domenica, Maggio 16

Front National all’amatriciana

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La paura del terrorismo, così come quella di una crisi economica, conduce molto spesso verso una svolta autoritaria anche le democrazie più mature (destabilizzare per stabilizzare). È il caso della Francia, sconvolta dall’offensiva della sedicente jihad islamista e pronta a gettarsi tra le braccia di chi si dimostra più duro. Si spiega così il trionfo del Front National alle urne delle Amministrative di domenica scorsa. «In Francia ha vinto una destra estremamente bella, netta, smoderata», scrive in un tweet volutamente ironico Francesco Storace, Segretario nazionale de La Destra.

«La destra trionfa in Francia», esulta il berlusconiano Alessandro Cattaneo che teoricamente dovrebbe essere più moderato di Storace, «ora prepariamoci al meglio anche in Italia, costruendo una solida e vera alternativa al Governo del Centro-Sinistra». Fanfare permanentemente in funzione dalle parti di Fratelli d’Italia. «I primi dati delle elezioni amministrative francesi sembrano le linee impazzite di un sismografo durante uno tsunami», scrive in un editoriale pubblicato dal quotidiano ‘Il Tempo’ la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, controllando a stento l’emozione. «Il Fronte Nazionale con questa clamorosa affermazione», aggiunge ‘Giorgina’ in un inarrestabile crescendo rossiniano, «si candida a conquistare l’Eliseo alle Elezioni Presidenziali del 2017. Il terremoto si sentirà presto anche in Italia e in Europa, perché è iniziato il riscatto dei popoli europei decisi a riprendersi la propria sovranità e la propria libertà. Anche in Italia».

A dare voce alla pugnace Lega Nord, invece, ci pensa per primo il Deputato Paolo Grimoldi convinto che «i francesi hanno certificato il fallimento di questa Sinistra lassista che vorrebbe moschee al posto della chiese, che non ha l’intelligenza di dire ‘no’ all’immigrazione incontrollata, di opporsi a chi viene a casa nostra e pretende di comandare e imporre le sue regole sulle nostre». Più diretto e ancora meno pacato, arriva a stretto giro di posta elettronica il cinguettio di Matteo Salvini che vorrebbe essere anche profetico: «Grazie Marine Le Pen! L’Europa dei Renzi e degli Hollande sarà presto il passato».

Francesco Boccia, Presidente della Commissione Bilancio della Camera in quota Pd, ieri ha annunciato la sospensione momentanea dell’esame degli emendamenti alla Legge di Stabilità, compreso il cosiddetto decreto ‘salva banche’ varato il 22 novembre scorso. «Nella giornata conclusiva dell’esame della Stabilità in Commissione», ha promesso Boccia, «ci sarà modo di tornare sul tema banche per affrontare gli aspetti più delicati, anche alla luce di quello che dirà il ministro Padoan».

Chiaro il tentativo di scaricare la patata bollente dell’aiuto di Stato alle banche ‘amiche’ sull’Esecutivo da parte di un Boccia spaventato dalla reazione dei piccoli risparmiatori truffati, scesi ieri in piazza Montecitorio per gridare la loro rabbia contro quella che viene definita una vera e propria ‘rapina legalizzata’. Solidali con questi ultimi si sono dimostrati solo i Parlamentari del M5S. «Il Governo aiuta le banche, ma questo decreto legge salva i delinquenti», commenta il Senatore grillino Alberto Airola che propone di commissariare le banche decotte. «Andiamo a chiedere di ritirare questo provvedimento», aggiunge il Deputato pentastellato Daniele Pesco che chiede «dei risarcimenti per questi risparmiatori: che il fondo interbancario intervenga per loro. Mentre il fondo immaginato da maggioranza e governo è una mancetta».

‘Eravamo quattro amici al bar’, avrebbe cantato Gino Paoli. ‘Eravamo quattro militanti ai banchetti’, cantavano invece ieri i pochi iscritti al Pd che hanno partecipato all’iniziativa imposta dal Segretario-Premier Matteo Renzi per meri fini mediatici. Un fallimento che le telecamere compiacenti non sono riuscite a nascondere e che ha scatenato la reazione della Sinistra Dem. «Valuti Renzi se lo schema attuale del doppio ruolo Premier-Segretario Pd funziona. A me non pare», afferma Gianni Cuperlo intervistato da ‘La Stampa’, «io ho proposto un congresso da fare presto che non discuta del Premier, ma delle idee mancate finora e di un deficit evidente di classe dirigente che mette a rischio la nostra tenuta». Un giudizio impietoso sull’operato del ‘bomba’ arriva pure da Pierluigi Bersani secondo il quale Renzi non sta rappresentando un «riformismo radicale» e, anzi, con lui al Governo, «il Giaguaro negli ultimi due anni è stato decisivo. Il patto del Nazareno non era indispensabile, lo hanno resuscitato, gli hanno rimesso le macchioline».

 

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