mercoledì, Ottobre 20

Frontex e Mare Nostrum sono la risposta? In Europa la difesa delle frontiere vale ancora di più della vita umana

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Lampedusa, nuovi sbarchi di immigrati

Quattromila migranti, lungo la rotta mediterranea centrale sono stati intercettati negli ultimi giorni mentre cercavano di raggiungere le sponde europee.

In un servizio proposto da Al Jazeera durante la nottata, vengono riportate le reazioni della comunità politica italiana riguardo la realtà migratoria fra le due sponde del mare di mezzo.

Gli allarmismi a riguardo , oramai riproposti a scadenze regolari, aumentano , in Italia, ad ogni tornata elettorale e, in questo caso, con l’avvicinarsi delle europee fanno tornare il fenomeno d’attualità.

L’analisi proposta dal Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, è impietosa: «Quindicimila persone salvate nei primi mesi di quest’anno ed altri seicentomila, provenienti da Africa e Medio Oriente, pronti a partire dalle coste libiche»

Nonostante il numero di migranti sia ampiamente diminuito dopo le rivolte arabe del 2011, si registra un aumento di richieste d’asilo del 60%, prevalentemente di origine siriana ed eritrea.

Il problema, nonostante i centodieci milioni di dollari spesi dai contribuenti europei nell’ambito del programma Frontex, non sembra essere risolto. La stessa operazione italiana, denominata Mare Nostrum, che finora ha salvato ben dodicimila vite, ha un costo stimato, sempre dal Ministro dell’Interno, di circa nove milioni di euro al mese, che, a quanto pare, non si sa per quanto tempo ancora potrà ancora essere sostenuto dalla nona economia mondiale.

La soluzione più logica, quindi,  sembra quella di tornare ad incentivare la creazione di centri di identificazione direttamente sulla sponda sud, quella di partenza, lungo il territorio libico.

Le dichiarazioni di Alfano, che ha aggiunto che «le procedure di espulsione di coloro che non hanno diritto a rimanere in Italia dovrebbero essere accelerate, e contemporaneamente, bisognerebbe accogliere coloro che all’asilo hanno diritto», hanno trovato velocemente la risposta di quello che in Medio Oriente è definito un piccolo partito d’opposizione anti-immigrazione: la Lega Nord.

Per voce dei suoi due esponenti Nicola Molteni e Davide Caparini, è giunto l’invito al Ministero a fermare gli sbarchi «ruotando all’indietro» le imbarcazioni di quei richiedenti asilo che in Italia avrebbero sempre subito un trattamento migliore di «qualsiasi cittadino italiano» .

Son passati tre anni dalla sigla dell’accordo fra l’ex Ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri ed il Capo del Consiglio di Transizione libico Mustafa Abdul Jalil e, da allora, la vicenda è stata seguita con particolare attenzione da Amnesty International.

Sei mesi, invece, son passati dalla strage d’ottobre, quando a largo delle coste italiane oltre trecento migranti , in larga parte di origine eritrea, morirono dopo che un incendio a bordo di un barcone degenerò in panico diffuso facendo naufragare la carretta del mare.

«Verogna» tuonò allora il Papa, ed il cordoglio delle istituzioni fece pensare che la cosa non sarebbe finita nel dimenticatoio.

Invece, quello che sembra, secondo le maggiori organizzazioni umanitarie, è che la preoccupazione dell’Europa per la difesa delle proprie frontiere, sia ancora maggiore di quella per la vita umana.

In Libia, al momento, le forze statali ufficiali non hanno il controllo sul territorio e, da mesi, combattono una battaglia impari contro le milizie diffuse nel paese che tuttora detengono il presidio dei maggiori porti commerciali del paese.

La situazione, in sostanza, è distante dal poter essere definita sotto controllo.

Le organizzazioni criminali che si occupano del traffico di esseri umani non possono, al momento, rientrare fra le priorità di una struttura statale neonata e debole che, perfino in precedenza, non aveva mai siglato gli accordi internazionali per la salvaguardia dei diritti umani.

I dati di Amnesty riguardo il centro di trattamento di Sabha parlavano di minori detenuti per mesi senza la possibilità di contattare le famiglie, sovraffollamento dei centri privi di fognature nei quali si presentavano casi si scabbia, maltrattamenti di uomini e donne sottoposti a brutali pestaggi con l’ausilio di cavi elettrici o tubi metallici e, in almeno due casi, l’utilizzo di armi letali negli interventi per sedare le rivolte interne ai centri.

Un uomo, colpito al piede da un proiettile, sarebbe stato legato ad un letto e colpito dal calcio di un fucile e, come conseguenza, per mesi non sarebbe stato in grado di camminare.

Queste le testimonianze dirette delle poche visite riuscite dalle Ong, o dalle esperienze pervenute dai centri libici.

L’Italia e l’Europa, in precedenza, hanno aiutato generosamente lo stato tripolino, fornendo fiumi di denaro per la creazione di centri di trattamento, formazione in loco delle forze di sicurezza ed altri sistemi volti alla diminuzione dei flussi migratori.

Le politiche attuate, sulla carta, son sempre state forti, ma poi nei numeri, la gestione sistematica degli accordi, risulta sempre più spesso inefficace.

Nell’ambito dell’operazione Frontex ad esempio, i semplici costi di rimpatrio sono vertiginosamente alti.

La normativa prevede il noleggio di voli charter esclusivamente destinati al rimpatrio di quei clandestini privi di documenti e per quei voli, i costi affrontati ,ad esempio, per il rimpatrio di ventuno clandestini provenienti dal Burundi sono di duecentosettantamila euro.

Quasi mezzo milione di euro per sessanta nigeriani ed un altro mezzo milione per meno di centoventi sud americani rimpatriati nel 2010.

Intanto, l’avvicinarsi della bella stagione e del mare calmo, rimettono in all’erta i centri di monitoraggio sia a nord sia a sud del basso Mediterraneo e lungo l’enclave spagnola in nord Africa, nella nottata di ieri, ventisette migranti lungo la rotta subsahariana sarebbero stati rinvenuti alle prime luci dell’alba bloccati, esausti e gravemente feriti, dopo essere rimasti bloccati per ore sulla barriera di separazione, intrecciati nel filo spinato che, ad ogni movimento, lacerava sempre più a fondo la carne, logorando quei corpi già stremati da mesi di cammino lungo la rotta più pericolosa che dal centro africa, procede a nord ovest fino al tanto sognato confine europeo.

E non ce l’hanno fatta, perché la scala eretta per liberarli, è stata orientata a sud, in territorio marocchino.

 

 

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