli destinatari della ruspa di Salvini. Incidentalmente: meno male, però che ce ne sono ancora un po’, così ci sono bersagli mobili ancora disponibili. Però, giusto per non smentirsi per mostrare quella coesione che ci caratterizza, indifferente a tutto ciò e anche alla Corte Europea dei diritti dell’uomo, il sindaco di Roma, tal Virginia Raggi (come noto, mamma amorevole come il papà Salvini), sgombera, ruspe in testa, un campo rom; finalmente, era lì da anni, quella gente sporca ….. Per carità, sia chiaro, quei campi sono una oscenità, vanno eliminati o almeno puliti, ma i rom sono nomadi da sempre, forse sarebbe civile accoglierli in maniera decente, prima di pensare alle ruspe, no? In fondo sono cittadini europei. Ma (ma lei, il Sindaco, dirà che è solo un caso) è la scelta dei tempi che colpisce, il rispetto per le istituzioni, la coerenza della collettività, il senso dello Stato.

Eh sì, la collettività. Il Presidente parla di Far West, e tutti lo notano, ma pochi o nessuno nota che prima, proprio nella frase precedente, il Presidente dice, sempre in tono sommesso (Presidente: mi perdoni, è venuto il momento di urlare, prima che ci facciano scomparire gli altoparlanti): citando Manzoni «L’Italia non può diventare il paese dove …”II buon senso c’era ma se ne stava nascosto per paura del senso comune” … II limite dell’intervento dello Stato è indicato, limpidamente, laddove è pienamente riconosciuto, alla società civile, di esprimersi in tutte le forme organizzate della vita economica e sociale, senza interferenze da parte delle autorità pubbliche tese a influenzarne l’attività. Da questo patrimonio nasce la reputazione di un Paese ordinato, bene amministrato, coeso. La reputazione è un bene comune, collettivo. Indisponibile. Sottratto a interessi di parte perché costruito, nel tempo, con il contributo del nostro popolo. E’ patrimonio di storia, di cultura, di valori che disegna il ruolo dell’Italia nella comunità internazionale. Ovunque si vada, si registra un gran desiderio di collaborazione e di interlocuzione stretta e concreta con l’Italia. Tutto ciò che intacca questo patrimonio ferisce l’intera comunità». Fateci caso, lo scrivevo ieri, detto con altre parole, le stesse identiche cose affermate da Sergio Marchionne, quando spiegava perché in Italia certe cose non si possono fare.

La collettività, appunto, lo Stato, il popolo. E lo abbiamo visto ieri in un susseguirsi di atti e affermazioni inconsulti. Mi limito ad elencarne alcuni. Secondo ‘Oggi’ (autorevole settimanale di varia umanità) il Professore di diritto è in vacanza a torso nudo con compagna, non a torso nudo, ma sagace e brillante, benché giovanissima, amministratore di grandi alberghi … del padre. Daria Bignardi (nota maitre à penser) ci comunica che Marchionne non era cinico, come è dimostrato dal fatto che, morta la sorella, … non ne ha parlato più! I dioscuri del ‘governo’ si accapigliamo (come facciamo non si sa, con quei capelli rasati a spazzola, bah) sulle nomine, in nome della o-ne-stà e com-pe-ten-zà, al ritmo di ‘questo a me, quello a te, un pezzetto anche a Tria va’’ … ; gran parte del governo con un blitz degno di Rommel piomba a Fiumicino sull’aereo denominato ‘Air Force Renzi’ (per carità, mai stato per me, cosa dite … era per mandare delegazioni di industriali all’estero … ci vuole una faccia tosta!) e, mostrata la futura non realizzata camera da letto per Renzi e Signora, annulla il leasing dell’inutile aereo: 150 milioni risparmiati (penali a parte, ah no non ci sono penali, e allora … bravo Renzi?) che uniti agli altri 150 tolti alle pensioni degli ex parlamentari e alla riduzione delle pensioni superiori ai 4.000 euro (anche la mia, dopo 52 anni e nove mesi di contributi, e 11 anni sottrattimi per motivi imperscrutabili dall’INPS … certo, mio duca, per il bene del Paese questo e altro). Si tratta a oltranza sulla RAI, ma non dovevano sottrarla alla politica? Si dice che discutono perfino sui direttori dei TG (o-ne-stà, li-ber-tà, com-pe-ten-zà) fino a notte fonda: come lavorano ‘sta gente!

Il Presidente in quel discorsetto breve e sommesso, ci ha messo un’altra bombetta non da niente, parlando dei problemi della Comunità internazionale, con le guerre commerciali e le occupazioni di territori altrui (e non è solo l’Ucraina signori, leggiamo bene), i confini scomparsi sul Reno e al Brennero (e che rischiano di ricomparire), la necessità, testuale ‘di contrastare le tendenze alla regressione della storia’, cioè al ritorno a disastri del passato, cui sembra che siamo sempre più vicini. Ma qui noi spariamo ai rom e ci spartiamo gli incarichi … cioè, si spartiscono!

E quel gentiluomo col fucile a piumini, modificato, è l’emblema di tutto ciò, e ciò che colpisce è la sostanziale indifferenza generale: Presidente che aspetta ad aprirsi un profilo Facebook?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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